La gamma Redmi Note di Xiaomi è da sempre sinonimo di un buon rapporto qualità prezzo, questa è la serie che ha reso famoso il marchio cinese e che ha fatto fare volume e quote di mercato all’azienda negli anni passati. Sebbene i primi modelli fossero rivolti principalmente alla fascia più economica del mercato, con il passare degli anni Xiaomi ha espanso la gamma verso l’alto spingendosi sempre di più in direzione della fascia media del mercato, non sempre con risultati entusiasmanti. Lo scorso anno, ad esempio, il modello top della serie Redmi Note, ovvero il Redmi Note 12 Pro+ 5G, era posizionato alla stregua di Pixel 6a e Galaxy A54 restando però un gradino sotto a questi due in termini di completezza.

Un anno dopo la musica è cambiata in casa Xiaomi e il Redmi Note 13 Pro+ che sto utilizzando da ormai 10 giorni presenta ancora alcuni difetti ereditati dal modello precedente ma porta anche una serie di novità che lo avvicinano di molto alle alternative più blasonate, fino probabilmente ad affiancarle. Quali sono queste novità e quali invece i difetti rimasti? Ve lo racconto nelle prossime righe.

INDICE

COSTRUZIONE, MATERIALI E DESIGN

E iniziamo parlando di design che anche in questa generazione subisce un’evoluzione rispetto al modello dell’anno precedente; e onestamente sarei quasi stupito del contrario. Redmi Note 13 Pro+ offre un estetica differente per la back cover, con le fotocamere evidenziate da dei grandi anelli in rilievo e non più racchiuse in un bump rettangolare come accadeva nella serie 12. Lo spazio dentro cui troviamo i moduli è infatti delimitato da una pattern di quadrati di colore cangiante, che stacca in maniera piacevole rispetto al resto della back cover. In generale è un design che ritengo più elegante e premium rispetto al passato.

Una sensazione che è data anche dai materiali utilizzati: vetro Gorilla Glass Victus per la parte frontale e ancora vetro (non meglio specificato) per il retro. La cornice è invece realizzata in plastica, ma sia la finitura che la rigidità del materiale la fanno apparire come una lega di metallo satinata, con il vantaggio di essere sicuramente più leggera (ma, ad onor del vero, probabilmente meno resistente).

Un’altra grande differenza è data quest’anno dalla presenza di un vetro frontale curvo sui due lati lunghi. Al netto delle preferenze personali legate all’utilizzo – io per primo sono a favore degli schermi piatti – è innegabile che questa soluzione renda il look un pochino più “prezioso”. E soprattutto, parlando di novità particolarmente apprezzabili, non possiamo dimenticare la certificazione IP68. Per la prima volta una soluzione Redmi offre una resistenza a acqua e polvere testimoniata da una certificazione ufficiale.

Non è da sottovalutare nemmeno l’introduzione del lettore di impronte digitali sotto al display, certamente più versatile di quello inserito nel tasto di accensione. Posizionando il sensore in mezzo al pannello, infatti, lo si rende universalmente comodo da raggiungere; mancini o destrorsi, nessuno sarà penalizzato. Ma posizione a parte è ottima anche la qualità di questo sensore, che è sempre preciso e veloce nello sbloccare lo smartphone. Resta poi il sensore a infrarossi, sicuramente non fondamentale ma all’occorrenza utile, e un motorino della vibrazione che restituisce un buon feedback, non siamo ai livelli di uno Xiaomi 13 Pro, ma non possiamo assolutamente lamentarci.

Ovviamente non stiamo parlando dello smarpthone perfetto, che non esiste e mai esisterà, e quindi ecco che anche qui devo evidenziare un paio di punti negativi. Il primo è dato dalla rimozione del jack audio; ormai quasi tutti hanno un paio di cuffiette true wireless, ma devo ammettere che in alcune occasioni il caro vecchio jack può sempre tornare utile. E oltre a questo abbiamo un peso di 204 grammi che sicuramente non è da trascurare.

Anche le dimensioni sono generose, ma sono condizionate dal display da 6,67 pollici che è in realtà ormai diventato quasi uno standard. Resta quindi abbastanza complicato da utilizzare con una sola mano ma diciamo che le alternative non fanno meglio da questo punto di vista.

DISPLAY



Parlando di display ecco che Xiaomi porta una serie di novità importanti rispetto al passato. L’unico dato rimasto invariato è infatti quello della misura della diagonale: 6,67 pollici, tutto il resto è cambiato e direi migliorato. A partire dalla risoluzione del pannello AMOLED, che arriva a 2712×1220 pixel con una densità di 446 ppi. Un pannello quindi estremamente definito, che può anche vantare su di un refresh rate dinamico che raggiunge i 120Hz.

Ovviamente si parla di refresh rate dinamico ma non trattandosi di un display LTPO non si scende fino a 1Hz e i salti di frequenza sono sostanzialmente tre: 30-60 e 120 Hz. Di default è selezionata l’opzione che fissa il refresh rate a 60Hz, ma all’interno delle impostazioni possiamo facilmente passare alla modalità dinamica. Tra l’altro parliamo di un display che, grazie al PWM dimming a 1920Hz consente anche un utilizzo prolungato con uno sforzo minimo da parte degli occhi.


Ma non finisce qui, perchè questo pannello migliora anche in termini di luminanza massima. Quest’anno infatti arriviamo fino a 1800 nits di picco, perfetti per godere al meglio dei contenuti HDR che sono qui supportati secondo lo standard Dolby Vision. La luminanza tipica arriva invece a 1200 nits, comunque sufficienti per consultare il display di questo Redmi anche sotto la luce del sole senza alcun problema.

Luci e ombre, infine, per quello che riguarda l’audio. Da un lato abbiamo infatti un ottimo volume massimo, in linea con le migliori soluzioni della stessa fascia di mercato, dall’altro una qualità che è soltanto discreta. Le frequenze medie e alte sono ben riprodotto ma l’audio manca totalmente di bassi; “colpa” dello speaker alla base, quello più grosso in dimensioni, che non offre una cassa di risonanza all’altezza e comunque non è abbastanza grande da riuscire a riempire le frequenze sotto i 500Hz.

Più che sufficiente, invece, la qualità dell’audio in chiamata, sia per quello che riguarda la capsula auricolare che per il vivavoce. Anche a questo giro non abbiamo un sensore di prossimità fisico ma vi posso assicurare che quello virtuale è migliorato davvero moltissimo e svolge il suo lavoro correttamente.

SCHEDA TECNICA

  • Display: OLED da 6,67 pollici, risoluzione 2.712 x 1.220 pixel (446 ppi), frequenza di aggiornamento fino a 120 Hz, 1.800 nit di luminosità massima sotto la luce del sole, Dolby Vision, certificazioni TÜV low blue light, eye protection, flicker free, PWM 1.920 Hz, protezione in Corning Gorilla Glass Victus
  • SoC: MediaTek Dimensity 7200-Ultra, processo produttivo a 4 nanometri, CPU octa core fino a 2,8 GHz, GPU Mali-G610 MC4
  • Memorie: 12 o 16 GB di RAM LPDDR5, 256 o 512 GB di spazio di archiviazione UFS 3.1
  • Fotocamere:

    • posteriore principale: 200 MP f/1.65, sensore Samsung HP3 da 1/1,4 pollici, stabilizzazione ottica dell’immagine
    • posteriore ultra wide: 8 MP
    • posteriore macro: 2 MP
    • frontale: 16 MP

  • Audio: stereo
  • Certificazione IP68
  • Sblocco: lettore di impronte digitali in display
  • Connettività: 5G, dual SIM, Wi-Fi 6, Bluetooth 5.3, GPS, A-GPS, Glonass, Galileo, Beidou, USB-C, NFC, emettitore IR
  • Interfaccia utente: MIUI 14 su Android 13
  • Batteria: 5.000 mAh
  • Ricarica: rapida via cavo 120 watt, al 100% in 19 minuti
  • Dimensioni e peso: 161,4 x 74,2 x 8,9 mm, 205 grammi.

HARDWARE E PRESTAZIONI



Ed eccomi a parlare di quello che si nasconde sotto la scocca di questo Redmi Note 13 Pro+. Gli ultimi esemplari della famiglia Redmi non sono mai stati dei gaming phone, con l’azienda che ha sempre preferito dare maggior peso alle prestazioni nell’uso di tutti i giorni. Redmi Note 12 Pro+ era basato sul Dimensity 1080, rivisitazione del Dimensity 920 di Note 11 Pro+, in entrambi i casi due buoni chipset ma nulla di più. Era quindi chiaramente necessaria una svolta anche da questo punto di vista; svolta che è arrivata con il recente Dimensity 7200 Ultra che alimenta il modello tra le mie mani e che è realizzato su un nodo a 4nm molto recente, garantendo maggiori prestazioni e un’efficienza migliorata.

Senza rinunciare ad una GPU Mali-G610 con 4 core Shader dedicati, un salto in avanti netto e importante rispetto ai modelli precedenti. Tutto questo condito da 12 GB di RAM e da 512 GB di storage su memorie UFS 3.1 nel modello da noi provato, e 8-256 GB nel modello “base”; a mio modo di vedere comunque più che sufficiente.

La differenza salta all’occhio immediatamente. Ovviamente non possiamo pensare di avere la stessa reattività di un top di gamma da oltre 1000 euro nell’apertura delle app e nel rendering delle pagine web, specie quelle più pesanti; ma comunque possiamo dire che nell’uso di tutti i giorni, multitasking compreso, questo Redmi Note 13 Pro+ è assolutamente piacevole da utilizzare. Io lo sto utilizzando da oltre 10 giorni come smartphone principale e vi posso assicurare di non aver mai desiderato, da questo punto di vista, uno smartphone di fascia superiore.


Ma anche affrontando sessioni di gioco impegnative, con titoli 3D come Genshin Impact e simili, abbiamo comunque sempre un framerate accettabile e una temperatura di CPU e batteria che rimane nella norma. Tanto che la scocca si intiepidisce giusto un pochino nella zona subito sotto alle fotocamere, senza però mai rendere lo smartphone inutilizzabile.

Anche lato connettività non ho nulla da segnalare. Abbiamo il WiFi 6, Bluetooth 5.3, NFC e ovviamente il 5G. Il carrellino per la SIM può ospitare due schede nanoSIM, ma non manca la possibilità di registrare una eSIM. A livello di ricezione non ho poi notato alcun tipo di problema. La rete viene agganciata sempre in maniera rapida, anche in roaming (provato di persona sia in USA che in Germania), e viene mantenuta in maniera regolare; insomma, tutto nella norma.

FOTOCAMERE



In questo Redmi Note 13 Pro+, Xiaomi ha inserito nel retro un comparto fotografico che può contare su tre moduli differenti, di cui però soltanto due realmente utili. La fotocamere principale offre una lente wide e un sensore da 200 megapixel; per la precisione un Samsung HP3 della dimensione di 1/1,4 pollici. Ad affiancare questo modulo abbiamo poi una ultra-wide da 8 megapixel e una fotocamera con lente macro e sensore da 2 megapixel che liquiderò abbastanza in fretta dicendovi che le uniche due foto che ho scattato in tutta la prova sono quelle che trovate qui sotto; scattate giusto per essere sicuri che funzionasse, per il resto non mi è mai passato per la testa di utilizzarla.


Meritano invece un approfondimento gli altri due moduli, se non altro per la loro maggiore utilità. Gli scatti effettuati con la luce del giorno sono molto belli, lo smartphone offre un’ottima gamma dinamica, un buon contrasto e colori vivaci, forse anche leggermente più saturi del dovuto, un po’ in stile Samsung. La messa a fuoco è veloce e in generale gli algoritmi del punta e scatta fanno un lavoro più che buono. Insomma, le foto che si ottengono di giorno con la fotocamera principale e con quella ultra-wide sono buone e sicuramente all’altezza della fascia di prezzo in cui ci troviamo.

Il modulo principale da 200 megapixel scatta di default a 12 megapixel ma è possibile anche attivare la risoluzione piena. In generale è un’operazione che vi sconsiglio perchè le foto a 200 megapixel hanno un peso davvero molto alto. Ma quindi perchè è utile una risoluzione così elevata? Semplice, scattando con ingrandimento 2x o 4x (ci sono i tasti dedicati nell’interfaccia della fotoacamera) avremo uno zoom digitale quasi senza perdita di dettaglio pur senza un vero teleobiettivo. Ma non solo, scattare a 200 megapixel nelle occasioni in cui non siete certi dell’inquadratura vi permetterà di rivederla in post produzione mantenendo la qualità originale.

Parlando di scatti in condizione di scarsa illuminazione ovviamente la qualità generale cala un pochino, anche se, utilizzando la modalità notte riusciamo comunque ad ottenere degli scatti assolutamente godibili. In questi scenari ho particolarmente apprezzato il corretto bilanciamento del bianco e, in generale, la resa delle alte luci. Da notare poi che quando la luce cala la messa a fuoco rallenta e la velocità di scatto è inferiore e quindi è più semplice incappare nel micromosso. Utilizzando la modalità standard anzichè quella dedicata questi due parametri migliorano ma il rischio è quello di avere un rumore di fondo molto più marcato, specie nei pattern di colore uniformi come il cielo.

La fotocamera ultra-wide è sicuramente quella che soffre di più le condizioni di scarsa illuminazione. Gli scatti prodotti restano di qualità sufficiente per una condivisione social ma non possiamo andare molto oltre. Del resto il sensore più piccolo e la lente meno luminosa costringono ad applicare un elaborazione più pesante a tenere valori di ISO decisamente più elevati.

Discreta poi la fotocamere frontale, le foto scattate sono abbastanza buone in tutte le situazioni ma rimane un modulo utile soprattutto per videochiamate e simili. Possiamo anche girare video ma ad una risoluzione massima di 1080p a 30fps. Forse per il prezzo a cui viene venduto questo smartphone mi sarei aspettato qualcosa in più.

Come mi sarei aspettato qualcosa in più dai video con la fotocamera principale, non tanto per la qualità, che anzi e molto buona, quanto per la risoluzione, limitata a 4K 30 fps. Nel 2024, da uno smartphone da quasi 500 euro di listino, mi sarei aspettato assolutamente il 4K a 60 frame. Per il resto abbiamo una messa a fuoco veloce, un adattamento rapido ai cambiamenti di luce, colori vivaci e una buona nitidezza dei fotogrammi, tutto condito da un’ottima stabilizzazione. Elementi che mi fanno dispiacere ancora di più di non avere i 60fps in 4K.

SOFTWARE E AUTONOMIA



Non c’è molto da dire lato software, almeno per quello che riguarda l’esperienza d’uso. A bordo del Redmi Note 13 Pro+ abbiamo infatti ancora Android 13 con la MIUI 14. La stessa MIUI 14 disponibile sulla maggior parte dei dispositivi Xiaomi sebbene Xiaomi abbia presentato HyperOS alla fine dello scorso anno.

Non capisco perché Xiaomi non abbia offerto Android 14 con HyperOS al posto della MIUI, dal momento che alcuni dispositivi del brand vengono già distribuiti con HyperOS in Cina. La spiegazione più sensata è che avendo aggiunto un major update garantito rispetto al passato (arrivando a 3), Xiaomi abbia pensato di uscire con Android 13 in modo da potersi poi fermare ad Android 16 senza remore.

Per via di questa politica ritroviamo quindi la MIUI 14 che conoscete bene se avete usato un telefono Xiaomi o POCO negli ultimi mesi. Ecco, non è cambiato nulla, e rimangono esattamente gli stessi pregi e gli stessi difetti. Tra i primi non posso non citare la profonda possibilità di personalizzazione, sia per quel che riguarda l’aspetto dell’UI che per le impostazioni. Dall’altro lato continuo a non sopportare la quantità di bloatware pre-installati; e non mi riferisco solo ai giochini, ma anche a tutte le app Xiaomi doppioni di app Google che, molto probabilmente, restano inutilizzate dai più. Per fortuna si possono quasi tutte disinistallare.


E chiudo con il giudizio a proposito di batteria e autonomia. Sotto la scocca abbiamo un modulo da 5.000 mAh che permette di utilizzare il nostro smartphone tutto il giorno senza problemi lontano da una presa di corrente. Certo se giocate parecchio o girate molti video in 4K potrebbe capitarvi di avere un consumo un po’ superiore ma diciamo che con il mio utilizzo standard non sono mai arrivato a cena con meno del 20% di autonomia. E comunque, se proprio doveste trovarvi in emergenza qui avete una incredibile ricarica a 120W che fa davvero la differenza e vi permette di caricare completamente il vostro smartphone in meno di 20 minuti, praticamente il tempo di una doccia.

CONSIDERAZIONI



Bene, eccoci quindi a tirare le somme, come sempre partendo dal prezzo. Sono due le conclusioni che potremmo estrapolare da questa recensione dello Xiaomi Redmi Note 13 Pro+ e variano in base al prezzo che prendiamo come riferimento. Se penso ai 499€ richiesti di listino, ma anche ai 449€ del modello 8-256, faccio fatica a consigliarlo e non perché abbia dei difetti o mancanze, anzi rispetto al passato le novità sono tante e importanti, ma con 40-50 euro in più ci si porta a casa un 13T Pro che fa meglio su quasi tutti i fronti. O comunque vi direi di risparmiare e prendere il Redmi Note 13 Pro base, che costa molto meno e non perde molto rispetto a questo Pro+.

Se penso invece allo street price, e al fatto che lo si possa trovare già intorno ai 350 euro ecco che cambia tutto. 100-200€ in meno di un eventuale ex top di gamma iniziano a diventare una cifra da considerare come risparmio se si pensa che comunque ci stiamo portando a casa uno smartphone completissimo che come unico difetto importante ha quello di arrivare in commercio con Android 13 e MIUI 14, una scelta infelice che mina un prodotto molto interessante. E voi cosa ne pensate? Fatecelo sapere qui sotto nei commenti!

PRO E CONTRO

VIDEO

Redmi Note 13 Pro Plus disponibile online da eBay a 305 euro. Per vedere le altre 64 offerte clicca qui.

(aggiornamento del 01 febbraio 2024, ore 18:25)

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