ROMA – “Ora è la volta di Cagliari e io sono pronto a candidarmi”. Massimo Zedda è l’ex enfant prodige della sinistra sarda, pronto a correre di nuovo come sindaco. È stato primo cittadino nel 2011 e nel 2016. La prima volta aveva 35 anni, ora ne ha 48, e si rimette in campo, dopo la sconfitta di cinque anni fa quando fu battuto da Christian Solinas alla Regione.

Zedda, la Sardegna ha mostrato che il vento politico è cambiato davvero?

“Sì, indubbiamente. Ma il vento qui non era già più favorevole alla destra. Nel 2022 alle politiche il risultato per Giorgia Meloni e la destra non era stato buono. Poi le divisioni tra Pd, 5stelle e centristi non avevano aiutato, però il malcontento verso Solinas e il governo della città di Cagliari era evidenti”.

Metropolis/510 – Campo sardo. Con Baldino, Molinari, Schianchi, Tosi e Zingaretti. Poi Diodato, Noemi e Vitali (integrale)



Potrebbe esserci un riconteggio delle schede come la destra sembra voler chiedere dopo la sconfitta di Paolo Truzzu e la vittoria di Alessandra Todde?

“Se vogliono chiederlo…ma la vittoria di Todde non è insidiata da questo, casomai significa ri-misurare il distacco”.

Ora la partita si allarga: all’Abruzzo in primo luogo e alle altre regionali e amministrative, tra cui Cagliari. È l’ora della riscossa?

“È l’ora della riscossa. In Sardegna ci sono anche Sassari e altre importanti città che vanno al voto. Dobbiamo valorizzare questo patrimonio di consensi che ha determinato la vittoria del campo democratico e progressista. Non dobbiamo disperdere questo vantaggio: Elly Schlein e Giuseppe Conte lo sanno”.

Lei si candida?

“Sì, mi candido per la corsa a sindaco di Cagliari”

È una passione tenace la sua: è già stato sindaco per due mandati consecutivi.

“Amministrare la propria città, dove si vive, dove si è nati è la cosa più bella e appassionante che possa capitare a un politico. Vedi i risultati, sei a contatto con i bisogni delle persone e devi avere l’ambizione di migliorare la vita dei cittadini”.

Però ci sono altri nomi, del Pd ad esempio. Si dovranno fare le primarie?

“Se non si arriva subito a una candidatura unitaria, faremo le primarie. Tutte le candidature sono legittime, il tempo per organizzare le primarie c’è”.

Attorno alla sua candidatura pensa a un fronte unito del centrosinistra?

“Sì, con tutti compresi i 5Stelle. Noi come Progressisti, il mio partito, abbiamo sempre avuto un ottimo rapporto con i pentaststellati nel lavoro di opposizione in questi anni”.

E con i centristi di Calenda e Renzi?

“Sì al dialogo anche con loro, riconoscendosi in un programma comune serio e di sviluppo. Il campo deve essere plurale ma l’importante è che si condividano i principi fondamentali. Il programma è il collante politico”.

Truzzu ha perso perché non era popolare?

“Tutto il centrodestra ha governato male, nella Regione e in città. Vorrei aggiungere più in generale, che se a votare va solo il 50% degli elettori, l’altra metà non ci va perché non crede nei politici e pensa che votare sia inutile. Chi vince deve sempre ricordarsi che è stato scelto da una platea ridotta. Dovrebbe essere il promemoria per tutti e in particolare per questa destra arrogante”.

Regionali Sardegna, Truzzu: “Ho chiamato Todde per farle i complimenti”





Cosa occorre ora a Cagliari?

“La città ha perso molto su mobilità, qualità dell’aria, servizi pubblici, qualità della vita, e persino molti progetti in corso di realizzazione sono sbagliati. Occorre risalire la china”.

Todde la sosterrà?

“Me lo auguro. Sarebbe un’occasione straordinaria; fare progetti dalle città alla Regione e dalla Regione alle città”.

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