Timothée Chalamet interpreta il più celebre cioccolataio del cinema e della letteratura in Wonka, da oggi al cinema. Scopriamo insieme quali sono gli ingredienti che rendono gustoso il cremino cinematografico di Paul King, già regista dei Paddington.

Da oggi, 14 dicembre, è al cinema Wonka, prequel dedicato al mitico cioccolataio Willy Wonka inventato dalla fantasia di Roald Dahl, questa volta interpretato da Timothée Chalamet: come ha fatto Willy a diventare l’acclamato cioccolatiere che abbiamo già visto al cinema più in là con gli anni, con le fattezze di Gene Wilder e Johnny Depp? Il film di Paul King, già autore dei Paddington, prova a dare una sua colorata, musicata, vivace e naturalmente dolcissima visione dei fatti! Ecco gli ingredienti della sua ricetta

Wonka, il mito alla base della ricetta

L’ingrediente principale della ricetta di Wonka è proprio lui: il maestro cioccolatiere Willy Wonka, introdotto dallo scrittore Roald Dahl nel celeberrimo romanzo “La fabbrica di cioccolato” del 1964. Nella storia, il povero bambino Charlie rinveniva nella sua tavoletta di cioccolato Wonka un “Biglietto d’Oro” per visitare, insieme ad altri fortunati, la fabbrica del mitico Willy, che accoglieva lui e altre bambine e bambini assai più viziati. Nel corso della visita quest’utlimi erano artefici involontari delle loro punizioni, sotto gli occhi divertiti di Wonka e dei suoi aiutanti, i piccoli Umpa-Lumpa. Il romanzo riscosse un tale successo che Dahl ne mise subito in cantiere il seguito, “Il grande ascensore di cristallo” (1971), uscito in concomitanza con il primo adattamento cinematografico. Roald avrebbe voluto scriverne un terzo atto, per completare la trilogia, ma quel libro è rimasto incompiuto.
In ogni caso, tra pagina e grande schermo, il personaggio si è collocato a pieno titolo nell’immaginario collettivo, non solo in occasione delle feste: dopotutto il cioccolato si può gustare in qualsiasi momento e in qualsiasi forma, no?

Timothée Chalamet: Wonka ha bisogno di una star

Non si crea un lungometraggio intorno al personaggio di Willy Wonka senza una star a incarnarlo sullo schermo. Nel Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato (1971), diretto da Mel Stuart, fu il fantastico Gene Wilder a interpretarlo, sornione, prima ancora di realizzare Frankenstein Jr.! Oltre trent’anni dopo, Johnny Depp si fece guidare da Tim Burton in La fabbrica di cioccolato (2005), definendo un Willy dark, un po’ ansiogeno e insicuro, inibito da piccolo nella sua passione per i dolci.
Dal momento che Wonka è un prequel, anzi un’origin story di un supereroe-prestigiatore del cioccolato, è toccato questa volta a un attore molto più giovane vestirne gli entusiasti panni. Si tratta di Timothée Chalamet, esploso con la nomination all’Oscar di Chiamami col tuo nome, in seguito diventato uno dei giovani interpreti più gettonati della sua generazione: chi ama il cinema l’ha già visto come serissimo Paul Atreides nei Dune di Denis Villeneuve, oppure nel cast di Piccole donne di Greta Gerwig (sempre alle prese con la grande letteratura, quindi). Una cosa è certa: Chalamet non si è mai messo alla prova finora con una parte di questo tipo, dov’è stato chiamato per la prima volta a cantare e ballare. Arriva prima o poi per ogni attore acclamato il momento di uscire dalla propria comfort zone, e Chalamet riesce ad abbracciare una solarità svagata, allegra e semplice, lontanissima dal suo personaggio tipo tormentato.

Wonka e i gusti variegati del regista Paul King

Se avete visto Paddington e Paddington 2, dovreste avere un’idea piuttosto chiara dello stile retrò e sorridente di Paul King. Un marchio di fabbrica del regista inglese, che ha costruito Wonka come omaggio al mondo di Dahl, concependone il soggetto originale e scrivendone il copione con Simon Farnaby. Quella di King è commedia per famiglie, che concilia due visioni diverse della stessa definizione. C’è il sapore americano, con mezzi da koolossal e il gusto musical fatto di numeri coreograficamente anche di ampio respiro, ma con canzoni originali dell’irlandese Neil Hannon. C’è poi un sapore puramente europeo e britannico nella costruzione del cast, dove persino i piccoli ruoli sono lavorati per ricavare il massimo della caratterizzazione, persino in presenze ridotte in termini di minuti sullo schermo. Un esempio è l’inglese Olivia Colman, tre volte candidata all’Oscar e una volta vincitrice, come miglior attrice non protagonista per La favorita: qui è una cattivissima Mrs. Scrubbit, locandiera infida che incastra il nostro eroe. Ma si potrebbe continuare, con Rowan Atkinson alias Mr. Bean che veste i panni di padre Julius, dipendente dal cioccolato, ma soprattutto con Hugh Grant, che si fa rimpicciolire per interpretare un singolo, malevolo, cinico e strafottente Umpa-Lumpa!  

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