Un’Europa forte al centro, una difesa all’altezza del contesto geopolitico, la minaccia russa con cui fare i conti. Ursula von der Leyen arriva in Italia portando nella campagna elettorale nostrana i temi cardine che la stanno accompagnando nel suo tour da Spitzenkandidat del Ppe nelle capitali europee. La presidente della Commissione uscente sceglie di essere di Forza Italia nel giorno dell’apertura della campagna azzurra. E’ sulla performance del partito guidato dal vice premier e ministro degli Esteri Antonio Tajani che von der Leyen punta innanzitutto. Per ottenere “un centro coeso” che le permetta di avere una maggioranza forte a sostegno del suo bis. Non sarà facile. Nell’Italia che si avvicina alle urne resta forte la spinta sovranista. Le affermazioni degli ultimi giorni del leader della Lega Matteo Salvini non sono passate inosservate dalle parti di Palazzo Berlaymont.

Qualsiasi possibilità di dialogo con la Lega, nel futuro Parlamento europeo, è esclusa: le divergenze su come reagire alla guerra in Ucraina restano un muro invalicabile. Ed è su questo stesso punto che invece si potrebbe basare un dialogo organico con Giorgia Meloni all’Eurocamera. I rapporti sono già ottimi. “L’Italia è molto ben messa nell’implementazione del Pnrr”; spiega la presidente dell’esecutivo Ue toccando un punto caldo della politica interna italiana. La conditio sine qua non per qualsiasi collaborazione di von der Leyen e del Ppe con gli altri partiti è questi ultimi siano “pro-Ue, pro-Kiev e pro-Nato”. La definizione, volutamente, è piuttosto generica e sembra perfetta per benedire una maggioranza in cui Ppe e Ecr – o almeno Fratelli d’Italia – possano coesistere. Il vero nodo, per von der Leyen, sarà trovare la chiave giusta per far coesistere i Socialisti ed Ecr, visto che al momento da nessuna delle sue parti filtra la minima volontà. Ma dopo il 9 giugno, è la convinzione dei vertici del Ppe, le attuali rigidità potrebbero ammorbidirsi. Von der Leyen arriva in Italia in un momento cruciale dell’offensiva di Mosca in Ucraina e mentre dal Cremlino arriva la notizia della rimozione del ministro della Difesa Shoigu. A Che tempo che fa, ospite di Fabio Fazio, è innanzitutto sul dossier russo che sceglie di concentrarsi.

“E’ determinante che sappiamo che si vuole impedire la guerra e difendere la pace dobbiamo essere anche preparati”, sottolinea von der Leyen. I venti di guerra, nelle previsioni della candidata del Ppe per il prossimo quinquennio, restano un rischio tangibile. Dare inizio ad una rivoluzione copernicana alla difesa dell’Ue risponde anche a questa eventualità. E nella Capitale la presidente dell’esecutivo Ue è pronta a rilanciare un’idea che a Tajani piace non poco, quella di un commissario della Difesa ad hoc. E’ difficile, tuttavia, che quella casella – semmai von der Leyen sia riconfermata – vada all’Italia: in pole c’è la Polonia guidata da Donald Tusk. A Roma von der Leyen proverà a dare un’ulteriore spinta alla svolta che, in vista del voto, ha voluto dare al suo profilo: più vicino alle persone, più attento alle esigenze dei più giovani, ai quali in ogni piazza europea la candidata del Ppe chiede di non lasciarsi andare all’astensionismo. E forse anche in quest’ottima rientra la scelta di fermarsi a Milano, negli studi di Che tempo che fa, prima di arrivare a Roma. Alle prossime Europee “c’è molto in gioco, si tratta della democrazia e della coesione nell’Ue. Vorrei un’Europa forte con un centro coeso”, sottolinea a Che tempo che fa, alla vigilia di una giornata la cui agenda è ancora in via di definizione.

Quasi sicuramente, per la presidente della Commissione, è in programma una tappa nel cuore di Roma, a Piazza Navona. La Spitzenkandidat, tuttavia, è chiamata a districarsi nel doppio ruolo di candidata e presidente della Commissione. Il suo arrivo in Italia, ad esempio, è stato segnato da un possibile nuovo caso balcanico, con la neo-presidente macedone Gordana Siljanovska-Davkova che, rifiutandosi di chiamare il suo Paese Nord-Macedonia, rischia di allontanare, complice la storica diatriba con la Grecia, il percorso di adesione di Skopje all’Ue.

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