Cala il sipario sugli scioperi di 24 ore in Italia, almeno nel settore dei trasporti, dopo la quarta precettazione di fila effettuata da Matteo Salvini da luglio ad oggi. Domani i mezzi pubblici si fermeranno per quattro ore e non per 24, ossia dalle 9 alle 13. Ma nelle grandi città, oltre all’astensione, c’è il rischio dei cosiddetti bus lumaca, ossia con i mezzi in strada guidati a rilento per tutto il giorno.

I sindacati di base Usb Lavoro Privato, Cobas e Cub Trasporti avevano, infatti, proclamato un’agitazione di 24 ore nel trasporto pubblico locale, dopo che lo stesso sciopero era stato indetto per il 27 novembre scorso, ma in seguito alla precettazione di Salvini anche in quell’occasione, i sindacati lo avevano posticipato al 15 dicembre, solo per vederselo nuovamente sforbiciato dal vicepremier e ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture.

“Aver rispetto del diritto di sciopero ma ricordare che non si può avere uno sciopero del trasporto pubblico locale una settimana si e una settimana no che lascia a piedi milioni e milioni di persone”, ha detto Salvini. “Quindi sciopero di quattro ore, ma lasci andare a lavorare tutti gli altri”, ha sottolineato il ministro nel suo intervento alla presentazione del libro: ‘Fatti per unire. Ponti nell’arte tra Messina, Roma, Genova e il fiume Kwai’, in cui ha parlato, in particolare, del Ponte sullo Stretto.

L’Usb ha comunque annunciato che disubbidirà, andando avanti con lo sciopero di 24 ore. “E’ un atto politico dell’organizzazione sindacale», ritenuto «necessario per tentare di fermare l’ormai evidente attacco al diritto di sciopero», afferma il sindacato, specificando, però, che la disobbedienza “non coinvolgerà i lavoratori”, che rischierebbero sanzioni fino a 1000 euro. “Salvini continua a concentrarsi sul sindacato invece di riconoscere l’assoluta e brutale indisponibilità delle parti datoriali”, attaccano i sindacati di base, che avevano fatto un ricorso d’urgenza al Tar del Lazio contro l’ordinanza.

Il Tribunale amministrativo ha però respinto il ricorso, rimandando “la trattazione del tema al 10 gennaio”, informa Cub Trasporti.
   

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