NEW YORK — Le minacce di Trump alla Nato dividono il Partito repubblicano, con i suoi fedeli sostenitori che lo difendono e cercano di minimizzare i pericoli, e i moderati responsabili che invece ci leggono la conferma del motivo per cui non dovrebbe più mettere piede nella Casa Bianca. Il problema però è che il Gop ormai è in mano alla prima fazione, nessuno può davvero garantire che Donald non realizzerebbe nel secondo mandato quello che non gli è riuscito nel primo, e tutto questo riapre anche il dibattito sulle motivazioni profonde della sua ammirazione per l’autocrate Vladimir Putin, non chiarite dall’inchiesta sul “Russiagate” ma in qualche modo ancora presenti. Infatti quando avevamo incontrato Nikki Haley ad un comizio in New Hampshire, si era detta convinta che il capo del Cremlino «rivuole Trump alla Casa Bianca».

A difesa di Donald si sono schierati soprattutto i senatori Graham, Rubio e Cotton. Incredibile, se si pensa che un tempo Graham era il delfino di John McCain, e nel 2016 si era candidato contro Trump perché lo giudicava pericolo, come Rubio. Cotton invece è un ex ufficiale dei Ranger e aveva servito in Iraq. Le scuse date si assomigliano: Donald parlava ad un comizio elettorale, voleva solo sottolineare che gli alleati europei dovrebbero contribuire di più alla difesa, e quando era presidente non erano avvenute invasioni o guerre, perché aveva la capacità di imporre la deterrenza.

Le risposte più dure sono venute da Haley, attaccata per il servizio militare del marito Michael, e Liz Cheney, ormai una ex repubblicana che ha definito Donald «irresponsabile». Secondo il senatore Rand Paul l’uscita era «una cosa stupida da dire», mentre dietro le quinte il collega Tills ha rimproverato allo staff dell’ex presidente di non avergli spiegato come funziona la Nato.

La ragione per cui Graham e gli altri si inginocchiano è chiara: la base del partito sta con Trump, lui ha i voti e se loro alzano un dito gli taglia la testa. La speranza che le conseguenze delle sue minacce non si avverino, invece, è basata sul “wishful thinking”, pia illusione. John Bolton, consigliere per la sicurezza nazionale di Donald alla Casa Bianca, aveva rivelato col capo di gabinetto Kelly che voleva uscire dalla Nato, e solo il loro intervento disperato lo aveva fermato. Ora però è più scaltro e non avrà intorno i protettori del “deep state”, perciò Bolton è convinto che riproverà a scaricare l’Alleanza. Il Wall Street Journal ha accusato Trump di ripetere l’errore commesso da Chamberlain con Hitler, avvertendo che come allora l’appeasement non funzionerebbe.

È vero che anche Obama aveva sollevato la questione dei “free riders”, ossia gli scrocconi che non rispettano l’impegno di investire il 2% del Pil nella difesa, come sottoscritto anche dall’allora premier italiano Renzi al vertice di Cardiff. Però un conto è spingerli a pagare, e un altro far saltare l’Alleanza che ha garantito all’Europa 80 anni di pace relativa, mentre Putin bombarda Kiev e minaccia Nato e Ue. È solo una questione di soldi, un osso dato in pasto agli elettori isolazionisti del movimento Maga, oppure sotto c’è altro? Il Congresso potrebbe battere un colpo, approvando il pacchetto di aiuti all’Ucraina che il Senato sta passando, ma poi tutti avrebbero il dovere di interrogarsi sulle motivazioni profonde di Trump.

By admin

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

//oulsools.com/4/6884838