Dopo essere stato presentato in anteprima nazionale al 33° FESCAAAL – Festival del Cinema Africano, d’Asia e America Latina di Milano, uscirà nei cinema dal 6 giugno, distribuito da Exit Media, il crime-drama Noir Casablanca, esordio nel lungometraggio dello scrittore marocchino Kamal Lazraq, vincitore del Premio della Giuria nella sezione Un Certain Regard al Festival di Cannes 2023.

Un racconto notturno, teso e avvincente, in bilico tra cinema di genere e dramma esistenziale, che con la sua struttura narrativa stratificata offre uno sguardo penetrante sulla società marocchina attraverso tematiche universali come il rapporto padre-figlio.

Noir Casablanca – Trama e cast

Il film ci trasporta nel cuore di Casablanca, città di origine del regista, e segue la storia di Hassan (Abdellatif Masstouri), un piccolo trafficante di periferia al servizio del capo del clan locale. Quando Hassan è incaricato di rapire un uomo coinvolge il figlio Issam (Ayoub Elaid). All’inizio sembra andare tutto per il verso giusto, ma ben presto padre e figlio si ritrovano intrappolati in una lunga notte da incubo.

Il cast include anche Mohamed Hmimsa, Abdellatif Lebkiri, Lahcen Zaimouzen, Salah Bensalah, Mohamed Kharbouchi, Amine Malouf, Hicham Bidar, Abdellah Bensaid, Abdelhak Saleh, Mohamed Jenkher, Amine Aboudrar, Hassan Ben Bdida, Hicham Maali, Khadija Merdi Elloualidine, Tarik Hassini, Khalid Rhazoui, Adil Solhy, Abdellah Sahim, Aziz Al Kabouss, Nadia Khoulati, Nabil Benaim, Mustapha Nakhil, Driss El Farachi.

Noir Casablanca – Trailer italiano ufficiale

Curiosità sul film

Noir Casablanca: trailer italiano del crime-drama di Kamal Lazraq (Al cinema dal 6 giugno)

  • Il film è una co-produzione Marocco-Francia-Belgio-Qatar-Arabia Saudita
  • “Noir Casablanca” è inoltre impreziosito dalla colonna sonora della talentuosa cantautrice francese P.R2B e dalla fotografia potente ed evocativa di Amine Berrada, che si sposano con la regia immersiva e dinamica di Kamal Lazraq.

Note di regia

Noir Casablanca: trailer italiano del crime-drama di Kamal Lazraq (Al cinema dal 6 giugno)

“Noir Casablanca” è un film che ha richiesto un notevole lavoro di sceneggiatura, ma avendo a che fare con attori non professionisti abbiamo lasciato grande spazio all’improvvisazione e ad una vera e propria riscrittura in corsa d’opera. Il film esplora temi importanti, quasi universali, come il rapporto padre-figlio, ma in più offre uno sguardo incisivo sulla realtà sociale del Marocco. Anche la religione è un tema ricorrente e un elemento significativo nel film, rappresentato attraverso la presenza superstiziosa che permea la cultura marocchina. Un altro elemento importante – e a cui sono molto legato – è certamente l’ironia. Pur non essendo una commedia, c’è un importante sottotesto ironico, che a tratti verte quasi sul grottesco, l’assurdo, intrecciandosi con gli aspetti sociali ed esistenziali del film e creando così una narrazione estremamente complessa e stratificata. (Kamal Lazraq)

Kamal Lazraq – Note biografiche

Nato a Casablanca nel 1984, Kamal Lazraq nel 2011 si è diplomato in regia presso la scuola FEMIS nel 2011. Il suo cortometraggio di diploma, Drari, ha ricevuto il Secondo Premio della Cinéfondation a Cannes e il Gran Premio del Cortometraggio al Festival Entrevues di Belfort. Nel 2013 ha diretto un altro cortometraggio, Moul Lkelb (tit. int. The Man With a Dog), che ha ricevuto numerosi premi in festival internazionali. Noir Casablanca (tit. or. Les Meutes) è il suo primo lungometraggio e ha ricevuto la sovvenzione per il cinema della Fondazione Gan per il Cinema 2021.

Intervista al regista

Noir Casablanca è il suo primo lungometraggio. Come ha iniziato a lavorare nell’industria cinematografica?

Sono nato e cresciuto in Marocco e mi sono trasferito a Parigi a 18 anni per studiare legge e scienze politiche. È a Parigi che ho scoperto alcuni film che hanno rappresentato un punto di svolta per me; stranamente questi film erano molto diversi da quelli che avrei realizzato in seguito. Per esempio, Sinfonia d’autunno di Ingmar Bergman (1978) è stata la mia prima folgorazione, perché mi ha fatto capire l’intera gamma di emozioni potenti che il cinema poteva trasmettere. Poi ho scoperto film che sono più vicini a ciò che faccio ora: Il neorealismo italiano, i film di Ken Loach, il cinema americano degli anni ’70…Poi sono entrato nella scuola FEMIS attraverso l’esame di ammissione al concorso e ho iniziato a fare veramente cinema. Come parte del programma della scuola, ci esercitavamo attraverso brief specifici che ci permettevano di sperimentare in modo ampio. È stato allora che ho capito che mi piaceva lavorare con attori non professionisti. In Noir Casablanca ci sono praticamente solo non professionisti, come nel mio film di diploma, Drari (secondo premio della Cinéfondation), che ho girato a Casablanca. Lavorare con non professionisti permette una grande libertà, flessibilità e adattabilità. Non avevo voglia di fare quel tipo di cinema in cui bisogna aspettare due ore perché la luce sia perfetta. Ho realizzato un secondo cortometraggio, Moul Lkelb (tit. int. The Man With a Dog), che si svolge nell’arco di una notte, nel mondo sotterraneo dei combattimenti tra cani. Questo cortometraggio mi ha portato a Noir Casablanca, come estensione della stessa sfera.

Fondandosi sui codici ridotti del film noir, Noir Casablanca affronta molti argomenti. Ad esempio, il rapporto padre-figlio, che sembra essere invertito.

In Marocco, le concezioni delle figure paterne e della mascolinità sono molto diverse rispetto alle culture occidentali. In Marocco, c’è grande rispetto verso il proprio padre, le cui parole non vengono contestate, e non c’è spazio per la ribellione adolescenziale o per comportamenti impulsivi. Quando abbiamo detto all’attore che interpreta il figlio, “quest’uomo sarà tuo padre”, si è instaurata una forma di deferenza. La traiettoria del film può essere definita come segue: un figlio che accetta tutto dal padre quando in fondo sa molto bene che il padre prende la decisione sbagliata.

Allo stesso tempo, Issam (il figlio) obbedisce controvoglia, e permette persino a se stesso di criticare o rimproverare Hassan, suo padre.

Sì, nonostante la sua riluttanza, lo segue e non lo abbandona mai. Tuttavia, esprime alcune cose veramente dure. Ad un certo punto, Issam prende il controllo, fisicamente e simbolicamente. Si rende conto che suo padre ha perso il controllo. Quando ho scritto la sceneggiatura, non volevo fare un film psicologicamente carico, mi sembrava che il rapporto padre-figlio si esprimesse meglio attraverso il linguaggio corporeo, gli sguardi, i silenzi… Il film è impostato sull’azione pura e su un breve arco temporale, quindi i personaggi non hanno tempo per lunghi scambi di dialogo. Sono le loro azioni, le loro decisioni, le loro non-scelte a illuminarci riguardo alla psicologia dei personaggi e al loro rapporto. Come spettatore, penso che sia più interessante non avere tutte le chiavi e lasciare spazio alla libera interpretazione.

Gli “hound” sono anche le bande di gangster costantemente coinvolte negli scontri. Come nei tipici film noir, il crimine organizzato fornisce una lente sociale per osservare il paese.

Il crimine organizzato riflette una particolare condizione di povertà sociale. Le attività illegali sono un mezzo per sopravvivere. All’inizio, Hassan vuole comprare della carne per sua madre ma non può permetterselo. Quindi accetta di fare un lavoro per una delle bande. Il Marocco si è sviluppato ma c’è una parte significativa della società che è stata lasciata indietro, persone che si trovano facilmente coinvolte in spirali di violenza come quella mostrata nel film. I miei attori provengono da questo tipo di contesto. Eppure, nonostante la durezza, e a volte anche una forma di pura brutalità da parte dei gangster, c’è un tratto profondamente umano in queste popolazioni. Durante i casting, ho incontrato decine di giovani di questi quartieri svantaggiati e quando discutevamo con loro dei momenti un po’ pericolosi delle loro vite, dicevano sempre: “Vorrei non dover fare questo ma non ho scelta”. Questa dimensione sociale è stata una delle caratteristiche forti del film. Quando giravamo in questi quartieri, la gente veniva da noi e chiedeva un po’ di soldi. La sopravvivenza era una presenza costante e pervasiva.

Anche la religione è presente nel film, attraverso la magia, come quando il furgone parte dopo una preghiera, e attraverso una certa ironia, Hassan commette una serie di reati o ‘azioni amorali’ eppure ci tiene a seppellire l’uomo che hanno ucciso secondo i riti religiosi.

La religione ha una dimensione predominante nella cultura marocchina, direi persino che è una forma di superstizione: la paura di essere maledetti, la paura di essere sottoposti a punizioni divine… Le persone possono accettare cose che non sono giuste allo scopo di sopravvivere, ma questa superstizione opprimente è sempre presente. Anche le persone con la migliore istruzione o con le menti più cartesiane hanno questa dimensione in loro. Nel dialogo, Dio è sempre presente: Dio ti aiuti, che la collera divina si abbatta su di te, che Dio ti guidi, ecc. È qualcosa di profondamente radicato nella cultura marocchina. E ha infuso una certa ironia in tutto il film.

Noir Casablanca non è una commedia. Tuttavia, a tratti quasi ricorda il cinema dei fratelli Coen, nel senso che i personaggi sono coinvolti in una spirale di eventi su cui non hanno alcun controllo. Richiama in qualche modo anche Hitchcock, quando dice che è difficile far sparire un cadavere: questa difficoltà è proprio la spina dorsale della narrazione del film.

Il film non è una commedia di per sé, è molto cupo, eppure include questo sottofondo di ironia. Ho inserito anche una dose di farsa oltre a una dimensione che tende all’assurdo. Quello che avevo in mente era la figura di Sisifo e la sua roccia. In verità, la mia intenzione non era puntare alla pura commedia o alla farsa, ma quando giri per le periferie di Casablanca di notte, questa dimensione farsesca è decisamente presente: le persone sono spesso come personaggi puri che si esibiscono per il pubblico. Credo che la comicità del film derivi più da questo lato ‘documentaristico’ che da una reale intenzione da parte mia di enfatizzare questa dimensione. La mia relazione con Casablanca ha influenzato notevolmente la mia scrittura.

L’ironia è presente anche nell’arco narrativo del film: Hassan viene costantemente distratto e finisce per essere gettato direttamente nella bocca del leone – la gang rivale.

Questa traiettoria incarna di per sé il tema dell’assurdo. Abbiamo menzionato Sisifo, e ciò che accade a Hassan è abbastanza simile. Il suo percorso segue un loop e finisce esattamente nel punto che avrebbe dovuto evitare ad ogni costo. Inizia all’alba e finisce all’alba. Questo conferisce al film anche una dimensione esistenziale. Hassan lotta per cercare di uscire da tutto questo, ma alla fine si ritrova esattamente dove aveva lasciato. Superficialmente, la storia del film è piuttosto semplice: l’obiettivo è sbarazzarsi di un cadavere. Gli aspetti sociali, esistenzialisti e filiali sono tutti importanti sottostrati del film.

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