Il superbonus 110%, introdotto dal secondo governo guidato da Giuseppe Conte e vessillo delle politiche grilline, è costato al 31 marzo 2024 qualcosa meno di 129 miliardi di euro. Mentre la riduzione del numero di parlamentari, provvedimento bandiera del Movimento 5 stelle, ci dovrebbe garantire un risparmio di 500 milioni a legislatura. Fatti due conti, è come risparmiare un euro con una mano e spenderne 258 con l’altra. Non proprio un guadagno per le casse pubbliche, come è stato sbandierato il taglio delle poltrone in Camera e Senato.

Lo scorso 26 marzo il governo Meloni ha eliminato ogni tipo di sconto in fattura e di cessione del credito, ponendo di fatto fine al superbonus 110%. Vale allora la pena utilizzare i dati rilasciati mensilmente dall’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile (Enea e dati aperti da Wired a questo link) per verificare l’impatto di questa misura sui conti pubblici italiani.

L’andamento mensile a livello nazionale

A partire dall’agosto 2021, ovvero più di un anno dopo l’entrata in vigore del superbonus 110%, Enea ha iniziato a pubblicare un aggiornamento mensile relativo ai costi del provvedimento. Dati che consentono di monitorare l’impatto sui conti pubblici, come emerge dal grafico qua sotto.

La linea verde rappresenta gli investimenti ammessi in detrazione, ovvero il costo effettivo degli interventi. Quella nera, invece, il valore della detrazione a fine lavori. Un numero che si ottiene aggiungendo il 10% a quello degli investimenti ammessi, dacché appunto il bonus ‘regala’ il 10% della somma spesa. Un valore che, a partire dall’aprile 2023, Wired ha dovuto calcolare, visto che da quella data Enea ha smesso di evidenziarlo nel proprio report mensile. Al 31 marzo 2024, il superbonus 110% ha un costo per le casse dello Stato pari a 128 miliardi e 968 milioni di euro. La legge di bilancio 2024, giusto per dare un ordine di grandezza, ha mosso 28 miliardi. Quasi un quinto, cioè, della misura voluta nel 2020 dal governo retto dalla maggioranza composta da Movimento 5 Stelle e Partito democratico.

Questo grafico mostra la cifra comprensiva del ‘regalo’ del 10% che si è aggiunta mensilmente, fino ad arrivare a sfiorare i 129 miliardi di euro. Come noto, il picco si è registrato a settembre 2022, ovvero prima delle elezioni che hanno portato Giorgia Meloni, da sempre critica sulla misura, alla presidenza del Consiglio. Gli altri due valori più alti sono invece arrivati a dicembre 2023, data oltre la quale il bonus è sceso al 70% per chi non avesse completato il 60% dei lavori, e a marzo 2024, quando appunto il governo ha deciso per lo stop definitivo (con le esclusione delle aree colpite da eventi sismici).

Bene anche ricordare che il valore che compare ad agosto 2021, pari a 6,2 miliardi di euro, fa riferimento agli interventi ammessi a detrazione da quando è stato introdotto il superbonus 110%, nella primavera del 2020.

La situazione su base regionale

Wired ha provato a calcolare se ci siano state differenze nel ricorso al superbonus 110% su base regionale. Per farlo, ha calcolato il costo pro capite, dividendo la somma a carico dello Stato per gli interventi nelle singole regioni per i residenti al 1 gennaio 2024 censiti da Istat.

La spesa pro capite oscilla dai 4.780 euro della Valle d’Aosta ai 1.534 della Sicilia. La media nazionale è pari invece a 2.182 euro. È questa la somma che è costata ad ogni italiano la ristrutturazione di 132mila condomini, 1.608 case unifamiliari, 117mila unità funzionalmente dipendenti e 8 castelli.

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