Continuano i bombardamenti di Israele sulla Striscia di Gaza, in risposta agli attacchi di Hamas che hanno ucciso oltre 1.200 persone nel weekend del 7 e 8 ottobre. Stando a quanto riportato dal ministero della Sanità palestinese, negli ultimi giorni sono morte almeno 1.417 persone nella Striscia di Gaza. Di queste, la metà era composta da donne e bambini. Un numero che diventa ancora più alto quando si conteggiano i i palestinesi feriti dai bombardamenti, che attualmente sarebbero poco più di 6.200. Persone in condizioni più o meno gravi, che faticano ad accedere alle cure mediche di cui hanno bisogno per sopravvivere a causa del blocco di forniture sanitarie – e non solo – imposto da Israele a Gaza. E la tecnologia si sta rivelando una soluzione utile per affrontare la drammatica situazione.

Secondo quanto raccontato da Motherboard, Tarek Loubani, un medico del pronto soccorso palestinese, è riuscito a fornire un supporto adeguato alle vittime di Gaza distribuendo dispositivi medici, come stetoscopi e lacci emostatici, stampati in 3D. Una fornitura che è arrivata molti mesi prima dei bombardamenti da parte di Israele, che mercoledì hanno distrutto gli uffici del Progetto Glia di Loubani, interrompendo così la sua produzione di apparecchiature sanitarie. E andando a peggiorare una situazione di per sé già molto critica. “A Gaza non si può presumere che persino i paramedici abbiano un laccio emostatico. Quindi insegniamo a tutti anche come realizzare lacci emostatici improvvisati”, ha raccontato Loubani a Motherboard, precisando che fino a poco fa la stampa 3D ha permesso di avere un numero più ampio di dispositivi su cui fare affidamento.

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