E’ stata rinviata al 10 luglio l’udienza davanti ai giudici della Corte d’Appello di Brescia per le eventuali repliche sull’istanza di revisione della sentenza di condanna all’ergastolo per Olindo Romano e Rosa Bazzi per la strage di Erba. Poi ci sarà la camera di consiglio per la decisione. Lo ha detto il presidente della Corte.

Oggi, a Brescia, i difensori dei coniugi  nell’aula della Corte d’appello, si sono discusse le istanze di revisione della sentenza che ha condannato all’ergastolo la coppia per la strage di Erba dell’11 dicembre del 2010. 

Video Strage di Erba, curiosi in coda per assistere all’udienza

 

Confessioni che per la difesa furono indotte in quanto Olindo Romano e Rosa Bazzi, vicino di casa delle vittime, non erano in condizioni mentali da sostenere in interrogatorio come stabilito da consulenti della difesa negli elaborati allegati all’istanza di revisione. I legali vorrebbero anche sentire un tunisino il quale ipotizza che il massacro sia accaduto nell’ambito di un regolamento di conti nello spaccio di droga.

Sulla stessa linea la richiesta di revisione presentata dal sostituto pg di Milano Cuno Tarfusser “in modo irrituale e senza averne titolo” come sostenuto dal pg di Brescia Guido Rispoli e dall’avvocato dello Stato Domenico Chiaro secondo i quali, invece, a carico della coppia esiste “una cascata di prove”.

L’accusa ha chiesto che siano dichiarate inammissibili tutte le istanze, compresa quella del tutore di Olindo e Rosa, l’avvocato Diego Soddu. In aula, la scorsa udienza, oltre ai coniugi, che hanno chiesto di non essere ripresi, c’era anche Azouz Marzouk, marito di Raffaella Castagna e padre del piccolo Youssef, uccisi nella strage. L’uomo sostiene che i coniugi Romano siano innocenti e che si debba indagare altrove. Per le modalità con cui furono uccise le vittime, a colpi di spranga e a coltellate, il tunisino aveva parlato di “killer “, di “gente che sa uccidere”. 

Decine di persone si sono messe in coda anche questa mattina per assistere all’udienza. La stessa scena era stata registrata all’esterno del Palazzo di Giustizia in occasione della prima udienza, sotto la pioggia, lo scorso 1 marzo. Tra la gente in coda tante persone – giovani compresi – che hanno detto di voler assistere per curiosità.

Qualche screzio è avvenuto in aula quando uno dei legali di Rosa e Olindo, Nico D’Ascola, ha invitato i rappresentanti dell’accusa a “non mostrare segni plateali di dissenso” durante il suo intervento (i magistrati scuotevano la testa) dal momento che i difensori, quando lo scorso primo marzo il pg e l’avvocato dello Stato erano intervenuti per chiedere l’inammissibilità dell’istanza di revisione, non avevano fatto alcun commento.

 

La difesa mette in dubbio la testimonianza di Frigerio, ‘falso ricordo’

Uno dei difensori di Olindo Romano e Rosa Bazzi, Nico D’Ascola, è tornato ad attaccare  la testimonianza di Mario Frigerio, sopravvissuto all’eccidio del 10 dicembre del 2006 e morto anni dopo. Frigerio, che riconobbe Olindo alcuni giorni dopo il massacro e in aula, in prima battuta, dal letto d’ospedale, aveva parlato di una persona dalla pelle scura e la difesa della coppia, avvalendosi delle consulenze di alcuni esperti, insiste nel dire che quello di Figerio fu un “falso ricordo”.

Secondo l’avvocato, nel dicembre del 2006, quando riconobbe dal letto d’ospedale come aggressore Olindo Romano, aveva raggiunto “l’apice del suo deficit cognitivo”. Era “soggetto cerebroleso” a cause delle ferite subite e all’intossicazione da monossido di carbonio causato dal fumo dell’incendio scoppiato nella corte di Erba. L’avvocato Fabio Schembri ha parlato di “amnesia anterograda” alla base del falso ricordo del sopravvissuto all’eccidio. 

Frigerio, quando fu in grado di essere ascoltato, parlò inizialmente di una persona “dalla pelle olivastra”, secondo Schembri “di etnia araba”. Alcuni giorno dopo, Il 26 dicembre disse, come riportato negli atti: “La persona che ho visto in faccia era una persona a me nota. Si tratta del mio vicino di casa di nome Olindo. lo l’ho riconosciuto subito, ma poi ho rimosso la cosa perché non volevo crederci e volevo cancellare tutto”.

Difesa, la dinamica della strage incompatibile con la presenza della coppia

Le cosiddette nuove prove sono “incompatibili” per quanto riguarda la dinamica con la presenza di Olindo Romano e Rosa Bazzi sulla scena della strage di Erba. E’ uno dei capisaldi della difesa dei coniugi condannati all’ergastolo per la strage. Tra le “prove nuove” il fatto che la vicina di casa, Valeria Cherubini, tra le vittime, sarebbe stata uccisa nella sua abitazione e non colpita mortalmente al piano di sotto per poi morire nel suo appartamento, come riscostruito nelle sentenze. “I soccorritori non avrebbero potuto non vedere” i coniugi una volta intervenuti, ha detto il legale. 

Legale Castagna, vorrebbero solo vedere riaffermata la verità

I fratelli Castagna vorrebbero solo “tornare alla normalità e vedere riaffermata la verità”. Lo ha detto l’avvocato Massimo Campa, che difende i fratelli Pietro e Giuseppe che nella strage di Erba del 2006 persero mamma, sorella e nipote. Azouz, che sostiene l’innocenza dei coniugi Romano? “Di Azouz abbiamo già detto e l’abbiamo perseguito”, ha detto l’avvocato al suo arrivo a Brescia. Per loro “sarebbe un dolore essere qui. Vorrebbero solo vedere riaffermata la verità e conservare un bel ricordo di chi non c’è più “, ha concluso.

Azouz Marzouk, ‘tantissime cose non tornano’

Azouz Marzouk che nella strage di Erba perse la moglie e il figlio di due anni, al suo arrivo a Brescia per l’udienza di revisione per Olindo Romano e Rosa Bazzi, ha spiegato: “Conduco questa battaglia per tutti, non posso dire se ho avuto nemici, ho vissuto in pace con tutti”. L’uomo, che sostiene l’innocenza dei coniugi, ha sottolineato: “Ho letto le carte, ho visto il percorso di questi anni che confermano che qualcosa non va, sono tantissime le cose che non tornano”.

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