La lista delle conseguenze che il riscaldamento globale sta avendo sul nostro pianeta è praticamente infinita: dallo scioglimento dei ghiacciai, al rallentamento del sistema di correnti atlantiche, fino all’aumento dell’attività notturna in alcuni animali, fra cui gli stambecchi alpini (Capra ibex), tipicamente diurni. Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori delle Università di Ferrara e di Sassari, in collaborazione con ricercatori del Parco Nazionale del Gran Paradiso e del Parco Nazionale Svizzero, ha infatti evidenziato che la Capra ibex sta diventando più notturna in risposta all’aumento delle temperature, nonostante il rischio di diventare una facile preda per i lupi. I risultati della ricerca sono stati pubblicati su Proceedings of the Royal Society B.

Lo studio

Il gruppo di ricerca ha analizzato i dati relativi all’attività di 47 stambecchi alpini (17 femmine e 30 maschi) che vivono all’interno di due aree protette, il Parco Nazionale del Gran Paradiso e il Parco Nazionale Svizzero. Le due aree, spiegano i ricercatori nell’articolo, sono caratterizzate da altitudine e condizioni climatiche simili, oltre che da un habitat costituito in entrambi i casi da boschi di conifere, cespugli, praterie alpine, ripidi pendii e gole scavate nella roccia. A differenza però del Parco Nazionale del Gran Paradiso, il Parco Nazionale Svizzero non vede al momento la presenza di uno dei principali predatori della Capra ibex, il lupo, che notoriamente è attivo soprattutto la notte.

I risultati

Nonostante questa differenza, dalle analisi è emerso che nei giorni più caldi lo stambecco alpino tende a diventare maggiormente notturno in entrambi i parchi. Tra l’altro, questo è vero sia per gli esemplari maschi che per le femmine, nonostante queste ultime abbiano corna più piccole e siano generalmente meno imponenti dei maschi, il che le rende più soggette al rischio di predazione. “Complessivamente –  scrivono gli autori – questi risultati suggeriscono che, in condizioni di temperatura elevata, l’attività notturna serve come strategia primaria per gli stambecchi per mantenere la loro zona termoneutrale preferita, e la necessità di ridurre i costi di termoregolazione probabilmente supera l’importanza di evitare il rischio di predazione”.

Un’altra osservazione emersa dallo studio è che in questo contesto gli stambecchi alpini tendono a preferire le notti più luminose per le loro attività. Si tratta di un risultato atteso, dato che, come animali prettamente diurni, la vista costituisce per loro uno dei sensi più importanti.

Le conseguenze ultime di questi cambi nel comportamento delle specie diurneconclude Stefano Grignolio, ultimo autore dello studio e docente presso il dipartimento di scienze della vita e biotecnologie dell’Università di Ferrara – non ci sono ancora evidenti e dovremo capire se potranno mettere a rischio la conservazione di queste specie”.

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