Proprio sul gong della fine dell’anno e in attesa dell’ultimo grande colpo Rebel Moon, la piattaforma Netflix è tornata protagonista del dibattito cinematografico e social(e) grazie a Il mondo dietro di te, thriller apocalittico con protagonisti Julia Roberts, Ethan Hawke e Mahershala Ali. Qualcuno non è particolarmente convinto dal finale così aperto alla singola interpretazione, una situazione che abbiamo vissuto di recente anche con un titolo molto simile: Bussano alla porta. Tra il film diretto da Sam Esmail e quello di M. Night Shyamalan uscito nelle sale a febbraio 2023 non mancano infatti i punti in comune.

Entrambi, per cominciare, sono adattamenti di due recenti romanzi: il primo si è basato sull’omonimo libro del 2020 di Rumaan Alam, anche se lo stesso autore ha ammesso senza problemi che il film ha cambiato molti aspetti della sua storia, finale compreso; il secondo invece ha portato sul grande schermo il romanzo del 2018 La casa alla fine del mondo (The Cabin at the End of the World), scritto da Paul G. Tremblay, anche in questo caso concedendosi diverse licenze creative. 

Al centro di tutto c’è la fine del mondo. Rispetto ad altri celebri titoli, compresi alcuni disaster movie del recente passato, l’apocalisse non viene però vissuta nei suoi aspetti più globali, ma entrambi i film scelgono un approccio più intimo e personale. I protagonisti sono due famiglie in vacanza che si ritrovano loro malgrado coinvolte in qualcosa di più grande e soprattutto misterioso. Una fine del mondo vista dal buco della serratura, quindi, lontano dai centri di potere e dell’azione. E sì, chiaramente in entrambi i film c’è qualcuno che bussa alla porta.

Ne Il mondo dietro di te si tratta di G.H. Scott e la figlia Ruth, proprietari della casa nella quale i Sanford stanno trascorrendo le vacanze. Quando però iniziano ad accadere cose sempre più strane, si intuisce che il personaggio di Mahershala Ali sembra saperne più degli altri ed è proprio lui ad avanzare le teorie più suggestive (seppur mai confermate) del racconto, ovvero che sia in corso un cyber-attacco volto a generare una guerra civile che permetta un colpo di Stato negli Stati Uniti, destabilizzando la società a più livelli. I mezzi per raggiungere questo fine passano dalla disattivazione della rete Internet, dei satelliti, disastri aerei, navali e stradali e altri tragici eventi – molti dei quali ispirati a fatti realmente accaduti.

Bussano alla porta non è molto diverso, nelle sue premesse di base: la famiglia di Eric (Jonathan Groff) e Edward (Ben Aldridge) riceve la visita di quattro misteriose figure (interpretate da Dave Bautista, Rupert Grint, Nikki Amuka-Bird e Abby Quinn) che li mette di fronte ad una difficile e scomoda presunta verità: che il mondo sta finendo e che se uno dei due genitori non si sacrificherà facendosi uccidere dall’altro, sarà inarrestabile. Ad ogni rifiuto, uno dei quattro verrà ucciso e la sua morte provocherà terribili conseguenze nel mondo, come testimoniato da telegiornali che mostrano terribili immagini quali uno tsunami, aerei che cadono dal cielo e via dicendo. Verso la fine, si intuisce che gli sconosciuti sono la personificazione dei Quattro Cavalieri dell’Apocalisse, che in maniera tutt’altro che minacciosa cerca in realtà di prevenire la fine del mondo.

Entrambi i romanzi e i film funzionano come un thriller che lascia la porta aperta al suo pubblico, lo invita ad entrare e guardarsi intorno, senza dargli tutte le coordinate per orientarsi nella storia e nei suoi risvolti. Sotto sotto, però, è chiaro che i due racconti vogliano in maniera diversa ma simile stimolare una riflessione sul mondo e la società di oggi: Il mondo dietro di te mette l’accento su come la tecnologia abbia in qualche modo inebetito tutti al punto che anche di fronte alla fine del mondo si preferisca rifugiarsi nel mondo dell’arte (la serie Friends) e su questioni come la divisione delle classi, mentre Bussano alla porta preferisce riflette su matrimoni egualitari, fede ed estremismo online.

La domanda sottesa nelle due opere è in fondo la stessa: che cosa faremmo se ci trovassimo di fronte alla fine del mondo (forse più vicina di quanto siamo ancora pronti ad accettare)? E se potessimo assolvere ad un ruolo di primo piano, come ci comporteremmo? Saremmo pronti a sacrificarci in prima persona, come Eric e Andrew sono chiamati a decidere, oppure ci limiteremmo ad andare nel panico e ignorare qualsiasi possibile alternativa, come dimostra la scena in cui Amanda e Ruth vengono circondate dai cervi (la natura) e si spaventano al punto da iniziare a gridare per scacciarli?

I finali del film di Sam Esmail e M. Night Shyamalan non forniscono tutte le risposte, si limitano a porre domande e lasciare che sia lo spettatore a immaginare a quali conseguenze l’una o l’altra risposta possono portare. Anche Rumore bianco, l’ultimo film di Noah Baumbach e adattamento dell’omonimo romanzo di Don DeLillo opera in maniera simile, a testimonianza di come la fine del mondo sia sempre più un tema che stimola riflessioni e attenzione.

Voi cosa ne pensate? Che interpretazione avete dato ai due film e quale vi ha convinto di più? Diteci la vostra nei commenti.

Foto: MovieStills

© RIPRODUZIONE RISERVATA

By admin

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

//soojoafaleh.com/4/6884838