Venerdì mattina, nell’ultimo incontro con i genitori, lo aveva preannunciato: ” Se mi portano di nuovo giù mi impicco. Laggiù ho paura”. Poche ore dopo, Matteo Concetti, 25 anni, fisico da body builder e testa gravata da anni da patologie psichiatriche, era senza vita impiccato nel bagno della sua cella di isolamento del carcere Montacuto di Ancona dove era stato portato in seguito ad una violenta aggressione, a colpi di sedia, ad un agente penitenziario.

Angosciata dalla minaccia del figlio, consapevole dell’assenza delle cure di cui avrebbe avuto bisogno in carcere, la mamma si era prima appellata al personale dell’istituto penitenziario chiedendo che non perdesse mai d’occhio Matteo, poi aveva scritto alla senatrice Ilaria Cucchi. Ora, la mamma Roberta Faraglia, accusa; “Me l’hanno ammazzato, è colpa dello Stato, questa tragedia si poteva benissimo evitare se solo qualcuno ci avesse dato ascolto”.

Matteo Concetti doveva scontare un residuo di pena di otto mesi per reati contro il patrimonio. Di Fermo, ragazzo problematico, aveva trascorso due anni in una comunità terapeutica, poi gli era stato concesso un regime alternativo di detenzione con degli obblighi da rispettare. Ma il ritardo di un’ora sul rientro a casa gli era costato il ritorno in carcere prima a Fermo, poi ad Ancona dove era stato trasferito a novembre. E dove era stato protagonista di una violenta aggressione alle guardie carcerarie che gli era costata il regime di isolamento.

Carcere piccolo, sovraffollato e senza strutture dedicate a detenuti con patologie psichiatriche quello di Ancona. “Nessuno poteva prevedere questa tragedia, il ragazzo non era ritenuto a rischio suicidio”, dice il Garante dei detenuti Giancarlo Giulianelli mentre la madre di Matteo obietta che il figlio aveva “già provato a suicidarsi sei anni fa e che aveva bisogno delle medicine che assumeva in comunità”.
“Quello che è successo a Matteo è di una gravità inaudita”, dice Ilaria Cucchi che aveva ricevuto l’accorato appello della mamma quando il ragazzo era ancora in vita. “Era afflitto da problemi psichiatrici, la sua condizione era incompatibile con la detenzione. Ancora una volta lo Stato, nel momento in cui era chiamato a far sentire tutta la sua presenza e la sua cura, lo ha abbandonato, isolandolo”.

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