BOLZANO. «Per i redditi medio bassi andava già male prima, la manovra finanziaria del governo Meloni peggiorerà la situazione e questo avrà riflessi negativi, in Alto Adige ben più che altrove». Questi in sintesi i motivi che porteranno Cgil e Uil a scioperare. Quest’oggi a livello locale si decidono le modalità delle manifestazioni per il primo dei giorni di mobilitazione nazionale, che si terrà il 17 novembre: settore pubblico, trasporti e scuola. Il 24 sarà la volta del settore privato. Otto ore a braccia conserte «per alzare i salari, estendere i diritti e contrastare una legge di bilancio che non ferma il drammatico impoverimento di lavoratori e pensionati e non offre futuro ai giovani».

Situazione peggiorata

Così la segretaria provinciale della Cgil, Cristina Masera: «Qualunque elemento legato alla maggior spesa o alle minori entrate, in Alto Adige peserà maggiormente che altrove. Il dato dell’inflazione di settembre da noi è stato straordinariamente basso, ma la dinamica cambierà rapidamente». In Alto Adige la spesa quotidiana e i costi per la casa sono più elevati e si rischia maggiormente che si inneschi un corto circuito: per risparmiare si spende meno, quindi si andrà verso la recessione. Si avrà sempre maggiore oculatezza, sempre per chi si può permettere di cercare di risparmiare. «Ma per precari e sottopagati risparmiare è un miraggio, oggi si fa fatica ad arrivare a fine mese». La legge di bilancio è problematica, specie in tema pensioni, «era difficile fare peggio della Fornero, ma sono riusciti a peggiorarla».

Pensionati fortemente in panne

Conferma Alfred Ebner, Cgil pensionati. «Le pensioni non sono altissime, per molti è difficile tirare a campare, l’inflazione ha pesato tanto». Ora ci sarà una rivalutazione quasi dell’8% per le pensioni fino a quattro volte il minimo, ma non sarà sufficiente a ripianare i rincari già patiti. «C’è gente che deve rinunciare alla settimana bianca, ma tanti altri, coi redditi medio-bassi, devono tagliare dove più fa male: gli alimentari».

In Alto Adige circa la metà delle pensioni sta sotto i mille euro lordi, tanti ne hanno due e allora resistono, ma la situazione è pesante. «C’è un forte clima di sfiducia, tra chi ha redditi medio bassi, quelli che stanno pagando il conto. Chi ha lavorato una vita e ora non riesce ad arrivare a fine mese; tanti hanno paura, si vergognano, dicono: perché devo mendicare? Oppure non riescono a far fronte a una spesa improvvisa, come il dentista». Il rischio, anche per Ebner, è la recessione provocata dai consumi ridotti, «anche perché qui c’è qualcuno che ha lucrato troppo e l’elastico si è rotto: non posso pagare 25 euro per pizza birra e caffè». La giunta provinciale non potrà certo intervenire in tema pensioni, va oltre, potrebbe però migliorare le prestazioni economiche erogate, aumentandole e forse ancor più rendendole veramente accessibili, «perché molti non sanno a cosa hanno diritto: ci sono grosse difficoltà specie per chi è anziano, vive solo e non ha dimestichezza con il digitale. E poi ci sarebbero da rivedere le regole di accesso alle prestazioni, come i criteri Isee, oggi non più adeguati, perché chi prima se la cavava oggi non ce la fa più ma non rientra negli aventi diritto».

Male specie nel privato

Mauro Baldessari, segretario provinciale Uil, conferma la situazione difficile in Alto Adige. «Il settore pubblico ha avuto rinnovi migliori rispetto al resto d’Italia, ma in tutti gli altri settori in Italia siamo veramente bassi, ancor più qui da noi, dove il costo della vita è molto superiore». Al governo con gli scioperi generali si chiederà di adeguare i salari, di fare delle riforme che non vadano a colpire sempre le stesse persone: «Per esempio si è modificata opzione donna in maniera sostanziale, si andrà in pensione più vecchi e con retribuzioni minori ma con il costo della vita in continua ascesa». Non per nulla, «medici e infermieri dicono: “Me ne vado in Svizzera o a Dubai, dove guadagno molto di più”. Oggi i nostri ragazzi sono bilingui, trilingui. Specie da noi, con i confini vicini, fanno presto ad andare in Austria, in Germania: se non interveniamo subito li perderemo». Anche per Baldessari, uno dei nodi principali è legato alle pensioni: «È brutto dire che una volta si stava meglio, ma in passato quando andavi in pensione riuscivi a comprarti un appartamento, adesso cerchi di campare con quel poco che hai».

La situazione è critica, e si dovrà intervenire anche a livello locale: «La giunta dovrà prendersi carico del problema, perché i ricchi restano tali, i poveri pure, ma adesso è fortemente a disagio anche chi prima stava nel mezzo».

 

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