Eccoci qua, pronti a parlare di un prodotto Netflix impossibile da dimenticare con la nostra recensione della quarta stagione di Sex Education. Non è facile però scrivere qualcosa di degno su questa serie. Perché entra dentro di noi, trionfante di quella verità che sta sempre sotto i nostri occhi ma che, in tv, siamo abituati a vedere in prodotti idealizzati fino all’ostentazione.

Oggi quindi parleremo di come Sex Education, seppur lasciandoci un po’ sospesi, abbia raggiunto il proprio obiettivo in modo coerente e in linea con il senso del racconto.

Sex Education 4: trama

Prima di addentrarci nella recensione di Sex Education, parliamo della trama. Otis Milburn (Asa Butterfield) si accinge a frequentare la seconda metà dell’ultimo anno di liceo, insieme ad Erik (Ncuti Gatwa). Siamo però al Cavendish Sixth Form College, dopo la chiusura della Moordale Secondary, o per meglio intenderci la Sex School. Non essere più l’unico figlio in casa Milburn si aggiunge alla tristezza per la mancanza di Meave (Emma Mackey). Mettili nel calderone, con un pizzico di nemesi scolastica e otterrai un bel cocktail di nervosismo e agitazione per il nostro Otis, quando cerca di portare la sua clinica in questa nuova scuola.

Il progressismo della scuola fa da guida agli studenti. Corsi di Yoga, di pittura, un’atmosfera sostenibile e un gruppo di ragazzi popolari per essere “sempre positivi”. C’è Viv (Chinenye Ezeudu) che resta completamente sconvolta dall’approccio non competitivo osannato da questo nuovo college, insieme a Jackson (Kedar Williams-Stirling) intento però a dimenticare Cal (Dua Saleh) con tutte le sue forze. Aimee (Aimee Lou Wood) d’altro canto, cerca di ritrovare se stessa nella felicità di frequentare un corso di livello “A” di arte, mentre Adam (Connor Swindells) vuole dimostrare a sé stesso di potercela fare e Meave prova ad inseguire il suo sogno negli Stati Uniti.

Sex Education: non il solito Teen Drama

Non dimenticheremo mai una storia così ben scritta sulle tematiche che ogni giorno siamo costretti a vivere e rivivere. Perché Sex Education non è il solito Teen Drama pieno di cheer leader, stereotipi, cliché e idealizzazioni inutili. Magari dà quest’impressione inizialmente, qualcuno ha detto questo, ma state sicuri che episodio dopo episodio diventa una coltellata in pieno petto che rigira sempre sulla stessa ferita.

Sex Education racconta la verità senza bisogno di piegarsi al mainstreaming e alle richieste del fandom. Lei continua per la sua strada e tra una accusa e un’altra arriva diritta al suo obiettivo. Ci lascia un po’ con l’amaro in bocca è vero, ma è proprio questo il bello.

Sex Education non si concentra nella solita storiella. La “ship suprema” è trainante per la trama è vero, ma in fin dei conti è solo un plus del concetto in sé trasmesso dallo show. L’obiettivo è raccontare alcuni adolescenti e il loro tentativo di capire cosa fare della propria vita, in modo brutale e il più possibile realistico, in una società malata e burocraticamente disconnessa.

Ma cosa è Sex Education?

Sex education parla di relazioni, di identità che vogliono a tutti i costi uscire. Come già accennato, non ci sono i soliti cliché e idealizzazioni, questo serie è molto più.

Sex Education è Aimee, voce delle donne realizzanti di poter vivere senza un uomo per essere felici. Una piccola donna che riesce a tirare  fuori la forza di denunciare una molestia smettendo di giustificarla. Una donna che tira fuori i cosiddetti, e trova l’animo di rialzarsi e superare un brutto trauma.

Sex Education non è la solita “Mean Girl” che sminuisce tutti per genitori troppo ricchi o iperprotettivi, ma Rubi (Mimi Keene) che nasconde sé stessa e il proprio padre dietro tacchi alti e brillantini, fino a capire che se ci si mostra deboli è sintomo solo di grande personalità.

Sex Education è Cal in cerca della propria identità, in un liceo in cui una preside millennials cerca di standardizzarla. La lotta però non è affatto idealizzata, è forte, disperata, esasperante e ricercata fino allo stremo. Non ci sono vino e tarallucci per farci tutti più felici, solo mera difficoltà che scomparirà con tanti sforzi con il corso della vita.

Sex Education è Adam che che reprime la sua sessualità a causa di un padre apparentemente senza sentimenti. E’ Adam che trova il coraggio di sconfiggere le sue paure e rispondere, senza sfogarsi in chi è più debole di lui.

Sex Education è Erik, che non ostenta mai la sua personalità anche se così sembra. Lui sta semplicemente in quei panni che gli calzano alla perfezione. Non c’è estremizzazione perché Erik è la sua forza, il suo coraggio di vestirsi come più gli piace. Non a caso risulta strano solo quando cerca di anonimizzarsi con una felpa e un paio di jeans.

Sex Education è Gin (Gillian Anderson) che affronta le difficoltà di crescere un bambino a 50 anni. E’ soprattutto qui che finalmente vediamo quella cruda verità di cui parlavamo sopra. Non ci sorbiamo la solita madre single, multitasking in preda alla passione per la sua carriera. Vediamo una richiesta di aiuto silenziosa che non avrebbe mai il coraggio di essere pronunciata ad alta voce; quando però questa trova voce, finalmente normalizziamo una situazione da sempre presente nella nostra società. Esiste, è devastante e viene raccontato per smettere di dare etichette mortificanti inutilmente.

Sex Education è Meave trionfo della responsabilità. Lei non è la solita ragazza punk dei corridoi di tutte le serie americane. Meave è altruismo mascherato da arroganza, Meave è bisogno disperato di un abbraccio di una madre. Meave è coraggio e sensibilità, forza di volontà e di percorrere quella strada che tanto la spaventa.

Sex education poi è Otis, il classico ragazzo “disagiato” che ci entra subito nel cuore. Lui è insicurezza e tutto ciò che si attribuisce di solito allo sfigato del paesello. Ma Otis riesce a trovare il suo punto di forza, ed è questa forza che poi lo rende irresistibile agli occhi dei compagni di avventura. Otis è un po’ stupido, a volte anche stronzo e un po’ bambino. Farebbe però qualsiasi cosa per i propri cari. Anche se si approfitta un po’ troppo delle situazioni lui riesce a crescere, a capire e a lasciar andare senza essere egoista.

Sex education è Meave e Otis. Ma non solo.

Questo dicevamo, è più un plus. La serie non vivrebbe senza l’alchimia naturale di tutti i personaggi. Non ci sarebbe senza quella capacità di integrarsi alla perfezione e raccontare temi delicati come l’accessibilità, lo stalking e l’ansia senza cadere nel ridicolo. Quella capacità di farlo con naturalezza senza apportare una forzatura da includere nei temi per mera voglia di ricevere encomi. 

C’è la sconfitta dei propri mostri, delle proprie paure, il coraggio di un padre di dire ti voglio bene al proprio figlio mentre lo abbraccia con disagio.

Una degna conclusione

Questa purtroppo era l’ultima stagione di Sex Education. Non ce ne saranno altre. Facciamocene una ragione: Ncuti Gatwa (Erik) ha ottenuto l’ambito ruolo del nuovo Doctor Who, Emma Mackey (Meave), Connor Swindells (Adam) e lo stesso Ncuti Gatwa, hanno partecipato al film Barbie (e per altre curiosità sul film potete andare a leggere la nostra recensione),e avevano dichiarato che non sarebbero tornati per una quinta stagione qualora ci fosse stata. Se volessimo rivedere Otis e Meave e Erik e Adam e tutti gli altri, dovremmo solo sperare in una reunion tra qualche anno. Sarebbe questo il momento però di farcela bastare, così come fu volere di Laurie Nunn all’annuncio della quarta stagione, quando dichiarò che era il momento giusto per concluderla. Si, anche se non abbiamo rivisto tutti i personaggi. Rischieremmo solo di rovinare il senso della serie.

Perché Sex Education è un colpo all anima, o meglio una coltellata in pieno stomaco. Con essa si capisce che l’amore è il rischio, che l amore è riuscire a rendere felici chi si ha a fianco, e quando lo si fa sulle note di “Let it Be” dei Beatles tutto è più magico, non ci si arrabbia e non si deve restare delusi come spettatori. Guardiamo in faccia la realtà: la vita è una lunga strada e gli incroci sono infiniti.

Sex Education non è educazione sessuale, è educazione alla vita: abbiate il coraggio di urlare se qualcuno vi da fastidio, abbiate il coraggio di ballare e dare fuoco ai vostri demoni! Sex Education è un arma a doppio taglio che non dimenticheremo mai.

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