Travolti dal caso Travolta a Sanremo. Dopo le polemiche sul presunto caso di pubblicità occulta al marchio delle scarpe di cui l’attore di Pulp Fiction è testimonial e che indossava mercoledì sera all’Ariston, a Viale Mazzini si passa al contrattacco. L’azienda ha avviato “ogni opportuna verifica per fare luce sulla vicenda” e “procederà nei confronti di tutti i soggetti in ordine ai quali dovessero emergere eventuali profili di responsabilità”. A precisarlo è Marcello Ciannamea, responsabile Intrattenimento di Prime Time, nel giorno in cui il Codacons annuncia un esposto alle procure di Imperia e Roma, dopo essersi già rivolto ad Agcom e Antitrust, per un’eventuale ipotesi di truffa aggravata.

Oltre a ribadire “l’estraneità della Rai” alle presunte finalità promozionali della performance di Travolta, Ciannamea sottolinea anche che il contratto della star di Hollywood prevedeva espressamente il divieto di inserire “elementi aventi direttamente e/o indirettamente valenza pubblicitaria e/o promozionali, anche con riferimento al vestiario e/o accessori se non preventivamente autorizzato per iscritto”. Una clausola che dà appunto la possibilità all’azienda, che si considera “parte lesa”, di agire nei confronti della Divina Luna Srl, la società titolare dei diritti di sfruttamento delle prestazioni dell’attore. Quanto al mancato oscuramento del marchio delle scarpe di Travolta, un modello di sneakers della U-Power, inquadrato durante il festival, “c’è stata una disattenzione, un errore, certo una catena di coincidenze”, ammette il dirigente Rai. Travolta, ribadisce, “era a Montecarlo e si è proposto di venire” ed è stato lui ad invitare il manager dell’azienda – seduto in prima fila – visto che ciascun ospite del festival ha diritto ad alcuni biglietti. In ballo c’è anche la mail inviata dalla società di produzione delle scarpe ai rivenditori il 1 febbraio – e resa nota da Selvaggia Lucarelli – relativa alla campagna di lancio del modello indossato da Travolta, in cui si parlava di una “comparsa a Sanremo” di una special star: “Non sapevamo nulla, non c’erano accordi commerciali né informazioni di nessun genere”, ripete Ciannamea.

Anche Amadeus ha dichiarato con forza la propria totale estraneità alla vicenda e ha spiegato che Travolta era perfettamente a conoscenza anche dei contenuti editoriali della performance, culminata poi nello sketch sul ballo del qua qua con il direttore artistico e Fiorello finita nel mirino dei social. “Non c’è stato nessun tranello”, ha spiegato Amadeus. A quanto si apprende, all’artista sarebbe stato inviato anche un tutorial con una dimostrazione del balletto. Ma l’attore – a quanto pare – è arrivato troppo tardi all’Ariston per provare. Quanto al ‘don’t worry be happy pronunciato da Amadeus, una locuzione che è anche il claim delle scarpe incriminate, a scagionare oggi il direttore artistico interviene a modo suo l’amico Fiorello: “Ma quello l’inglese manco lo sa, conosce solo i titoli delle canzoni. Se vede una donna triste, le dice automaticamente No woman, no cry”. “È incredibile come la Rai, ancora una volta, si sia infilata da sola in un pasticcio evitabile”, commenta Maurizio Gasparri (FI). “Qual è il giro di soldi di questa vicenda? Chi ha pagato e chi ci ha guadagnato?”, si chiede. Ci scherza su Enrico Lucci, inviato di Striscia la notizia al festival, quando si rivolge a Lorella Cuccarini, coconduttrice della quarta serata: “Mi raccomando, non farti chiamare da Ama la più amata dagli italiani, che poi viene fuori la storia della cucina…”. Lei si smarca: “Per carità, con le cucine non ci sono più contatti da anni!”.

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