MERANO. «Che siano fisiche, verbali o psicologiche, le violenze, l’importante è denunciare!». Si è concluso con una serie di significative riflessioni tra alunni, il progetto scolastico educativo di contrasto alla violenza di genere che ha visto la classe quarta (4LSUA) dell’Istituto Gandhi, e una terza classe delle Fos Marie Curie, in lingua tedesca, avviare una collaborazione con l’intento di creare tra i ragazzi una adeguata consapevolezza sul tema della violenza di genere. L’iniziativa si è materializzata anche in una raccolta fondi per il Centro antiviolenza di Merano.

Il percorso didattico si è posto come obiettivo quello della sensibilizzazione degli alunni, oggi ancora più necessario alla luce delle notizie di cronaca che raccontano di ragazze vittime dei loro carnefici. Da questa urgenza è nato questo progetto inquadrato nella cornice della “Educazione Civica” in classe grazie a una prima fase di approfondimento e incontri con esperti delle rete antiviolenza di Merano incentrati sul tema delle relazioni rispettose. Quindi, sono state elaborate le cinque performance realizzate nel giorno della manifestazione contro la violenza verso le donne. In seconda battuta, la riflessione si è spostata su una direttrice storico-letteraria che a gennaio avrà una coda con l’arrivo nelle classi di Johnny L. Bertolio, autore del volume “Controcanone. La letteratura delle donne dalle origini ad oggi”. Il 17 dicembre, alla presenza del dirigente Giuseppe Augello e della docente che ha collaborato al progetto, Laura Mautone, la somma raccolta è stata consegnata a Sigrid Pisanu del Centro Antiviolenza di Merano per finanziare il fondo emergenza.

Tante le testimonianze degli studenti coinvolti nel progetto: «Non dobbiamo più essere spettatori passivi e pensare che il cambiamento avverrà per mano degli altri, ma dobbiamo renderci attivi in tutte le nostre giornate», le parole di Tatiana alle quali fanno eco quelle di Giulia: «Spero che lo stato e la società prendano finalmente coraggio e iniziativa per risolvere questo problema». Quindi, la riflessione di Lisa sulla libertà della donna di esprimersi senza incorrere in alcun tipo di censura pregiudiziale: «Ogni donna è libera di prendere un caffè con le amiche, di fare una vacanza senza il proprio compagno, di dire, pensare o vestirsi come più preferisce e, soprattutto, deve essere libera di fare tutto ciò senza il consenso o l’approvazione dell’uomo».

E sulla questione sempre più dibattuta del femminismo, la chiave di lettura di un giovane uomo: «Se dovessi chiedere a una ragazza o a un ragazzo della mia età cosa sono, secondo loro, il maschilismo e il femminismo, la risposta che otterrei è che maschilismo significa che l’uomo è più importante della donna e femminismo il contrario. Ma è qui che si sbaglia: il femminismo prevede una parità fra i due generi, cioè donne e uomini sullo stesso piano, non che il genere femminile comandi su quello maschile», precisa Matteo al quale si aggiunge la riflessione di Emma: «Ho notato che nella nostra classe tutti hanno preso molto seriamente questo progetto, soprattutto i ragazzi. Sono stata molto fiera di loro come donna e come amica. Credo che se in futuro dovessero avere un momento di gelosia, prima di dire alla loro ragazza “Non vestirti così, perché sono geloso!” ci penseranno due volte», chiude la giovane. Ma è forse la riflessione di Davide a delineare un auspicabile spiraglio verso la piena consapevolezza del genere maschile: «Tutti gli uomini che fanno male alle donne sminuiscono l’immagine dell’uomo stesso, facendo pensare che tutti gli uomini siano violenti», sottolinea lo studente del Gandhi.

 

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