TEMPIO PAUSANIA – Dopo cinque drammatiche udienze, dopo ventotto estenuanti ore di domande su posizioni sessuali, slip, baci dati o non dati, alcol bevuto o non bevuto, Silvia si sente chiedere dalle difese: «Lei in quel rapporto con tre ragazzi era partecipe?».

Così, di fronte al “no” pronunciato dalla 23enne che testimonia come parte offesa nel processo per stupro di gruppo con imputati Ciro Grillo e tre suoi amici, per la prima volta nell’aula del tribunale di Tempio Pausania viene proiettato un video.

Pochi secondi di quel che accadde la mattina del 17 giugno 2019 in un appartamento in Costa Smeralda, che per Silvia (il nome è di fantasia) sono la riproposizione di un incubo. Pochi secondi che lei non vuole e non ha mai voluto vedere nemmeno durante le indagini, tanto da uscire dall’aula prima che inizi la messa in onda.

Un frame che comunque il presidente del collegio Marco Contu interrompe quasi subito, perché quel video, insieme ad altri due, è agli atti e i giudici lo conoscono già.

Il tutto in un momento in cui secondo Giulia Bongiorno, la legale della 23enne, le condizioni psicologiche di Silvia sono notevolmente peggiorate. Dopo aver risposto a circa 1.400 domande nelle prime quattro udienze, lo psichiatra e la psicologa che la seguono sono giunti alla stessa considerazione. Tanto da aumentare le dosi delle cure farmacologiche.

Si spiega così l’istanza che Bongiorno ha presentato al collegio alla vigilia dell’udienza: tutelare la parte offesa nel modo meglio ritenuto dai giudici.

Alla fine la deposizione di Silvia si è svolta con un drappo nero a “proteggerla” mentre rispondeva alle domande dei difensori (ovvero Alessandro Vaccaro per Vittorio Lauria; Gennaro Velle e Antonella Cuccureddu per Francesco Corsiglia; Ernesto Monteverde e Mariano Mameli per Edoardo Capitta; Enrico Grillo e Andrea Vernazza per Ciro Grillo, figlio del comico Beppe).

L’esame riprenderà oggi, e per Silvia sarà la sesta e ultima volta in tribunale. Prima finirà il giro delle difese, poi chiuderà il procuratore Gregorio Capasso. Data la presa di posizione dei giudici, è lecito pensare che gli altri due video non verranno mostrati. Bastano e avanzano quei pochi secondi già visionati.

È l’avvocato Vaccaro ad avere domandato alla giovane se nella casa al Pevero fosse stata consenziente: «Mostrare il video — dirà il legale ai cronisti fuori dal palazzo di giustizia — serviva per contrapporlo all’ultima risposta della parte offesa. Per rispetto ho detto io per primo che se lo avesse ritenuto opportuno, sarebbe potuta uscire dall’aula». Insomma, per i difensori quelle immagini dimostrerebbero la consensualità.

Silvia non ha detto una parola, e in pochi secondi è uscita. Prima, durante il resto della giornata, le sono state contestate tante sue dichiarazioni di quel che accadde in Sardegna cinque anni fa. Il fatto di essere come svenuta, di essere stata in balia di Grillo, Capitta e Lauria dopo essere stata violentata da Corsiglia.

Di non essere stata in grado di difendersi anche per via dell’alcol bevuto prima di incontrare i ragazzi in discoteca al Billionaire, e poi per quello che i quattro genovesi l’avrebbero costretta a bere.

Con parole sue, pronunciate lo scorso dicembre, «cercavo di far forza ma avevo il corpo che proprio non mi rispondeva, non sentivo il mio corpo, non sentivo le gambe, non funzionavano neanche le braccia. Cercavo di tirarmi su però sentivo tipo voci che dicevano tipo: “Adesso tocca a me”, però non mi ricordo. Io mi ricordo che comunque… Io cercavo tipo di rialzarmi e poi però ho perso i sensi. Cioè io non ero lì… cioè non ero lì mentalmente».

Ancora una volta, Silvia ha ripercorso quelle ore nella casa vacanza dove era arrivata in compagnia di un’amica, Roberta (altro nome di fantasia). Anche quest’ultima per l’accusa è stata vittima di violenza sessuale: mentre dormiva, Grillo Capitta e Lauria le hanno scattato foto oscene.

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