Alla vigilia della finale di Sanremo 2023 pubblicavamo un articolo profetizzando (e azzeccando) che la top 5 del Festival sarebbe stata esclusivamente maschile, a causa di una serie di fattori che c’entrano sì con la kermesse, ma soprattutto con il pubblico italiano e con il nostro music business. Un gap molto sentito, tanto che perfino il vincitore, Marco Mengoni, se ne era rammaricato sul palco dell’Ariston: “Ci sono rimasto molto male che nella cinquina non ci fosse nemmeno una donna. In questo Paese devono cambiare ancora molte cose” aveva dichiarato. Quasi un anno dopo, abbiamo la prima vincitrice di Sanremo Giovani in 15 anni: Clara, con la sua Boulevard (prima di lei l’ultima era stata Arisa nel 2009 con Sincerità). Purtroppo, però, questa singola buona notizia non basta a rendere la scena musicale italiana a misura di artiste donne.

Sanremo e X Factor

Anche quest’anno il conduttore e direttore artistico del Festival è Amadeus, per la quinta volta di fila. In risposta a chi gli chiede conto delle disparità di genere, in passato ha spiegato di scegliere il cast esclusivamente in base al valore delle canzoni, e non al sesso dell’interprete. In teoria sarebbe il criterio di selezione ottimale, eppure è facile riscontrare che, nonostante la distribuzione del talento all’interno della popolazione italiana sia più che equa, anche nel 2024 le donne in gara sono in netta minoranza: nove su 27 tra i big – 10, volendo contare anche Angela Brambati dei Ricchi e Poveri – e tre su 12 a Sanremo Giovani. Nelle annate precedenti, oscillavano tra poco meno/poco più di un quarto dei partecipanti; proporzioni che tra l’altro rispecchiano quelle della commissione artistica, dove solo una componente su quattro è donna (Federica Lentini, capoprogetto Rai per Sanremo e vicedirettrice prime-time). Siamo ancora lontani dalle pari opportunità di vincere il Festival, insomma. Ma vale anche per altri concorsi, come X Factor: nell’edizione 2023 le concorrenti donne erano appena quattro su 12, principalmente concentrate nella squadra di Fedez. L’eccellenza, però, è stata premiata: come nel caso di Sanremo Giovani, anche X Factor 2023 è stato vinto da una donna, la cantautrice e producer Sara Fine.

Dal vivo

In Italia la musica dal vivo è sempre stata un territorio poco inclusivo, anche quando si tratta di personaggi internazionali: basti pensare che nel 2023 le artiste soliste in cartellone sono state meno del 18% del totale. In generale, tra gli organizzatori di concerti spesso prevale l’idea che vendano meno biglietti e siano meno attrattive. Inutile dire che si tratta di un pregiudizio infondato, come dimostrano i sold-out nei palazzetti o addirittura negli stadi di Taylor Swift, Beyoncé, Dua Lipa o Madonna (ma anche di Elisa, Annalisa, Elodie o Madame). Eppure, anche nel 2024 è probabile che si riscontri lo stesso trend, in termini percentuali. Attualmente il Lucca Summer Festival ha annunciato 13 nomi, di cui una sola donna (Diana Krall); nelle 8 date previste al momento per gli I-Days di Milano, le donne sono tre (Lana Del Rey, Doja Cat e Avril Lavigne); su 10 appuntamenti per ora già fissati al Rock in Roma, solo uno vedrà donne sul palco (le Babymetal). Si poteva decisamente fare di meglio.

In classifica

Secondo un’indagine di Nuovo Imaie del 2020, anche se in Italia le donne che hanno un ruolo da artista principale o frontwoman sono decisamente pochine (meno del 9,5% del totale), generano un valore economico più che doppio rispetto a quello dei colleghi maschi, e addirittura più che triplo nella fascia 18-34 anni. “La musica femminile incontra di fatto i gusti del mercato più di quella maschile, con una efficacia superiore anche nelle stesse performance del music business”, conclude la ricerca. Se in termini qualitativi c’è da esultare, però, in termini quantitativi siamo ben lontani dalla parità. È sufficiente guardare i risultati delle classifiche: se negli Stati Uniti Taylor Swift è stata l’artista più venduta del 2023, occupando militarmente il podio con ben tre suoi album, in Italia tutti i 10 album più venduti dell’anno sono di artisti maschi. D’altronde non c’è molto da stupirsi: meno donne ci sono, meno è probabile che emergano. Basti pensare che quest’estate Annalisa è stata la prima italiana in tre anni a raggiungere la vetta della classifica singoli con Mon Amour. Ed è anche l’unica donna (insieme alla rapper Anna, presente come featuring in Vetri neri del produttore Ava) nella classifica dei 10 singoli più venduti dell’anno

Un ambiente ostile?

Oltre ad essere meno e a emergere meno, le donne nella musica sono spesso anche più vessate. È quanto si evince dal recente questionario sulla violenza di genere condotto dall’associazione Equaly con l’aiuto della sociologa Rebecca Paraciani, che ha visto rispondere decine di professioniste del settore musica: artiste, addette stampa, foniche, discografiche, giornaliste, critiche, manager, promoter. I dati raccolti finora (l’indagine è ancora aperta) evidenziano che ben l’83% dichiara di essere stata discriminata sul lavoro almeno una volta in quanto donna. Soprusi, molestie o vere e proprie violenze sono altrettanto numerosi, al punto che molte commentatrici hanno ipotizzato che anche l’industria musicale italiana possa presto essere travolta da un #MeToo come quello che di recente ha riguardato le agenzie di comunicazione. Insomma, per quanto è innegabile che qualcosa stia lentamente cambiando – almeno in termini di consapevolezza: fino a qualche anno fa le stesse donne vittime di sessismo non si sarebbero neanche poste il problema, avendo interiorizzato certi comportamenti e l’essere costantemente in minoranza come fatti “normali” – è improbabile che il 2024 veda una vera rivoluzione, a Sanremo e altrove.

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