“Sarà uno shock, non c’è alternativa. Inizia una nuova era e non si torna indietro”, Javier Milei ha giurato oggi come presidente davanti al congresso argentino e ha ricevuto il passaggio di consegne da Alberto Fernández. Ha poi rotto con la tradizione e deciso di parlare alla gente di fronte al palazzo, e non dentro. Non c’è più la motosega e le basette si sono accorciate. Non c’è la giacca di pelle e la felpa blu e nera degli eventi di massa della campagna elettorale, ma i toni e gli argomenti sono gli stessi: ci saranno tagli senza precedenti, pari al 5% del pil e ricadranno “interamente sul settore pubblico e non su quello privato”.

L’outsider della politica protagonista di una vittoria elettorale senza precedenti diventa presidente in una giornata storica. Proprio oggi si compiono 40 anni dalla fine della dittatura e con lui la prima vicepresidentessa figlia di generali, Victoria Villaruel, guiderà il Paese. Sul palco nella piazza del Congresso a pochi centimetri da lui siedono Volodymyr Zelensky, Il re Felipe VI di Spagna, Viktor Orbán e poco più in là c’è Jair Bolsonaro accompagnato dai figli. Anche le presenze sono una rappresentazione plastica della nuova geografia politica che perseguirà l’Argentina. Lontana dai Brics, vicina all’atlantismo, a fianco di Israele, solidale con Kiev.

(afp)

Priorità ai tagli economici

Ma il discorso inaugurale è stato puramente economico. Perché il contesto è drammatico: l’inflazione supera il 140% e il tasso di povertà è al 43% della popolazione. “Si è concluso un periodo di decadenza e inizia un cammino di crescita e redenzione. L’elettorato ha espresso una volontà di cambiamento che non ha ritorno, comincia una nuova era, un’era di pace e prosperità”. “Nessun governo ha ricevuto un’eredità peggiore di quella che stiamo ricevendo noi”, ha aggiunto. Detto in altre parole: “Non c’è denaro”, nessuno si faccia illusioni.

Per evitare l’iperinflazione “non c’è alternativa a una terapia shock. Avrà nel breve termine un impatto negativo sulle attività, sul mercato del lavoro e sulla quantità di poveri e indigenti. Ci sarà stagnazione. Ma non sarà diversa da quella degli ultimi 12 anni. E l’ultimo sorso amaro. Ma ci sarà luce alla fine del tunnel”.

Finisce oggi l’era Kirchner, in modo non molto elegante. Di Cristina si ricorderà infatti il vestito rosso e il dito medio innalzato dentro al congresso verso gli esponenti di La Libertad Avanza che avevano fischiato il suo ingresso.

Alla fine del discorso Milei ha raccolto l’abbraccio del presidente ucraino Zelensky. “E’ un nuovo inizio per l’Argentina e auguro al presidente Milei e a tutto il popolo argentino di sorprendere il mondo col loro successo”, ha scritto poi su Telegram postando il video del suo scambio con il collega, a margine della cerimonia di giuramento.

La vittoria di Javier Milei rappresenta “una nuova speranza per l’America Latina”, ha detto l’altro ospite illustre della giornata, Viktor Orbán,”oggi mi congratulo con il presidente Javier Milei per la sua schiacciante vittoria alle elezioni presidenziali in Argentina”, ha sottolineato in un post..

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