L’olimpionico, dopo il divorzio dal tecnico Camossi, verso il giramondo Airale. E Reider si dice disponile…

Non poteva che finire così: Marcell Jacobs ufficializza l’addio a coach Paolo Camossi e a… Roma – sua sede dal 2018 – e, subito dopo, si scatena un’inevitabile ridda di voci e di ipotesi circa la futura scelta tecnica e la destinazione che sarà. «Voglio un nuovo posto – ha detto il campione olimpico lunedì, nella sua Desenzano – trovare atleti che possano allenarsi con me, che mi spronino e mi aiutino soprattutto nei lavori più impegnativi della preparazione invernale. Ho bisogno di un centro che mi garantisca tutto ciò di cui ho bisogno: tecnologia, fisioterapia… Mi sto muovendo per trovare le soluzioni migliori. Valuto ogni opzione, anche all’estero. Ho tante idee, devo concretizzarle».

Se non è un identikit, poco ci manca. E il cerchio, per chi conosce la realtà dell’atletica italiana e certe dinamiche internazionali – per gli atleti di vertice spesso dettate dagli sponsor tecnici di riferimento – si stringe in fretta. Le piste percorribili a livello mondiale sarebbero ovviamente numerose. Difficile, però, guardare all’Europa. Più facile, invece, pensare agli Stati Uniti e ai gruppi guidati da allenatori come Rana Reider o Lance Brauman in Florida o Bob Kersee in California. O al limite – ma è quasi fantascienza – alla Giamaica, altra Patria della velocità, dove operano guru come Glen Mills o Stephen Francis. Di tutti il più credibile potrebbe essere il 53enne Reider, che a Jacksonville, in attesa di allargare presto il gruppo con prestigiosi inserimenti, segue tra gli altri il convalescente Trayvon Bromell, ex iridato indoor, il giapponese Hakim Sani Brown, un mese fa finalista sui 100 ai Mondiali di Budapest e, cavallo di fresco ritorno, il canadese Andre De Grasse, ai Giochi di Tokyo oro sui 200. Reider, lo scorso anno sanzionato per un rapporto inappropriato con un’atleta, resta figura di riferimento. E “targato” Puma, proprio come Marcell. A precisa domanda, ieri sera, affiancato da Simone Collio, ex sprinter azzurro oggi fisioterapista di grido, rispondeva: «Chi non vorrebbe allenare il campione olimpico dei 100? Marcell ha talento e classe, sarebbe fantastico provarci e, a Parigi, regalare altri successi all’Italia». Ma al di là delle oggettive difficoltà logistiche legate a un eventuale trasferimento, tutti gli allenatori citati, nel proprio pollaio hanno già uno o più galli. E certe convivenze potrebbero risultare difficili.

L’alternativa non può che essere italiana. E, in questo senso, non resterebbe che una strada. Porta, anche per deduzione, a Padova. E a coach Marco Airale, che nella squadra di Reider ha lavorato e alla sua “succursale” britannica. Giovanissimo – compirà 33 anni in ottobre – ha l’esperienza di un veterano. Torinese di Borgonero, località di poco più di 3000 abitanti nel Canavese, nel 2013 ha saltato 7.22 in lungo. Già un paio di anni prima, grazie al progetto Erasmus, aveva studiato atletica in Spagna. In Italia diventa fisioterapista e osteopata, oltre che allenatore Fidal. Nel 2017 si aggiorna in Francia e, a Chivasso, fonda un’Academy. Nel 2018 il suo allievo Davide Favro è argento europeo allievi del lungo. Nel 2019 la svolta: contattato dallo statunitense Randy Huntington, ex guida del primatista del mondo del lungo Mike Powell, finisce otto mesi in Cina come performance therapist. Poi, ai Mondiali di Doha 2019, conosce Reider ed è la volta della Florida. Fino al ritorno in Italia, con alcuni degli atleti con i quali collaborava là, Airale, al Colbachini di Padova, perso da poco Reece Prescod, sui 100 un personale di 9”83 e argento europeo 2018, nel contesto di sei-sette atleti, segue soprattutto il 22enne Jeremiah Azu, sui 100 un 10”04 e bronzo continentale in carica e la 27enne Daryll Neita, 10”90 nei 100 (a sua volta bronzo europeo), 22”16 nei 200 e pedina fissa della 4×100.

Per Jacobs potrebbe essere una soluzione corrispondente alle esigenze. Di fianco al Colbachini, dove Marcell nel 2020 ha vinto il titolo italiano dei 100, c’è un pistino coperto di sei corsie di 80 metri. E a 8 km il Palaindoor. Padova, poi, è casa delle sue Fiamme Oro ed è a un’ora dalla sua Desenzano.

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