Approdo in Aula al Senato mercoledì 20 dicembre e voto sulla fiducia il 22. Il calendario della manovra prende finalmente una forma definita e mette d’accordo governo, maggioranza e opposizioni.

Dopo giorni di stallo, con trattative serrate per sciogliere il nodo non solo del timing ma anche del ‘tesoretto’ e lo spauracchio dell’esercizio provvisorio, viene così sbloccato l’avvio dei lavori in commissione a Palazzo Madama. E si apre la strada ad un iter che – assicura il governo – garantirà un adeguato spazio alla discussione ad entrambi i rami del Parlamento.

La giornata inizia lenta, con lo scontro ancora aperto con le opposizioni, dopo il flop dell’ultima riunione. Gli incontri riprendono in tarda mattinata: in commissione Bilancio al Senato è un via vai frenetico. Le opposizioni escono scuotendo la testa. Non ci siamo ancora. Il governo propone di portare il testo della manovra in Aula al Senato il 21 dicembre con la fiducia, per poi votare la nota di variazione, tabelle e via libera finale il 22 mattina. Alle opposizioni non basta. “Così ci portano all’esercizio provvisorio”, dice il capogruppo del Pd in commissione Daniele Manca.

“Non c’è accordo né di metodo né di merito”, aggiunge Raffaella Paita di Iv. In questo clima di incertezza si profila anche il rischio di un testo approvato in commissione senza il mandato al relatore. Se l’obiettivo è questo lo dicano, è il messaggio che arriva dalla maggioranza: “non è più il momento di tattiche, si girino le carte adesso”, dice uno dei relatori, Guido Liris di FdI, spiegando che c’è un pezzo di opposizione che resta da ammorbidire sulla proposta del governo, ed è il Pd.

Ma il governo resta fiducioso. “Stiamo ancora ragionando, spero che si possa trovare un accordo”, dice il ministro per i rapporti con il Parlamento Luca Ciriani da Atreju, dove si sposta per aprire l’edizione 2023, lasciando per qualche ora le trattative in Senato. Gli incontri si susseguono per tutto il pomeriggio. Prende forma la possibilità di far slittare al 22 mattina il voto di fiducia. Se si consolida questa ipotesi, si può iniziare a sfoltire il fascicolo, aprono dall’opposizione. Nella Sala Koch, che ospita i lavori della commissione Bilancio, cominciano ad arrivare carrelli di faldoni. Ma è ancora una girandola di riunioni e telefonini roventi anche tra Camera e Senato, con i tecnici che devono dare il via libera ad una tempistica molto stretta. Il risultato alla fine arriva. In serata l’annuncio dell’intesa. La manovra verrà chiusa con la fiducia in Aula al Senato entro il 22 per poi essere rapidamente trasmessa alla Camera. Iniziano le votazioni sul provvedimento in commissione: l’accordo è chiudere con il mandato al relatore lunedì 18 per poi andare in aula per la discussione generale dopo il drafting e i pareri il 20.

“Credo che nel governo abbia prevalso la ragione e questo schema consente un percorso ordinato che dà al Parlamento i tempi per discutere e votare”, dice Manca del Pd. Soddisfatto anche il governo. “E’ un accordo che rispetta i diritti sacrosanti dell’opposizione e che ci consentirà di rispettare i diritti anche della Camera, consentendo di arrivarci prima di Natale”, dice il sottosegretario all’economia Federico Freni, che ringrazia il ministro Ciriani per la “capacità di mediazione”. Il testo verrà incardinato a Montecitorio già il 22 dicembre, consentendo così un esame più approfondito anche nell’altro ramo del parlamento. Intanto si chiude l’iter del decreto collegato alla manovra, l’anticipi, che ottiene il via libera definitivo alla Camera con 174 voti favorevoli e 115 contrari. Arrivano altri fondi per il bonus psicologo, la proroga dello smart working per i genitori di under 14 nel privato, lo slittamento dei tempi di pagamento per le prime due rate della rottamazione (c’è tempo fino a lunedì 18 dicembre) e il reintegro della gestione della A24-A25 al gruppo Toto.

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