Big Rom rassicura Mourinho e i giallorossi: dopo i veleni estivi la sfida contro l’Inter lo carica. E il suo sogno sarebbe realizzare la rete della vittoria giallorossa

Massimo Cecchini

– roma

I tradimenti non sono tutti uguali. Ci sono amanti che si nascondono dentro l’armadio e sperano che passi la tempesta, altri invece che l’affrontano a viso aperto, rivendicando il loro sentimento. La sensazione è che Romelu Lukaku – eroe non proprio suo malgrado di quella profana rappresentazione che è il calcio – si piazzi un po’ a metà fra le due alternative. Pur evitando nuove impegnative dichiarazione sentimentali (visto come è andata a finire l’ultima volta), stasera l’attaccante belga alzerà il volto verso il cielo di Milano come per dire: “Io non ho paura”. Lo stesso messaggio, in fondo, che in questi giorni ha ripetuto ai suoi compagni e allo stesso José Mourinho, un po’ ironici e un po’ preoccupati, perché se Big Roma dovesse andare fuori giri per eccesso di nervosismo sarebbe un problema per tutti.

Stupore, seduzioni e soldi

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 Ma che i sentimenti volubili e i matrimoni beffati sappiano destare anche qualche simpatia, è storia nota. In fondo, chi potrebbe prendersela con Francesca da Rimini raccontata dall’Alighieri, oppure con Anna Karenina narrata da Tolstoj? Persino la ingenua madame Bovary di Flaubert a suo modo desta tenerezza. Certo, nel calcio si cambia quasi sempre per uno stipendio, perciò i traghettamenti fra due sponde fieramente rivali – da Meazza (Inter e Milan) a Cordova (Roma e Lazio) – in genere all’amore (o al disamore) uniscono anche il companatico. Stavolta, però, sembra esserci qualcosa di diverso. Qualche sociologo potrebbe tirare in ballo la voglia dei tifosi di riavere delle bandiere in un mondo del calcio ormai refrattario a questo tipo di ragionamenti, ma forse è meglio volare più bassi e limitarsi solo al bruciore dettato dalla sorpresa. D’altronde, il 13 giugno – solo tre giorni dopo la sconfitta in finale di Champions contro il Manchester City, che lo vide protagonista in negativo – Lukaku dichiarava fedeltà: “L’Inter ha ancora fame. Torneremo a combattere per scrivere la storia”. Capite: Romelu parlava per conto del club nerazzurro. D’altronde, perché sorprendersi? In fondo si era autonominato il re di Milano, cosicché l’avvenire sembrava ricco solo di leopardiane “magnifiche sorti e progressive”, ovviamente declinate solo in chiave Inter, tanto che il 7 luglio chiedeva al Chelsea di posticipare il ritorno a Londra per definire la vicenda. Il 14 luglio, poi, la fumata bianca. I nerazzurri chiudono l’accordo con la società londinese, ma da quel momento il belga si nega al telefono perché attratto da una nuova passioncella: la Juve. Come andrà a finire è noto a tutti. Magari in questa stagione Lukaku non giocherà la Champions, ma l’amore che gli hanno riservato i romanisti – e che lui ha ripagato con 8 gol in 10 partite – è di quelli che valgono.

la rivincita

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Non nascondiamolo: a Big Rom non ha fatto per niente piacere tutto ciò che si è scritto in questi ultimi due mesi sulla sua volubilità. Non è un caso che, dal ritiro della nazionale, abbia detto sibilino: “Se dicessi come sono andate veramente le cose, rimarreste scioccati. Un giorno capirete perché in finale di Champions non ero presente con la testa”. Attendiamo pazienti, ma anche un po’ disincantati, perché se si tratta sempre di promesse di posti da titolare o di più soldi sul contratto, siamo sempre ai piani bassi delle motivazioni per un addio del genere. In ogni caso, probabilmente hanno ragione quelli che pensano come i giocatori non debbano giustificarsi di nulla in quanto professionisti o, in qualche caso, aziende. Chissà, forse avrebbe persino svelenito i derby vedere Totti alla Lazio, Nesta alla Roma, Maldini all’Inter e Zanetti al Milan. Forse avrebbe reso i tifosi persino un po’ più consapevoli del fatto che soffrire per una squadra ci sta, ma per un giocare che parte magari no.

battute e mantra

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Perciò, alle amichevoli battute dei compagni su quello che oggi lo aspetterà a San Siro, Lukaku risponde lo stesso mantra: “Sono pronto e non ho paura”. Non ha neppure bisogno di farsi rimpiangere, perché tanto risentimento in fondo significa anche questo. Ciò che vorrebbe, però, è fare il gol della vittoria, chiudere gli occhi, portare il taglio della mano alla fronte e il dito verso la punta del naso, invocando quel silenzio che in ogni caso non ci sarà. Una sceneggiatura perfetta, un copione già scritto, anche se gli ingenui direbbero che così vincerebbero i “cattivi”. Possibile. Ma a proposito, nel calcio di oggi i “buoni” dove sono?



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