I soldi degli anziani per i capricci della figlia: dai 30mila euro per la retta della scuola all’Eur, l’Istituto Magnum. Fino alla chirurgia al seno. Maricetta Tirrito, la paladina dell’antimafia, finita in carcere per una serie di reati tra cui omicidio con dolo eventuale e circonvenzione di incapace, aveva costruito il suo piccolo impero grazie al Silver Cohousing di Ardea, la casa di riposo degli orrori, dove gli anziani, incapaci di intendere e di volere, venivano usati come bancomat per finanziare ogni sfizio: shopping, cene al ristorante, notti in hotel, biglietti aerei, auto a noleggio e tatuaggi.

Tra le spese folli ci sono anche quelle per la festa di compleanno del fidanzato Fabio Corbo e una crociera. Maricetta Tirrito li chiamava i suoi “nonnetti”. E si affezionava a loro quando si non intravedevano eredi: questo «c’ha casa», la sua raccomandazione, va trattato «come se fosse un gioiellino». Secondo l’accusa, sarebbero circa 385mila euro i soldi sottratti agli ospiti della struttura, finita sotto inchiesta dopo la morte di un anziano.

Il primo blitz dei poliziotti di Anzio risale allo scorso gennaio. Ma Tirrito, attivista antimafia, era certa di farla franca grazie alla sua rete di pubbliche relazioni: da Matteo Salvini a Fratelli d’Italia, dove poteva contare sul sostegno di Nicola Franco, presidente del VI municipio, e sull’amicizia di Chiara Colosimo, presidente della commissione antimafia.

La realtà che emerge dall’inchiesta, però, è che l’associazionismo di Maricetta Tirrito era composto da scatole vuote. A partire dal comitato dei collaboratori di giustizia, che si fregiava di rappresentare: «Io non ho mai conosciuto nessun pentito», racconta il suo bodyguard. In compenso, però, il suo braccio destro, Silvana Loconte, finita in carcere, veniva spacciata come vittima di estorsione nelle interviste. Tra i business della Tirrito, che spesso si «infiltrava» agli eventi con politici, c’erano anche i «corsi per operatori antiviolenza dal costo di 30 euro a partecipante».

Le spese per le attività venivano sostenute con le carte di credito intestate agli anziani. In tre casi la Tirrito era riuscita ad ottenere le procure per poter disporre dei loro beni grazie ai falsi certificati del medico Marina Endrijevschi. Gli anziani venivano isolati dalle loro famiglie. Tanto che quando uno di loro muore, Tirrito, mentre si attiva per riscattare una polizza da 380mila euro, si infuria con l’ospedale che ha avvisato i familiari: «Fammi sapere per favore chi ha parlato perché lo devo scrivere in denuncia. Ora il Sant’Anna andrebbe chiuso, è troppo grave».

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