La Corte Suprema americana respinge la richiesta del procuratore speciale Jack Smith di esaminare in tempi stretti il nodo dell’immunità presidenziale rivendicata da Donald Trump nel procedimento per l’assalto al Congresso. Smith aveva chiesto ai saggi di valutare con l’urgenza l’immunità aggirando il normale processo nelle corti di appello. Una richiesta di esame accelerato respinta dalla Corte Suprema senza alcuna spiegazione. La bocciatura rischia di far slittare l’inizio dei processi a carico di Trump.

La decisione della Corte Suprema di non esaminare in via rapida il nodo dell’immunità di Trump rappresenta una vittoria per l’ex presidente, che aveva chiesto ai saggi di non accelerare l’esame. Senza spiegazione e senza dissensi pubblici, la Corte Suprema ha indicato che lascerà alle corti di appello guardare la questione per prime. Il mancato intervento in tempi rapidi rischia di far slittare i processi a carico di Trump con conseguenze anche sulla campagna elettorale. Smith chiedendo alla Corte Suprema di accelerare l’esame aveva legato il caso Trump a quello di Richard Nixon del 1974, quando l’allora presidente fu costretto su decisione dei saggi a consegnare informazioni della Casa Bianca da usare nel processo per il Watergate.

“Ovviamente ho diritto all’immunità presidenziale. Ero presidente ed era mio diritto e dovere indagare e parlare delle elezioni truccate e rubate del 2020”. Lo afferma Donald Trump commentando la decisione della Corte Suprema di bocciare la richiesta del procuratore speciale Jack Smith che premeva per un esame accelerato sul nodo dell’immunità presidenziale di Trump. “La Corte Suprema ha rigettato all’unanimità il tentativo disperato del pazzo Jack Smith”, ha aggiunto Trump.

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