Il supporto, che sia verso un prodotto, una gamma di prodotti o perfino un intero brand, è una parte cruciale che può determinare un successo o un fallimento. Di recente, questa teoria l’ha dimostrata Palworld che nonostante le accuse di plagio e le perplessità sulle origini del progetto, ha registrato numeri da capogiro grazie al sostegno degli appassionati che hanno premiato il gioco ben oltre le aspettative.

Tuttavia, come disse un vecchio saggio – tale Eraclito – “panta rei“: tutto scorre, tutto è in continuo cambiamento, ed è così da sempre. Nonostante questo, c’è chi ritiene che tutto debba rimanere esattamente com’è e in alcuni casi, quello che prima era il sostegno incondizionato, diventa pura follia catastrofista. È quanto sta accadendo nella community di Xbox a fronte delle voci diffuse negli ultimi giorni sul possibile futuro multipiattaforma del marchio.

Sì, perché, si tratta semplicemente di voci, nulla di confermato, eppure pare siano bastate ad alcuni fan e influencer per decretare la fine di Xbox. In particolare, alcuni nomi noti tra i videogiocatori affezionati al marchio di Microsoft hanno dichiarato il loro allontanamento dal marchio. Qualcuno ha perfino condiviso le prove di aver venduto la propria console, altri pubblicato veri e propri video drammatici degni di una scena hollywoodiana.


Qualche fan, come accennato, ha dichiarato la morte del marchio Xbox, in quanto gli utenti di PlayStation e Nintendo non acquisterebbero mai i giochi Xbox, portando la divisione al declino. Tutte argomentazioni che riteniamo alquanto discutibili, ma riconosciamo che qualcuna ci ha fatto sorridere.

Il problema vero è il punto a cui questa “isteria da Xbox” è arrivata. Nelle scorse ore, alcuni dei membri del team Xbox hanno ricevuto delle vere e proprie minacce, una reazione ingiustificabile nei confronti dei dipendenti di un’azienda che insegue il profitto, e non la beneficenza.

Premesso che, come ribadito più volte, si tratta solo di voci, il comportamento di questi fan – e anche di qualche detrattore particolarmente esaltato – ci consente di fare qualche piccola riflessione, a partire proprio dal presunto futuro multipiattaforma di Xbox.

Da videogiocatori, non possiamo che essere felici se alcuni dei titoli più belli in circolazione arrivino ad un numero maggiore di persone. Soprattutto in questo periodo in cui il settore sta attraversando un momento difficile durante il quale i licenziamenti piovono senza sosta ormai dallo scorso anno. Allargare la platea di utenti e il numero di piattaforme supportate inevitabilmente necessita di più lavoro e a cascata di più personale. A questo va aggiunto che un pubblico più ampio corrisponde anche a un potenziale ritorno economico superiore per l’azienda. Insomma, vantaggi per tutti.

D’altronde si tratta di ovvietà già chiare non solo a Microsoft: Sony sta portando sempre più titoli su PC, originariamente rilasciati come esclusive PlayStation, e il riscontro è stato più che positivo. Capolavori come Marvel’s Spider-Man Remastered o The Last of Us Parte I sono diventati accessibili a un numero più ampio di giocatori in una veste migliorata che sfrutta le potenzialità dell’hardware PC.

E parlando proprio dell’hardware, in un settore così maturo e variegato, ha davvero senso essere legati alla piattaforma? Sarebbe così grave se qualcuno si divertisse con il multiplayer di Halo accedendovi da una PlayStation? O se qualcun altro volesse partecipare a una corsa pazza di Mario Kart dalla propria Xbox?

Quante volte avremmo voluto giocare con i nostri amici, ma a causa delle piattaforme diverse, non abbiamo potuto? Il multipiattaforma, per quanto nasca come fonte di profitto aggiuntiva, ha il potere di unire le community, di riunire il maggior numero possibile di persone che condividono la stessa passione e consentire ad altre che già si conoscono di giocare insieme da piattaforme diverse.

Sarebbe così deprecabile per Microsoft realizzare questo obiettivo se il prezzo fosse rinunciare alle famose “esclusive”? Ai posteri l’ardua sentenza (purché non sfocino nella violenza).

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