MILANO – L’Italia ha bisogno di “ulteriori sforzi di bilancio nei prossimi due anni”. Lo afferma il Fondo Monetario Internazionale nel Fiscal Monitor. “La probabilità che l’Italia raggiunga il deficit primario necessario per stabilizzare i suoi livelli di debito (stimato a più dello 0,5% del Pil per il 2024) è meno del 50%, indicando la necessità di ulteriori sforzi di bilancio nei prossimi due anni”, osserva il Fmi.

“Alcune economie (Italia, Giappone) hanno annunciato nuovi piani di stimolo di bilancio e nuove iniziative di spesa, spesso sulla base di ipotesi di finanziamento ottimistiche”, afferma ancora il Fondo, sottolineando che il “debito globale è previsto salire vicino al 100% del Pil entro il 2029” e questo aumento “sarà spinto da alcune grandi economie (per esempio Cina, Italia, Regno Unito e Stati Uniti), che hanno bisogno di agire per affrontare gli squilibri fondamentali fra la spesa e i ricavi”.

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Bankitalia ribadisce: “Crescita a +0,6% nel 2024”

Intanto la Banca d’Italia ribadisce le stime del Pil diffuse lo scorso 5 aprile che prevedono per l’economia italiana un aumento, nel 2024, dello 0,6% dopo un primo trimestre ‘debole’, un dato che sale allo 0,8 escludendo la correzione per le giornate lavorative. Nel bollettino economico dell’istituto centrale viene confermata anche la stima del Pil di un +1% nel 2025 e di +1,2% nel 2026. Una stima, quella di Via Nazionale, superiore a quella diffusa questa mattina dal Centro Studi di Confindustria che vede un +0,9% quest’anno e un +1,1% il prossimo.

“Impatto limitato da crisi nel Mar Rosso”

Nel suo bollettino Via Nazionale si sofferma anche sull’impatto della crisi nel Mar Rosso. “I rischi che il recente aumento dei costi di trasporto marittimo si traduca in forti pressioni inflattive in Europa appaiono al momento limitati”, sottolinea Bankitalia. “Anche in uno scenario particolarmente pessimistico, in cui i noli marittimi si stabilizzassero su livelli superiori al picco raggiunto in aprile, si assisterebbe a un rialzo dell’inflazione al consumo nell’area dell’euro pari al più a 0,3 punti percentuali”. Uno scenario meno pessimistico indurrebbe un aumento dell’inflazione al consumo al massimo di 0,15 punti percentuali.

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