Un’altra accortezza dei ricercatori è stata quella di stampare gli strati di tessuto orizzontalmente anziché verticalmente come avviene di solito. Ciò ha consentito di ottenere un tessuto di spessore minimo, migliorando l’accesso delle cellule a ossigeno e nutrienti.

Il nuovo modello di stampa 3D di tessuto cerebrale – spiegano gli autori della ricerca – non sostituisce altri modelli già esistenti, ma li integra. Questa tecnica di stampa 3D, infatti, permette di produrre un modello funzionale più semplice rispetto, per esempio, agli organoidi (repliche in miniatura di organi e tessuti umani), ma consente un controllo maggiore sul tipo di cellule inserite nel tessuto e tempi di realizzazione più brevi (poche settimane anziché mesi).

“Poiché possiamo stampare il tessuto in base a un progetto, possiamo avere un sistema definito per osservare come funziona la nostra rete cerebrale umana”, afferma Su-Chun Zhang, che ha coordinato il progetto. “Possiamo osservare in modo molto specifico come le cellule nervose comunicano tra loro in determinate condizioni”. Inoltre, è possibile ottenere diverse versioni di tessuto cerebrale che imitino aree del cervello differenti. Una possibilità che potrebbe dimostrarsi molto utile sia per capire meglio come si originano alcune patologie neurodegenerative sia per testare strategie terapeutiche.

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