Torino — Al liceo Plana di Alessandria, classico e musicale che ora si chiama liceo Umberto Eco, Matteo Philippe, 17 anni, è diventato un personaggio. Qualche giorno fa, esasperato dai continui ritardi e cancellazioni del treno in partenza alle 6,45 da Casale Monferrato, quello che la mattina dovrebbe portarlo in classe per la prima ora delle 8, ha lanciato una petizione in cui ha cercato di coinvolgere i pendolari della zona. Si è messo a distribuire volantini in stazione chiedendo pure un aiuto ai giornali: «Ho pensato che era ora di farsi sentire». Disubbidienza civile, chiamiamola così: «Visto il livello disastroso del servizio, se il controllore chiede il biglietto o l’abbonamento — spiega — dobbiamo rifiutarci di mostrarglielo».

Matteo, come sta andando la tua protesta?

«Finora più di 500 adesioni, e per fortuna le firme continuano a crescere».

Qual è la reazione del controllore quando gli dici che non hai intenzione di fargli vedere il biglietto?

«Le può sembrare curioso, ma non abbiamo ancora avuto l’occasione di verificarlo. Da quando è girata la notizia di questa protesta il biglietto non lo chiedono più. Sarà che hanno capito che i pendolari sono stufi e forse preferiscono evitare discussioni. Dall’inizio della scuola ho saltato la prima ora sei volte. E sono solo sei perché a volte è mio papà ad accompagnarmi in a macchina quando lo chiamo per dirgli che il treno è cancellato. Parlo solo dell’andata, i rientri non li conto. Martedì scorso dovevo tornare a Casale nel pomeriggio. Prima hanno annunciato un ritardo di venti minuti, ma quando il convoglio è arrivato sul binario, hanno fatto sapere che invece sarebbe stato cancellato. È comparso un autobus. Peccato che sia partito alla stessa ora in cui io sarei dovuto essere a casa».

Alla stazione di Casale hai distribuito volantini. I pendolari sono con te?

«Alcuni mi hanno ringraziato e raccontato i loro disagi. Altri mi guardano un po’ scettici, non credono che un ragazzo della mia età possa cambiare le cose. Sulle loro facce leggo la perplessità “disilluso, ma cosa credi di fare?”».

Bella domanda, sei ottimista?

«Non molto, ma almeno ci provo, la vita delle persone comuni dovrebbe essere importante e invece così non è. Ora mi arrivano segnalazioni, da Domodossola per esempio. Comunque molti mi hanno raccontato che anche i rimborsi per i ritardi sono difficilissimi da ottenere, uno ci ha provato tre volte e ancora non ha preso un soldo. Stiamo provando a batterci per farci rimborsare, ma il sistema dei reclami è cosa lunga e complessa».

A scuola che reazioni hai avuto?

«Quando ho messo la petizione sul sito Instagram, non quello ufficiale della scuola ma quello di noi studenti, ho avuto zero firme. Ci sono rimasto un po’ male, devo dire la verità, mi aspettavo solidarietà dai miei compagni. Però dopo che sono usciti i primi articoli, una insegnante mi ha fatto i complimenti».

I tuoi genitori approvano?

«Hanno detto che sono fieri di me, perché non mi limito a lamentarmi ma ho fatto qualcosa di concreto. L’unica preoccupazione, dicono, è che mi strumentalizzino politicamente. Sinceramente non penso succeda con una battaglia come questa».

Trenitalia ha fatto sapere che la situazione migliorerà già a partire da lunedì. Pensi che sia la volta buona?

«Vedremo, ma già in passato hanno detto che il problema sarebbe stato risolto e poi non è successo. Questa storia va avanti dalla fine del 2022 e non capita soltanto su questa tratta: tutta la zona è penalizzata. Bisognerebbe tener conto che non ci sono solo i viaggiatori dei Freccia Rossa, la gran parte delle entrate di Trenitalia arriva dai poveri pendolari, dagli studenti come me. I miei genitori pagano l’abbonamento che costa 25 euro a settimana»

La tua protesta prosegue?

«Penso sia giusto chiedere che perlomeno ci rimborsino un mese di abbonamento, ed è ancora poco. Non si fa altro che parlare di mobilità “green” e poi nel 2023, per arrivare puntuale a scuola si deve prendere l’auto. Dobbiamo aspettare che a salvarci sia l’auto elettrica?».

Ti consideri un attivista dell’ambiente?

«Ho troppo rispetto per chi si impegna davvero per definirmi un attivista. Mi accontento di fare qualcosa per migliorare la vita dei pendolari. Sarebbe già molto».

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