“Stiamo valutando la possibilità di fare ricorso immediato alla Corte europea di Strasburgo per la violazione dell’articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, che è già costata altre condanne all’Ungheria”: è quanto ha detto all’ANSA l’avvocato Eugenio Losco, uno dei legali italiani che assiste Ilaria Salis, la 39enne milanese da quasi un anno detenuta a Budapest.

“La violazione è palese, visto come è stata portata con un guinzaglio in aula”, prosegue l’avvocato Losco, rientrato ieri in Italia mentre i genitori di Ilaria Salis sono ancora a Budapest dove stamattina incontreranno prima la loro figlia in carcere e poi l’ambasciatore italiano in Ungheria Manuel Jacoangeli.

“Intanto andiamo avanti cercando di capire in cosa consiste l’impegno del governo per arrivare all’obiettivo degli arresti domiciliari”, ha concluso Losco.

 

Lega: ‘Nel 2017 aggredì nostro gazebo a Monza’

“Le immagini di Ilaria Salis incatenata in Ungheria sono scioccanti. Il 18 febbraio 2017, a Monza, un gazebo della Lega veniva assaltato da decine di violenti dei centri sociali – così una nota della Lega -, e le due ragazze presenti attaccate con insulti e sputi da un nutrito gruppo di facinorosi. Per quei fatti Ilaria Salis è finita a processo, riconosciuta dalle militanti della Lega. Le sue vicissitudini offrono l’opportunità di ribadire che il legittimo esercizio del dissenso non può mai sfociare in episodi di violenza, soprattutto come quelli messi in atto contro giovani indifese aggredite da un branco come successo a Monza”.

Davanti all’ambasciata di Ungheria a Roma poster di Ilaria

Nella notte tra il 30 e il 31 gennaio, a pochi passi dall’Ambasciata di Ungheria a Roma, è apparsa la nuova opera della street artist Laika dedicata a Ilaria Salis. Il poster, affisso all’incrocio tra via dei Villini e via Malpighi, ritrae l’attivista antifascista, professoressa di Monza, che spezza le catene, sul suo vestito la scritta: “Ila resisti”.

“La Salis è detenuta in Ungheria da 11 mesi in condizioni disumane. Le immagini che abbiamo visto dell’aula di tribunale sembrano arrivare da Teheran, non da un paese dell’Unione Europea. Neanche Breivik in Norvegia, il terrorista della strage di Utopia che fece il saluto nazista in aula, era legato così”, ha dichiarato Laika, riferendosi alle tragiche immagini della professoressa di Monza apparsa in tribunale incatenata. “Questa è una violazione dei diritti umani da parte di uno Stato membro e non si può rimanere in silenzio, senza far nulla – ha continuato l’artista -; è una dimostrazione di forza di uno Stato che tende sempre di più all’autoritarismo e che cancella i diritti”. Salis rischia fino a 24 anni di carcere per l’accusa di tentato omicidio colposo per aver partecipato ad un’aggressione ai danni di alcuni neofascisti durante il raduno del ‘Giorno dell’onore’. “Sono fiera di sostenere Ilaria, da attivista e da antifascista. Questa onda nera che si abbatte sull’Europa va fermata. Ilaria va liberata. Subito”, ha concluso Laika. 

100mila firme in poche ore per riportare Ilaria Salis in Italia

Ha superato le 100mila firme in poche ore la petizione online lanciata su Change.org dal “Comitato Ilaria Salis libera” che chiede al Governo italiano e al Presidente della Commissione per i diritti umani del Parlamento Europeo di attivarsi per riportare in Italia l’attivista di 39 anni che dallo scorso febbraio è rinchiusa in carcere a Budapest.

Scopo del Comitato e della raccolta firme è fare in modo che “la cittadina italiana Ilaria Salis possa affrontare in Italia il processo per i reati che le vengono contestati e si giunga, quindi, alla sua immediata liberazione in virtù della palese violazione del Diritto internazionale e dei diritti umani che la sua lunga e sofferta carcerazione evidenzia.” Attualmente, Salis è rinchiusa “in condizioni incompatibili con uno Stato democratico e con le convenzioni internazionali sui diritti umani e sui diritti delle persone private della propria libertà”, affermano gli autori della petizione. Tra i commenti di coloro che hanno firmato, le ragioni di tanti cittadini indignati dalle immagini arrivate da Budapest: “Il trattamento che sta subendo – si legge in uno dei commenti – non è degno della Comunità Europea”. 

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