“Stiamo valutando la possibilità di fare ricorso immediato alla Corte europea di Strasburgo per la violazione dell’articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, che è già costata altre condanne all’Ungheria”: è quanto ha detto all’ANSA l’avvocato Eugenio Losco, uno dei legali italiani che assiste Ilaria Salis, la 39enne milanese da quasi un anno detenuta a Budapest. “La violazione è palese, visto come è stata portata con un guinzaglio in aula”, prosegue l’avvocato Losco, rientrato ieri in Italia mentre i genitori di Ilaria Salis sono ancora a Budapest dove stamattina incontreranno prima la loro figlia in carcere e poi l’ambasciatore italiano in Ungheria Manuel Jacoangeli.

“Intanto andiamo avanti cercando di capire in cosa consiste l’impegno del governo per arrivare all’obiettivo degli arresti domiciliari”, ha concluso Losco.

I giudici ungheresi hanno già respinto nel giugno scorso la richiesta per il trasferimento di Ilaria Salis agli arresti domiciliari in Italia, avanzata dagli avvocati della 39enne. Il motivo era il pericolo di fuga. A quanto si apprende, la richiesta potrebbe essere rivalutata solo a seguito di una preventiva applicazione dei domiciliari in Ungheria, su decisione dei giudici: solo in seguito a questa disposizione, quindi, si potrebbe prendere in considerazione la possibilità di applicare la decisione quadro del Consiglio europeo per il reciproco riconoscimento delle decisioni sulle ‘misure alternative alla detenzione cautelare’. 

 

Davanti all’ambasciata di Ungheria a Roma poster di Ilaria

Nella notte tra il 30 e il 31 gennaio, a pochi passi dall’Ambasciata di Ungheria a Roma, è apparsa la nuova opera della street artist Laika dedicata a Ilaria Salis. Il poster, affisso all’incrocio tra via dei Villini e via Malpighi, ritrae l’attivista antifascista, professoressa di Monza, che spezza le catene, sul suo vestito la scritta: “Ila resisti”.

“La Salis è detenuta in Ungheria da 11 mesi in condizioni disumane. Le immagini che abbiamo visto dell’aula di tribunale sembrano arrivare da Teheran, non da un paese dell’Unione Europea. Neanche Breivik in Norvegia, il terrorista della strage di Utopia che fece il saluto nazista in aula, era legato così”, ha dichiarato Laika, riferendosi alle tragiche immagini di Salis apparsa in tribunale incatenata. “Questa è una violazione dei diritti umani da parte di uno Stato membro e non si può rimanere in silenzio, senza far nulla – ha continuato l’artista -; è una dimostrazione di forza di uno Stato che tende sempre di più all’autoritarismo e che cancella i diritti”. “Sono fiera di sostenere Ilaria, da attivista e da antifascista. Questa onda nera che si abbatte sull’Europa va fermata. Ilaria va liberata. Subito”, ha concluso Laika. 

100mila firme in poche ore per riportare Ilaria Salis in Italia

Ha superato le 100mila firme in poche ore la petizione online lanciata su Change.org dal “Comitato Ilaria Salis libera” che chiede al Governo italiano e al Presidente della Commissione per i diritti umani del Parlamento Europeo di attivarsi per riportare in Italia l’attivista di 39 anni.

Scopo del Comitato e della raccolta firme è fare in modo che “la cittadina italiana Ilaria Salis possa affrontare in Italia il processo per i reati che le vengono contestati e si giunga, quindi, alla sua immediata liberazione in virtù della palese violazione del Diritto internazionale e dei diritti umani che la sua lunga e sofferta carcerazione evidenzia.” Attualmente, Salis è rinchiusa “in condizioni incompatibili con uno Stato democratico e con le convenzioni internazionali sui diritti umani e sui diritti delle persone private della propria libertà”, affermano gli autori della petizione. Tra i commenti di coloro che hanno firmato, le ragioni di tanti cittadini indignati dalle immagini arrivate da Budapest: “Il trattamento che sta subendo – si legge in uno dei commenti – non è degno della Comunità Europea”. 

Lega: ‘Nel 2017 aggredì il nostro gazebo a Monza’. Il legale di Ilaria Salis: ‘Assolta per danneggiamento. Non è stata individuata da militanti, partecipava solo al corteo’

“Le immagini di Ilaria Salis incatenata in Ungheria sono scioccanti. Il 18 febbraio 2017, a Monza, un gazebo della Lega veniva assaltato da decine di violenti dei centri sociali – così una nota della Lega -, e le due ragazze presenti attaccate con insulti e sputi da un nutrito gruppo di facinorosi. Per quei fatti Ilaria Salis è finita a processo, riconosciuta dalle militanti della Lega. Le sue vicissitudini offrono l’opportunità di ribadire che il legittimo esercizio del dissenso non può mai sfociare in episodi di violenza, soprattutto come quelli messi in atto contro giovani indifese aggredite da un branco come successo a Monza”.

 “Ilaria Salis è stata assolta per non aver commesso il fatto in relazione all’episodio dell’aggressione al gazebo della Lega nel 2017”: è quanto ha chiarito all’ANSA il suo legale, l‘avvocato Eugenio Losco. “La signora Salis non è stata affatto individuata dalle due militanti della Lega ma solo individuata come partecipante al corteo che si svolgeva quel giorno a Monza da un video prodotto in atti. Il giudice nella sentenza ha specificato che risulta aver partecipato solo al corteo senza in alcun modo aver partecipato all’azione delittuosa di altre persone né di aver in qualche modo incoraggiato o supportato altri a farlo”. “Nella sentenza – ricorda l’avvocato Losco – il giudice ha scritto che ‘la mera partecipazione al corteo senza partecipazione o istigazione all’azione delittuosa non può costituire un’ipotesi concorsuale neanche morale’ e quindi non c’è nessuna grana che la riguardi”. L’avvocato Losco spiega infatti che quel giorno Ilaria Salis partecipò al corteo a Monza dal quale si staccarono alcune persone che danneggiarono il gazebo della Lega, senza appunto che lei fosse coinvolta in alcun modo in quell’azione, come stabilito dal processo.

“L’avvocato Roberto Zingari assiste una delle militanti della Lega aggredite e insultate a Monza nel 2017: è determinato a promuovere azioni e a utilizzare tutti gli strumenti di legge per fare piena luce su quell’episodio di gravissima violenza politica”, specifica l’ufficio stampa del partito di Matteo Salvini. “L’aggressione fisica, gli insulti e gli sputi contro una ragazza non possono restare impuniti” spiega l’avvocato Zingari.

La Lega era parte offesa e si poteva costituire in giudizio come parte civile ma non lo ha fatto – ha commentato l’avvocato Eugenio Losco all’ANSA le parole dell’avvocato Zingari -. E’ stato lo stesso pm a chiedere l’assoluzione e quindi non ha fatto appello quando il giudice ha assolto tutti gli imputati, compresa Ilaria Salis”. “Oltre alle due militanti – prosegue l’avvocato Losco – testimoniò anche Federico Arena, segretario della Lega di Monza, e quindi il processo era ampiamente noto alla Lega, che comunque non si costituì parte civile”. 

“La Lega anziché battersi per non vedere calpestata la dignità di una cittadina italiana si mette a rovistare nel suo passato – così la segretaria dem Elly Schlein -, ancora prima che sia pronunciata sentenza ha già deciso la colpevolezza, e mette altre catene ai polsi e alle caviglie di Ilaria Salis richiamando accuse su cui è già stata assolta. In questa nostalgia di Medioevo dove sparisce la presunzione di innocenza Salvini” fa “affermazioni di un paternalismo insopportabile, ma se sostiene che chi è accusato di lesioni non possa fare la maestra viene da chiedergli come possa, chi è accusato di sequestro di persona, fare il ministro”.

L’Ungheria alla Corte di Milano: ‘Da noi trattamento umano dei detenuti’

“Se la persona viene consegnata e presa in carico, il suo collocamento si svolgerà in condizioni coerenti con quanto previsto dalla Convezione europea sui diritti dell’uomo – scrive l’amministrazione penitenziaria ungherese in una integrazione di risposte fornite dall’Ungheria alla Corte d’Appello di Milano per il caso di Gabriele Marchesi, coindagato di Ilaria Salis e ai domiciliari in Italia -, dalla raccomandazione delle Nazioni Unite sulle linee guida minime per il trattamento umano delle persone arrestate, nonché dalla raccomandazione numero R2006/2 del Consiglio d’Europa sulle regole penitenziarie europee”.

“Per quanto riguarda la collocazione del detenuto, ai rappresentanti consolari e diplomatici del rispettivo Stato in Ungheria viene data la possibilità, previa consultazione, di entrare nel relativo istituto penitenziario e ispezionare le condizioni di detenzione, nonché il personale del consolato del rispettivo Stato può visitare il detenuto”, ha scritto l’amministrazione penitenziaria ungherese rispondendo, con una missiva inviata alla Corte d’Appello di Milano sul caso Marchesi, ad un quesito dei giudici italiani, ossia quello sulla “disciplina legale dei colloqui” in carcere con i detenuti.

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