Dopo El Greco, un altro grande maestro della pittura spagnola arriva a Palazzo Reale, Francisco José de Goya y Lucientes (1746-1828), con la mostra: “Goya. La ribellione della ragione”. Il curatore, Vìctor Nieto Alcaide, ha costruito un percorso con settanta opere, fra dipinti e incisioni, che restituiscono una “mostra più ideologica che antologica”. La vita di Goya ha coinciso con un periodo di grandi cambiamenti e avversità, tra l’Illuminismo e rivoluzione francese: “È stato il primo pittore a esprimere le proprie idee attraverso l’arte e il primo a rinnegare il sistema di produzione dell’arte su commissione. Ha vissuto un mondo cupo, che è penetrato nella sua arte e l’ha plasmata”, ha sottolineato il curatore. Goya nel 1797, a 50 anni, dopo un periodo di la malattia e la sopraggiunta sordità, compose il grande ciclo  i “Capricci”, incisioni satiriche che crearono un enorme scandalo. Nel ciclo “I disastri della guerra” realizzato dal 1810 al 1820, le opere raffigurano episodi di barbarie ambientati durante il periodo della guerra d’indipendenza spagnola; lavori che indagano l’orrore di cui è capace l’uomo. Alle stampe sono accostate le matrici in rame da poco restaurate e prestate dall’Istituto di Calcografia della Real Academia di Spagna. La mostra, nell’allestimento di Fabio Novembre, si chiude con un simbolico gioco di luci che passa dal chiarore all’oscurità. L’esibizione è in programma fino al 3 marzo.

a cura di Valentina Tosoni

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