Silvio Berlusconi, 6 libri che raccontano l’uomo e il politico tra luci e ombre

Milano 2 è dove Il Giovane Berlusconi ci fa cominciare, in quell’esperimento urbanistico oggettivamente perfetto, preludio ad una cavalcata trionfale che trova nella liberalizzazione dell’etere l’arma definitiva nelle mani di Berlusconi. Se Nietzsche diceva che la Storia la fanno le grandi personalità, ebbene Berlusconi è la suprema conferma di questo, senza che tale giudizio poi in questa miniserie vada oltre la mera constatazione. Non si tratta infatti di una narrazione elegiaca o al contrario di un dito puntato. Lo sguardo freddo, chirurgico, distante dal giudizio morale, ci dona un’analisi psicologica, comportamentale ed emotiva del Silvio Berlusconi che si fa Cavallo di Troia dello yuppismo statunitense. Sarà ciò che trasformerà Milano, l’Italia e poi grazie a lui diventerà quel mix di sentimenti, visione della vita e ottimismo fondamentalista autoassolutorio che è stato il berlusconismo. Giovanni Minoli, Iva Zanicchi, Marcello Dell’Utri, Fedele Confalonieri, Carlo Freccero, Adriano Galliani, Achille Occhetto, Stefania Craxi sono solo alcuni dei nomi che ricordano di questo o quell’episodio, ci danno la loro visione su un uomo che dietro quel sorriso da venditore eccezionale, nella realtà è stato molto più distante e sfingico di quanto si pensasse. Telemilano, il Canale 58, è il seme da cui germoglierà quel dominio mediatico che nessuno, davvero nessuno, tra i leader politici moderni, è mai riuscito ad imitare. Qualcosa di così incredibile che si ha quasi l’impressione oggi, che il Cavaliere non c’è più, che si faccia finta che non è mai successo, che non siamo stati complici di tutto questo.

La cronaca puntuale e impietosa di una mutazione collettiva

Il Giovane Berlusconi non esprime giudizi morali. Il che è il suo più grande pregio, oltre naturalmente la fluidità della narrazione, il montaggio coerente con la volontà di farci capire che lo abbiamo avuto dentro le nostre per decenni, ma in realtà Berlusconi non lo abbiamo mai conosciuto veramente. La televisione commerciale arriva, non poteva che arrivare, come estensione della volontà di disimpegno generalizzata che lui, Silvio Berlusconi, ex cantante di navi da crociera, venditore incallito, lo ha capito prima di tutti gli altri. Capì anche quanto avrebbe contato nella testa delle persone, quale potere poteva trasmettere ed in fin dei conti è questo il cuore de Il Giovane Berlusconi: spiegarci come e perché la sua più grande arma è stata la capacità di comprendere le potenzialità di questo medium, che la RAI aveva fossilizzato. Tu devi fare un palinsesto che imprigioni il pubblico sentenzia Freccero, ed è ciò che Berlusconi ha fatto. Ammetterlo, è anche ammettere che oltre alle veline, la mercificazione costante della donna, i programmi spazzatura e casinisti, Berlusconi ci ha anche donato tanto, tantissimo intrattenimento di qualità. Il che, ancora una volta, è utile per guardare al fenomeno che egli è stato andando oltre il giusto e sbagliato, come ogni analisi storica dovrebbe essere nel momento in cui il suo protagonista gli si è consegnato. Costanzo, Craxi, Dell’Utri, sono i nomi che però accompagnano suoni particolari e anche sinistri della sua storia, ammorbidita dall’immortalità conquistata con il Milan, con intere generazioni che in lui vedevano il faro. Siamo stati elettori, consumatori, tifosi, tutto questo assieme.

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