Non chiamatelo Totonno. Preferiva Antonio. Anche un diminutivo o un nome dolcemente storpiato gli dava fastidio. Come la familiarità, il folclore, la complicità. Da San Giovanni a Teduccio aveva portato tutto: la fierezza nello sguardo tagliente e diffidente, la dignità inossidabile dell’uomo precoce, il rifiuto del compromesso, il coraggio della rinuncia.

Capitano del Napoli a 23 anni, direttore generale della sua società senza un giorno di attesa, la proposta del presidente Corrado Ferlaino, una firma ed era già a cercare un campione da portare nel suo Napoli.

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