La chiamano “la calma prima della tempesta”. Decine di trattori sfilano per le strade di Bruxelles in direzione quartiere europeo. Il perimetro dell’area è circondato dal filo spinato. Di tanto in tanto un clacson suona ad annunciarne l’arrivo e un petardo esplode. L’assedio degli agricoltori al cuore dell’Europa è pronto a consumarsi e a salire via via d’intensità, quando i leader Ue si riuniranno all’Europa Building per un vertice già funestato dal veto di Viktor Orban al pacchetto di aiuti da 50 miliardi di euro per Kiev. Una tempesta perfetta a 130 giorni dalle elezioni europee.
Che Bruxelles – accusata anche dal vicepremier Matteo Salvini di essere “disastrosa sul fronte del lavoro e dei diritti” – prova a disinnescare con due misure messe sul tavolo in fretta e furia per rispondere alla chiamata di Emmanuel Macron: tutele sulle importazioni delle derrate alimentari – grano in testa – a dazio zero dall’Ucraina e un nuovo stop per tutto il 2024 all’obbligo di mettere a maggese il 4% dei terreni per accedere ai fondi Pac.
La rivolta dei gilet verdi dilagata ormai da nord a sud del continente – dalla Francia al Belgio, dalla Germania all’Est Europa, dall’Italia alla Grecia, fino alla Spagna – alimenta l’angoscia dei vertici Ue sotto lo sguardo vigile della polizia schierata lungo le strade adiacenti alla sedi del Parlamento europeo, della Commissione e del Consiglio. Le rivendicazioni sono comuni: redditi e aiuti più alti, no ai rigidi paletti del Green Deal, tutele dagli eventi climatici estremi, dal caro energia, dalle epidemie come l’aviaria e dalla concorrenza sleale del resto del mondo. Simboleggiata da accordi – Mercosur in testa – che, nella visione del settore soprattutto francese, favoriscono l’invasione sul mercato europeo di prodotti con standard dubbi e prezzi più bassi. Una collera davanti alla quale Bruxelles ha tentato di mettersi al riparo proponendo di rinnovare per un altro anno – tra giugno 2024 e giugno 2025 – le agevolazioni agricole e commerciali concesse a Kiev, combinandole però con salvaguardie rafforzate chieste a gran voce dagli agricoltori di frontiera, quelli di Ungheria, Polonia, Slovacchia, Repubblica ceca e Romania. Poi è arrivata anche la proposta, fortemente voluta da Parigi, di tenere ancora sospesi gli obblighi previsti dalla nuova Pac di mettere a riposo il 4% dei terreni a seminativo per poter ottenere i finanziamenti comunitari. Tutte misure accolte con soddisfazione dall’Eliseo, pronto però a dare nuova battaglia sull’accordo di libero scambio con i Paesi sudamericani. E che anche per Coldiretti, presente a Bruxelles a nome di agricoltori e allevatori italiani, rappresentano soltanto “un primo risultato” per ottenere lo stralcio “definitivo” dell’obbligo del maggese.
Gli agricoltori – è l’ammissione di von der Leyen sotto pressione anche in vista della corsa per un bis alla guida di Palazzo Berlaymont – “sono la spina dorsale della sicurezza alimentare dell’Ue”. E ora il dialogo politico con il settore e i governi dovrà “continuare”. A cominciare dal faccia a faccia con Macron. Al tavolo del Consiglio europeo – anche se ufficialmente non è previsto alcun passaggio sull’agricoltura – l’inquilino dell’Eliseo sarà il primo a sollevare il tema da incardinare nella revisione del bilancio Ue 2021-2027, di cui la Pac è uno dei pilastri con oltre trecento miliardi di euro a disposizione. La battaglia politica, ha preannunciato il ministro delle Finanze transalpino, Bruno Le Maire, sarà “un braccio di ferro”. In particolare sul Mercosur. Per Parigi l’intesa è troppo scottante e deve saltare. A spalleggiare la richiesta è pronto anche il Belgio, con il governo regionale della Vallonia – già protagonista otto anni fa della presa in ostaggio dell’accordo Ue-Canada (Ceta) – che chiede al governo centrale di Alexander De Croo, ora alla guida della presidenza Ue, di opporsi. A riaffermare le istanze circa trecento trattori sono pronti a convergere su Bruxelles. E almeno mezzo migliaio di manifestanti. 

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