L’amministratore delegato di Google Sundar Pichai continua ad amare il web. Si sveglia ogni mattina e legge Techmeme, un aggregatore di news accessibile solo online. Internet è dinamico e resistente, spiega il numero del colosso di Mountain View, e con l’aiuto di un motore di ricerca è ancora in grado di fornire qualsiasi informazione un utente stia cercando.

Ma il web e soprattutto le ricerche online stanno cambiando. Ce ne siamo resi conto tutti: le app di social media, le piattaforme di video brevi e l’intelligenza artificiale generativa hanno messo in discussione la nostra idea obsoleta di ciò che significa trovare informazioni di qualità online. Anche Pichai se ne è accorto, ma rispetto a molti altri ha più potere per guidare questa transizione.

Il nuovo Gemini

Le modalità con cui l’ad di Google ha lanciato Gemini, il modello di intelligenza artificiale più potente del colosso, suggerisce che – per quanto il buon vecchio web continui a piacerli – Pichai è molto più interessato a una versione futuristica di internet. E non potrebbe essere diversamente: i chatbot stanno arrivando a stanarlo.

Giovedì 8 febbraio Google ha annunciato che Bard, il chatbot che l’azienda ha sviluppato per sfidare ChatGPT di OpenAI, cambia nome. Ora si chiama Gemini, come il modello AI che lo alimenta, presentato per la prima volta a dicembre. Il chatbot diventa anche mobile, uscendo dalla fase “sperimentale” e avvicinandosi al pubblico generale. Avrà un’app su Android e una posizione di primo piano nell’applicazione di Google search su iOs. E la versione più avanzata di Gemini sarà disponibile all’interno di un piano di abbonamento a Google One da 20 dollari al mese.

Introducendo un paywall nella variante più potente di Gemini, Google mette direttamente nel mirino ChatGPT e il servizio in abbonamento di OpenAI, ChatGPT Plus. Ma Pichai sta anche sperimentando una nuova visione per l’offerta di Google, non per sostituire le ricerche online – almeno per il momento – quanto per costruire un’alternativa.

È il modo in cui ci siamo sempre avvicinati alle ricerche, nel senso che con l’evoluzione della ricerca, l’arrivo dei dispositivi mobili e i cambiamenti nelle interazioni degli utenti, ci siamo adattati – spiega Pichai, parlando con Wired US prima del lancio di Gemini –. In alcuni casi stiamo guidando gli utenti, come nel caso dell’AI multimodale. Ma voglio rimanere flessibile sul futuro, perché altrimenti non faremo le cose bene“.

La prossima era di Google

Il termine “multimodale” è tra gli elementi di Gemini preferiti da Pichai: uno degli aspetti che, secondo Google, distingue il suo chabot da ChatGPT e da Copilot di Microsoft (a loro volta basato sulla tecnologia OpenAI). In sostanza, Gemini è stato addestrato con dati in diversi formati: non solo testi, quindi, ma anche immagini, audio e codice informatico. Il risultato è che il sistema finito ha dimestichezza con tutte queste modalità e può rispondere a richieste testuali e vocali, o anche a foto.

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