Pegasus ha fatto scuola, da quando lo spyware di NSO è stato trovato sugli smartphone di mezzo mondo l’attenzione verso questa pericolosa tipologia di software è sensibilmente aumentata. Spesso chi li sviluppa afferma che il loro impiego è destinato ad organizzazioni governative e che la finalità è la protezione della sicurezza nazionale. Tuttavia non è sempre così – e lo si è visto – perché la tecnologia è stata sfruttata per tutt’altro, e non di certo con buone intenzioni.

Va dunque interpretata in questo contesto la richiesta di Google rivolta ai governi di potenziare la lotta contro l’industria degli spyware. La società di Mountain View ha anche richiamato formalmente alcune società di sicurezza informatica, accusate di permettere l’utilizzo di pericolosi strumenti di hacking. Si tratta di una sorta di “piccole NSO” che utilizzano avanzate tecnologie di spionaggio informatico per scopi illegali.

Il settore privato è responsabile di una significativa parte degli strumenti più sofisticati che rileviamo“, si legge nel report pubblicato dai ricercatori di Google. Nel documento viene riportata una lista di società che mettono a disposizione una serie di strumenti per violare gli smartphone aggirando le misure di sicurezza. Tra queste figurano ben tre aziende italiane: Cy4Gate, RCS Labs e Negg Group, cui se ne aggiungono altre da Grecia e Spagna.

Negg Group, ad esempio, viene accusata di utilizzare il suo software per spiare persone in Italia, Malesia e Kazakistan, mentre la spagnola Variston avrebbe infettato diversi smartphone attraverso Chrome, Firefox ed alcune app iOS.

Reuters ha cercato di mettersi in contatto con le aziende accusate senza tuttavia ricevere alcuna risposta.

Credits immagini: Pixabay

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