Sono passate appena due settimane da quando il sistema informatico degli ospedali di Verona è stato attaccato dai cybercriminali, ma sembra che per l’azienda sanitaria veneta non ci sia tregua. Nelle ultime ore, infatti, con un post pubblicato nel dark web la gang ransomware Rhysida – già nota in Italia per aver colpito istituzioni pubbliche e private come il Comune di Ferrara, l’Università di Palermo e l’Istituto Prosperius – ha rivendicato l’attacco all’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona, mettendo in vendita i dati sottratti dal sistema al prezzo di 10 bitcoin, pari circa a 350mila euro. Una cifra, in pratica, chiesta per il riscatto di quelli che i criminali informatici hanno definito come “dati esclusivi”.

Per dimostrare di essere in possesso di informazioni sensibili sottratte all’azienda ospedaliera veneta, la gang ha pubblicato sul dark web alcuni sample che contengono referti di esami di laboratorio, fatture elettroniche e file Excel che è ancora difficile codificare, ma che se sono senza dubbio collegati ai pazienti della struttura. Così facendo, i criminali stanno cercando di convincere la struttura a pagare il riscatto richiesto entro la data di scadenza fissata al prossimo 17 novembre. Trascorsi questi sette giorni, infatti, la gang minaccia di pubblicare i dati in suo possesso, il che rappresenterebbe una bella violazione della privacy dei cittadini veneti, considerando che i cybercriminali sembrerebbero essere in possesso di informazioni sensibili sulle malattie dei pazienti degli ospedali di Verona.

Alcuni esempi di schede sanitarie condivisi dalla gang ransomware Rhysida

Ancora una volta, quindi, sono le strutture sanitarie italiane a finire nel mirino delle cybergang, che continuano imperterrite a colpire aziende che non riescono in alcun modo a garantire la sicurezza dei propri sistemi informatici. Nell’ultimo anno, infatti, sono state tantissime le strutture bersagliate da cyberattacchi: l’Asl 1 Abruzzo, l’Ospedale Vanvitelli di Napoli, l’Irccs Multimedica di Sesto San Giovanni e l’Ospedale San Giuseppe di Milano, giusto per citarne alcuni. Insomma, un numero di vittime alquanto importante, che impone alle autorità di gestire la situazione il prima possibile. A essere in pericolo, infatti, non sono soltanto i dati dei pazienti, ma anche la salute delle persone.

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