L’Italia è il terzo paese in Europa per quanto riguarda l’audience degli esports – ossia tutti quei videogiochi che hanno circuiti competitivi a livello agonistico – secondo una ricerca condotta da Deloitte insieme alla Interactive Software Federation of Europe (Isfe). Sono dunque tanti gli italiani che amano intrattenersi guardando i pro player sfidarsi l’un l’altro in giochi come League of Legends, Fifa (ora conosciuto come Ea Sports Fc), Valorant e molti altri. Nonostante questo seguito, però, l’interesse non è affatto allo stesso livello se si parla di istituzioni, un divario che è molto più evidente se paragonato ad altre nazioni, soprattutto europee, che sembrano puntare molto di più su questo nuovo settore, costola della sempre più importante industria videoludica.

Per capire meglio la situazione degli Esports nel nostro paese, abbiamo avuto occasione di parlarne con Luigi Caputo, co-fondatore di Sport Digital House e fondatore dell’Osservatorio Italiano Esports, ente il cui intento è quello di aggregare tutte le realtà coinvolte in questo settore in un’unica piattaforma.

La situazione in Italia

Sin dagli albori, i videogiochi hanno sempre avuto una vena competitiva, spesso spettacolarizzata, come accadeva già tra gli anni ’80 e ’90, ad esempio con la Nintendo World Championship del 1990, oggi riconosciuto come uno dei primissimi eventi esport mai fatti, quando ancora il termine non era nemmeno lontanamente nato. Anche in Italia, specie nelle sale giochi, la competizione tra appassionati di videogiochi è sempre stata alta, cosa che è poi aumentata anche per via dell’effetto della Pandemia, come ci racconta anche Luigi.

È dagli anni ’80 in poi che sono emersi piccoli tornei e iniziative competitive. Possiamo affermare però che il fenomeno ha avuto una sua esplosione durante il lockdown negli anni del Covid, quando giocare online ai videogiochi ha rappresentato l’ultimo baluardo di socialità. Ecco che così si è acceso un faro mondiale anche sugli esports, perché le persone hanno scoperto che esistono tornei e competizioni basate sui videogiochi.”

Il recente aumento di popolarità degli esports ha dunque aumentato anche il bacino di pubblico nel nostro paese, ma chi è l’utente medio che li segue in Italia?

“Parliamo soprattutto di giovani appartenenti alla generazione Z (18-25 anni). L’aspetto interessante – e tutto italiano – è che l’attività degli esports, e in generale tutto il gaming, è trasversale tra le generazioni in Italia. Secondo le nostre ricerche dell’Osservatorio Italiano Esports, infatti, questa pratica interessa anche i giovani adulti (25-35 anni), fino agli over 55. Insomma, possiamo dire che l’Italia, oltre a essere un paese di allenatori, è anche uno di videogiocatori.

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