LONDRA – L’incubo è che il mar Rosso diventi nero: una minaccia che aleggia sul teatro della guerra fra l’America i suoi alleati da un lato, Italia compresa, e i ribelli Houti padroni dello Yemen dall’altra, parte del cosiddetto “asse della resistenza” islamica manovrato da Teheran attraverso tutto il Medio Oriente. Un pericolo non più solo teorico, dopo l’affondamento della nave mercantile britannica Rubymar, colpita lo scorso 18 febbraio dai missili dei militanti yemeniti filoiraniani mentre transitava nello stretto di Bad al Mandab e ora finita sott’acqua.

Tonnellate di fertilizzante

Sono stati gli stessi Houti ad annunciare che la nave è andata a fondo, secondo quanto riporta Sky News Arabia, emittente degli Emirati Arabi Uniti. Ed è sempre il governo degli Houti che dalla sua capitale Aden afferma: “L’affondamento provocherà una catastrofe ambientale nelle acque territoriali dello Yemen e in tutto il mar Rosso”. Battente bandiera del Belize e registrata nel Regno Unito, la Rubymar trasportava infatti oltre 41 mila tonnellate di fertilizzanti, oltre a grandi quantità di carburante. Dopo essere stata centrata su una fiancata da un razzo, come confermato dal Centcom, il comando centrale delle forze armate degli Stati Uniti, il mercantile ha iniziato a imbarcare lentamente acqua, generando in mare una chiazza di petrolio lunga decine di chilometri, mentre il suo equipaggio era stato evacuato a Gibuti. Ora la nave è andata a picco e il rischio di un disastro ambientale è ancora più alto.

45 attacchi da novembre

Si è trattato del primo affondamento e dell’attacco più devastante compiuto dai ribelli yemeniti dall’inizio della loro offensiva contro le navi commerciali in transito nel mar Rosso, una campagna motivata dagli Houti come una reazione alle operazioni militari di Israele nella striscia di Gaza dopo l’aggressione di Hamas nel sud dello Stato ebraico lo scorso 7 ottobre. Così come gli attacchi nel nord di Israele degli Hezbollah, il movimento libanese filoiraniano, gli attacchi al traffico navale fanno parte della strategia di Teheran per destabilizzare la regione, in opposizione ai suoi due grandi nemici, l’America e Israele, e ai Paesi arabi sunniti.

Da novembre a oggi, gli Houti hanno sferrato più di 45 attacchi con missili e droni contro navi mercantili e militari, compreso quello recente contro una nave da guerra italiana inviata a pattugliare l’area. Per adesso il danno è stato soprattutto economico, provocando una riduzione del 42 per cento del traffico commerciale in una via d’acqua fondamentale per gli scambi internazionali: dal canale di Suez e dal mar Rosso, infatti, passa il 15 per cento del commercio globale e il rischio di essere attaccati, o la necessità di pagare polizze assicurative esorbitanti, ha spinto molti colossi delle compagnie di navigazione ad abbandonare questa rotta da e per l’Estremo Oriente, preferendo il transito intorno all’Africa fino al capo di Buona Speranza, con conseguente aumento di tempi e costi.

Una catastrofe ambientale

Ma a questo punto si profila anche la minaccia ambientale. Non sono soltanto gli Houti a lanciare un monito del genere: è anche l’opinione del comando centrale americano. “Le 21 mila tonnellate di fertilizzante a base di fosfato di ammonio trasportate dalla Rubymar presentano un rischio ecologico per il mar Rosso”, commenta il Centcom. “E affondando con un carico simile, la nave comporta un pericolo sottomarino anche per altre imbarcazioni cargo in un tratto di mare particolarmente affollato”. Anche varie organizzazioni ambientaliste hanno lanciato un allarme in tal senso. “L’affondamento del mercantile può causare una catastrofe ambientale lungo le acque territoriali dello Yemen e nell’intero mar Rosso”, avverte TankerTracker, un sito che monitora il traffico commerciale via nave.

“Continueremo a colpire”

Come se non bastassero i lanci di missili e i droni, il comando americano ha reso noto di avere neutralizzato nella giornata di sabato un drone sottomarino yemenita: e potrebbero essercene altri. Se altre navi cargo o petroliere venissero affondate, il mar Rosso potrebbe davvero diventare nero, minacciando l’ecosistema marino, le comunità costiere e l’industria regionale della pesca. A parte il danno commerciale, Washington accusa gli Houti di dimostrare “totale indifferenza” per le conseguenze ambientali dei loro attacchi. Ma i ribelli yemeniti già dicono che gli attacchi proseguiranno: “Continueremo a prendere di mira le navi britanniche e qualsiasi ripercussione o danno di altro genere verrà aggiunto al conto del Regno Unito”, afferma il loro viceministro degli Esteri Hussein al-Ezzi con un messaggio postato sul social X. “La Gran Bretagna”, aggiunge il viceministro, “è uno stato canaglia che attacca lo Yemen e collabora con l’America nello sponsorizzare i crimini in corso contro i civili a Gaza”.

Il mistero della proprietà

In realtà, come nota il Financial Times, non è chiaro a chi appartenga la Rubymar: la nave batte bandiera del Belize, piccola ex-colonia britannica nel Centroamerica, indipendente dal 1981, è registrata come proprietà di una compagnia chiamata Gold Adventure Shipping, con sede nel porto di Southampton, nell’Inghilterra meridionale, e operata dal Libano. Di certo, tra le vittime della guerra del mar Rosso, rischia di esserci anche l’ambiente. Il mar Rosso potrebbe diventare nero come petrolio.

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