Secondo quanto riportato dalla Reuters, Apple sostiene che sia un “errore materiale fattuale” da parte della Commissione il ritenere gli App Store di iPhone, iPad, Mac, Apple TV e Apple Watch un unico negozio dato che tutti distribuiscono app per una piattaforme e dispositivi spcifici.

Apple ha anche contestato alla Commissione la caratterizzazione del suo sistema operativo iOS come un importante gateway per gli utenti aziendali per raggiungere gli utenti finali e l’obbligo di interoperabilità che ne consegue. I requisiti del DMA, infatti, richiedono la possibilità di consentire a terzi di interagire con i propri servizi e consentire agli utenti aziendali di promuovere le proprie offerte e concludere contratti con i propri clienti al di fuori della sua piattaforma.

Contestata dalla società di Cupertino alla Commissione anche la designazione della servizio di messaggistica iMessage come “servizio di comunicazione interpersonale indipendente dal numero” (NIICS), cosa che che ha spinto l’UE a indagare sulla sua osservanza delle regole DMA.

La Commissione sta infatti conducendo un’indagine separata. Il DMA prevede infatti che siano considerate gatekeeper, e dunque obbligate a rientrare nei “paletti” del dispositivo, tutte quelle piattaforme con un numero mensile di utenti attivi europei superiore a 45 milioni. Apple sostiene comunque che iMessage non è un NIICS in quanto non è un servizio a pagamento e non lo monetizza tramite la vendita di dispositivi hardware né tramite il trattamento di dati personali.

In quella che probabilmente non è una coincidenza, Apple ha recentemente annunciato che iMessage inizierà a supportare da fine anno anche lo standard tecnologico “Rich Communication Services”, evoluzione di SMS e MMS, che consentirà ai messaggi di testo di funzionare in modo più fluido tra iPhone e dispositivi Android. Le intenzioni di Apple sono comunque quelle di continuare a utilizzare “bolle blu” e “bolle verdi” per distinguere gli standard di messaggistica.

Questo ricorso da parte di Apple è solo l’ultimo fronte su cui si sta confrontando con le autorità di regolamentazione europee. La società guidata da Tim Cook, infatti, è anche coinvolta in una lunga controversia su un pagamento di 13 miliardi di euro di tasse in Irlanda, nonché in indagini su Apple Pay e sulle politiche dell’App Store.

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