Gina Carano ha denunciato LucasFilm e Disney con l’aiuto di Elon Musk per il suo licenziamento dalla serie TV The Mandalorian. L’attrice ed ex combattente di MMA ha annunciato lo sviluppo nelle scorse ore proprio su X, la piattaforma che, quando ancora si chiamava Twitter e non era controllata da Musk, aveva “causato” il suo licenziamento (mettiamo “causato” tra virgolette perché come è facile immaginare Disney è stata molto attenta nella scelta di parole nel suo commento pubblico sulla vicenda, e perché a quanto pare si è semplicemente deciso di non proporre un nuovo contratto all’attrice).

L’intera vicenda ruota intorno a un concetto molto caro a Musk: la libertà di espressione, e quali siano i suoi confini. L’imprenditore aveva annunciato già la scorsa estate l’intenzione di intervenire in aiuto di chi ha subìto ripercussioni nel proprio lavoro per via di post pubblicati sulla piattaforma. Carano, nel suo lungo post su X, ha detto che “mai mi sarei sognata che qualcuno avrebbe preso in considerazione il mio caso contro Lucasfilm/Disney. Ho comunque risposto ‘Penso di essere idonea’ e migliaia di persone mi hanno dato ragione, ma non mi aspettavo nulla. Con mia sorpresa, qualche mese fa ho ricevuto un’e-mail da un team legale ingaggiato da X per esaminare la mia storia e molte altre”.

Carano, che ha interpretato Cara Dune nelle prime due stagioni di The Mandalorian, aveva ricevuto molte critiche per alcuni tweet pubblicati su Twitter che erano stati percepiti come transfobici, razzisti e no-vax. Fin da subito la posizione dell’attrice è che non ha mai usato linguaggio offensivo o aggressivo nei confronti di nessuno, si è limitata a esprimere opinioni e fare qualche battuta su argomenti delicati.

Quando i tweet in questione hanno iniziato a sollevare il classico “polverone”, qualche tempo dopo l’uscita della seconda stagione di The Mandalorian, Disney ha risposto ai commenti dicendo che l’attrice “non è attualmente dipendente di LucasFilm e non prevediamo che lo sarà in futuro”, aggiungendo che le sue dichiarazioni su Twitter “che denigrano le persone in base alla loro identità culturale o religiosa sono ripugnanti e inaccettabili”. Carano si è in seguito definita vittima di bullismo da parte di Disney e Lucasfilm.









Curiosit
11 Feb


Praticamente in contemporanea con la “scomunica” di Disney, Carano è stata abbandonata anche dalla sua agenzia, United Talent Agency. Da quel momento la carriera dell’attrice si è sostanzialmente interrotta, con l’unica eccezione di un film western chiamato Terror on the Prairie, finanziato parzialmente da Ben Shapiro, noto osservatore e commentatore politico apertamente conservatore, e il film My Son Hunter, un biopic/commedia incentrato sulla vita di Hunter Biden, il figlio dell’attuale presidente degli Stati Uniti, che negli ultimi anni è accusato di corruzione dalla destra americana (finora senza prove particolarmente convincenti). Il film è distribuito dalla testata online di estrema destra Breitbart News.

Per il momento non è chiaro quanto possa essere fondata l’azione legale di Gina Carano. L’accusa è di licenziamento senza giusta causa e diffamazione; l’argomentazione del primo punto è che Carano non è stata l’unica a esprimere opinioni su argomenti molto delicati ma l’unica a essere stata licenziata, mentre per la diffamazione l’appiglio è il giudizio (“ripugnante e inaccettabile”) contenuto nello statement pubblico di Disney. Dal canto suo, Elon Musk in persona ha “ritwittato” il post chiedendo se ci sono altre persone interessate a partecipare alla causa. È interessante osservare peraltro che, secondo recenti indiscrezioni, Musk starebbe manovrando per acquisire Disney stessa, nientemeno. Per ora gli indizi sono tuttavia molto deboli e siamo poco oltre il campo delle speculazioni.

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