A 34 anni Gabriel Attal è diventato il più giovane primo ministro nella storia della Quinta Repubblica francese. Sostenitore di Emmanuel Macron sin dalla fondazione del partito En marche nel 2017, Attal è stato ministro dell’Istruzione nel governo precedente e ha assunto l’incarico di primo ministro il 9 gennaio a seguito delle dimissioni di Élisabeth Borne, su nomina dello stesso Macron.

Il cursus honorum

La carriera politica di Attal comincia tra le fila del Partito socialista, in cui milita per circa dieci anni tra il 2006 e il 2016. Nel 2014 venne eletto consigliere del comune di Vanves. Durante la presidenza di Hollande, lavora invece come collaboratore per l’allora ministra della Sanità, Marisol Touraine. La sua transizione verso il movimento di Emmanuel Macron è rapida: nel 2017 (ha 29 anni) si candida come deputato all’Assemblea nazionale per la 10ª circoscrizione degli Hauts-de-Seine alle elezioni legislative di quell’anno tra le file del nuovo partito di Macron, La République En Marche, venendo eletto.

Si è dimesso il 16 novembre 2018 dopo essere stato nominato segretario di Stato al ministero dell’Educazione nazionale all’interno del governo Philippe II e diventando, due anni più tardi, portavoce del governo. In qualità di questo ruolo conobbe un momento di notorietà negativa in Italia durante la prima crisi italo-francese sui migranti, nel luglio 2018, quando, intervenendo sulla rete tv Public Sénat a proposito del rifiuto del governo Lega-Cinque Stelle di accogliere nei suoi porti la nave Aquarius carica di migranti, Attal disse che “la linea del governo italiano è vomitevole, salvo poi tornare sui propri passi e chiedere scusa per i toni usati, poche ore dopo.

Le scelte discusse

Inizialmente nel secondo mandato di Macron, ha ricoperto il ruolo di ministro delegato per i Conti pubblici, prima di passare al dicastero dell’Istruzione (educazione nazionale) al posto del progressista Pap Ndiaye. Come ministro della per la scuola si è subito distinto per le scelte di autorità. Come il divieto dell’utilizzo in classe dell’abaya – la tunica islamica –, un modo per ribadire con fermezza il rispetto della laicità nelle scuole dopo il divieto del velo islamico (2004).

Ha lanciato anche una grande campagna contro il bullismo nelle scuole, raccontando di esserne stato vittima. Un compagno di liceo, Juan Branco, poi avvocato dei gilet gialli e feroce detrattore di Emmanuel Macron, ai tempi della scuola usava i primi blog per prenderlo in giro e rendere noto il suo orientamento sessuale. Attal non nasconde la sua omosessualità ma rivendica il diritto di avere una vita privata separata da quella pubblica, e anche la sua relazione con Stéphane Séjourné, segretario del partito Renaissance, venne rivelata anni fa non da lui ma su Twitter dallo stesso nemico personale di sempre, Juan Branco.

Nel ruolo di ministro dell’Educazione, Attal è emerso come una delle personalità politiche più apprezzate dai cittadini francesi, secondo i risultati dei sondaggi. È anche per questo che è stato scelto da Macron per fronteggiare, in vista delle elezioni europee di giugno, l’altro giovane (28 anni) mediaticamente molto brillante, Jordan Bardella, capolista del Rassemblement national. Al di là del contesto elettorale, il nuovo governo dovrà rispondere all’imperativo di “riarmo economico e civico“, dichiarato come obiettivo da Macron a inizio di gennaio. Nonostante la decisione di optare per una figura più incisiva rispetto a Elisabeth Borne, il presidente si troverà a operare in un contesto con margini di manovra altrettanto limitati.

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