Monsignor Georg Gaenswein ha dimostrato “mancanza di nobiltà e umanità”: lo afferma papa Francesco nel libro-intervista Papa Francisco. El sucesor (edizioni Planeta), realizzato con il giornalista Javier Martinez-Brocal e in uscita domani in Spagna.

Jorge Mario Bergoglio spiega che il funerale di Benedetto XVI – che secondo alcuni fu sottotono – fu gestito in pieno da monsignor Gaenswein, e rende noto che il proprio funerale sarà più sobrio di quello dei suoi predecessori, e in particolare il suo corpo sarà chiuso nella bara e non sarà esposto alla devozione dei fedeli.

Un libro spagnolo sul predecessore

Nel volume, tutto dedicato a Joseph Ratzinger, il Pontefice argentino analizza in modo circostanziato il proprio rapporto con il predecessore, sottolineando la sintonia e la continuità con il Papa tedesco e togliendosi qualche sassolino dalla scarpa. Racconta di quando Gaenswein portò dal Papa emerito un capo-dicastero appena giubilato dal Papa regnante per una photo opportunity poi usata per accreditare una contrapposizione tra i due; riferisce che Joseph Ratzinger era stato isolato dal suo segretario tedesco; uno stato di “custodia” che emerge anche da un altro episodio, quando l’infermiere che lo avvertì che il Papa emerito era ormai prossimo alla fine, venne apostrofato da un medico di essere uno “spione”. Ma spiega anche un fatto al quale aveva già fatto accenno in pubblico, relativo ad alcuni cardinali che volevano intentargli una sorta di processo per “eresia”, quando Francesco aveva fatto una dichiarazione a favore delle unioni civili tra persone dello stesso sesso, andando a denunciarlo a Benedetto XVI, il quale, invece, approfondita la questione, ha dato ragione a lui. Francesco sottolinea come, appena eletto, ha proseguito il lavoro di pulizia che Ratzinger aveva iniziato quando era scoppiato il caso Vatileaks: una delle vittime di quella congiura, rivela, era l’attuale Segretario di Stato Pietro Parolin.

“Mi è dispiaciuto che si usasse Benedetto”

Diversi passaggi del libro-intervista sono dedicati a monsignor Gaenswein, l’arcivescovo tedesco che, prima ancora del funerale, pubblicò il libro Niente altro che la verità (Piemme) nel quale raccontò la sua versione delle divergenze emerse tra il Papa regnante e l’emerito nei dieci anni di inedita coabitazione. Dopo alcuni mesi senza destinazione, Francesco ha rinviato Gaenswein senza incarichi nella sua diocesi tedesca, dove ora risiede.

“Che il giorno del funerale sia stato pubblicato un libro che parla male di me, raccontando cose che non sono vere, è molto triste”, afferma il Papa. “Ovviamente non mi tocca, nel senso che non mi condiziona. Ma mi è dispiaciuto che si usasse Benedetto. Il libro è stato pubblicato il giorno del funerale, questa cosa l’ho vissuta come una mancanza di nobiltà e umanità”.

Già sul volo di ritorno dall’Africa, a inizio 2023, il Papa aveva dichiarato che la morte di Benedetto XVI era stata strumentalizzata “da gente senza etica”, ma ora il giudizio è più duro e, soprattutto, il riferimento a Gaenswein è esplicito.

La photo opportunity polemica

Benedetto “era un cavaliere. Invece, le dico con rammarico che il suo segretario a volte mi ha reso le cose difficili. Ricordo un caso in cui sostituii qualcuno che era responsabile di un dicastero e la decisione suscitò qualche polemica. In mezzo a tutto quel rumore, il segretario prese l’iniziativa di portarlo a trovare Benedetto, dato che quella persona voleva salutarlo. Il problema è che hanno diffuso la foto di quell’incontro, come se Benedetto contestasse la mia decisione. Onestamente non era giusto”. Secondo il Papa, Ratzinger “non era del tutto cosciente” di queste manovre.

Quando Benedetto aveva paura di telefonare

Un atteggiamento manipolatorio che, secondo Francesco, adottato già molti anni prima. Gaenswein subentrò come suo segretario particolare già quando Ratzinger era prefetto della congregazione per la Dottrina della fede, subentrando a un altro segretario, monsignor Josef Clemens, che era rimasto amico con il futuro Papa. “Una domenica – racconta Francesco, riferendo di un episodio che gli è stato riferito – Benedetto ha chiamato al telefono Clemens e gli ha detto: “Ora posso chiamarti perché è uscito don Georg”. E’ come se, per non offendere i suoi collaboratori, evitasse di chiamarlo al telefono”. Più in generale, Ratzinger “era un uomo di gran mansuetudine. In alcuni casi, alcune persone ne hanno approfittato, forse senza cattiva intenzione, e hanno limitato i suoi movimenti. Sfortunatamente, in qualche modo, lo hanno circondato. Era un uomo molto delicato, ma non debole, era forte. Ma lì, con se stesso, era umile e preferiva non imporsi. E così ha sofferto abbastanza”.

L’incidente del libro con il cardinale Sarah

Monsignor Gaenswein appare anche per il noto episodio del libro sul celibato sacerdotale obbligatorio pubblicato con la doppia firma di Benedetto XVI, ormai Papa emerito, con il cardinale tradizionalista Robert Sarah: responsabilità, evidentemente, del segretario tedesco (la firma di Ratzinger fu tolta da una successiva edizione), per cui, racconta il Papa, “sono stato costretto a chiedere al segretario di Benedetto di richiedere un congedo volontario, mantenendo l’incarico di prefetto della Casa Pontificia e anche lo stipendio”. Quanto al porporato guineano, “il cardinale Sarah è un uomo buono, molto buono”, dice Francesco, ma “a volte ho la sensazione che il lavoro nella Curia romana lo ha reso un po’ amaro”.

Un “processo” per “eresie”

Francesco, che non vuole parlare del provvedimento con il quale ha annullato la liberalizzazione del messale pre-conciliare che era stato deciso da Ratzinger, chiarisce invece un’altra vicenda alla quale aveva accennato sempre nella conferenza stampa del 2023 di ritorno dall’Africa. Un giorno, racconta, alcuni cardinali “si presentarono a casa” del Papa emerito “per farmi praticamente un processo e mi accusarono davanti a lui del fatto che io avrei promosso il matrimonio omosessuale. Benedetto non si agitò, perché sapeva perfettamente quello che penso. Li ascoltò, uno a uno, li calmò e spiegò loro tutto”. Fu quando – Francesco lo spiega – il Papa pur ribadendo il no della Chiesa alle nozze tra omosessuali, aprì invece alle unioni civili. “Alcuni andarono a dire a Benedetto che dicevo eresie o che so io. Lui li ascoltò e li aiutò a distinguere le cose. Disse loro: “Non è un’eresia”. Come mi difese! La situazione – prosegue Francesco mi aiutò a capire che qui avevo persone che stavano mezzo coperte e che approfittavano della minima occasione per mordermi. E lui mi ha sempre difeso”.

“Lo tenevano in custodia”

Rilevante, nel libro-intervista con Martinez-Brocal, anche la rievocazione delle ultime ore di Benedetto e dei giorni che seguirono. Fu Francesco che a fine dell’udienza generale del 28 dicembre 2022 dette, pubblicamente, la notizia che le condizioni di salute del predecessore stavano precipitando. “Benedetto stava molto bene a Natale, tanto che il suo segretario, Georg Gaenswein, il giorno prima era andato in Germania”, ricorda il Papa. Ma la notte il Papa emerito ebbe una “crisi respiratoria grave”, “il medico disse che stava entrando in fase terminale” e “per questo mi avvisarono immediatamente”. Il Pontefice chiese pubblicamente preghiere per Benedetto XVI, andò a trovarlo, e mentre stava uscendo dal monastero dove Ratzinger abitava “mi accompagnava uno degli infermieri, e uno dei medici che stavano al monastero gli disse: “Tu sei uno spione”, accusandolo con tono dispregiativo”. Perché, chiosa il Papa, “la mentalità dei medici era di mantenere tutto chiuso. In qualche modo, mi ha fatto capire che tenevano Benedetto quasi in custodia. Mi capisca, non dico imprigionato o rinchiuso, ma in custodia”.

I funerali? “Delegai tutto a don Georg”

Papa Francesco torna pure sui funerali di Benedetto XVI. Javier Martinez-Brocal gli ricorda alcune polemiche da parte di chi volle attribuire al Papa regnante un “basso profilo informativo” sulle esequie del predecessore. “Delegai tutto a monsignor Georg Gaenswein”, la secca replica di Bergoglio. “Quando morì, mi chiesero cosa bisognava fare e io dissi: “Quello che decide il segretario di Benedetto”. Non volevo intromettermi”.

Le proprie esequie già nella bara

Parlando del funerale del suo predecessore, Francesco parla anche del proprio: quella di Benedetto “sarà l’ultima veglia fatta così, con il cadavere del Papa esposto fuori dalla bara, su un catafalco. Ho parlato con il maestro di cerimonie e abbiamo eliminato questo e molte altre cose”. Il Pontefice argentino spiega: “Sto rivedendo il rituale con il maestro di cerimonie affinché i Papi siano vegliati e sepolti come ogni altro figlio della Chiesa. Con dignità, come per qualunque cristiano, ma non sopra i cuscini. Secondo me, l’attuale rituale era troppo impegnativo. Tenere due veglie mi è sembrato eccessivo. Che se ne faccia una sola e con il Papa già nella bara, come in tutte le famiglie. Ho cambiato diverse cose, in linea con la riforma che già avevano fatto Paolo VI e Giovanni Paolo II”. E ancora: “Non ci sarà più la cerimonia per la chiusura della bara. Tutto sarà fatto nella stessa cerimonia, come con qualsiasi cristiano. Nel mio caso, inoltre, dovranno portarmi alla basilica di Santa Maria Maggiore. Quando il funerale sarà finito, mi porteranno lì”, spiega il Papa, che aveva già anticipato nei mesi scorsi questa sistemazione. Francesco smentisce, invece, la voce che avrebbe intenzione di mettere mano alla legge elettorale del Conclave.

Parolin vittima prescelta dei Vatileaks

Più volte il Papa sottolinea la “continuità” con il precessore, e in generale la continuità tra i Papi, pur nelle specifiche differenze personali. Francesco cita anche un caso molto concreto, quello dello scandalo che marcò l’ultimo tratto del pontificato di Benedetto XVI, quelli dei “Vatileaks”, i documenti riservati del Papa tedesco trafugati dal maggiordomo e filtrati alla stampa. “Si trattò di una congiura”, dice Bergoglio usando il termine argentino “trenza”: “Persone che manovravano, aggiravano… Una delle vittime sarebbe stato l’attuale cardinale Pietro Parolin, poiché si voleva impedirgli di diventare Segretario di Stato. Ma le dico una cosa su quelli che erano dietro: le persone che sbagliano, devi perdonarle e andare avanti. Altra cosa è chi è nascosto. C’erano alcuni di secondo livello che erano quelli che mettevano le mani in pasta”. E’ nei confronti di questi mandanti che i due Papi hanno agito di concerto: al loro primo incontro, come è noto, a Castel Gandolfo, Benedetto trasmise a Francesco una scatola bianca piena con le conclusioni dell’indagine interna che aveva commissionato a tre cardinali: “Mi dette tutto il materiale e mi disse: “Io ho sostituito questa persona, ho cambiato quest’altro e anche questo. E ora suggerisco questa persona, e anche questa, eccetera”. Mi disse tutto. In un periodo di tempo ragionevole, ho cambiato le persone che mi aveva suggerito Benedetto e anche altre che ho ritenuto io di cambiare”.

Ratzinger? Pastore autentico e progressista

Nel libro-intervista papa Francesco svela diversi altri episodi del passato, più o meno noti, come l’impegno di Benedetto XVI per indagare sugli abusi sessuali del fondatore dei Legionari di Cristo, Marcial Maciel, osteggiato da un pezzo della Curia wojtyliana, e per indagare sulla comunità francese di Saint-Jean; rivela che a Roma alcuni tentarono di non fare andare il Papa tedesco all’incontro dei vescovi dell’America latina che si svolse ad Aparecida nel 2007; e che da prefetto dell’ex Santo Uffizio si impuntò per bloccare chi lo voleva mandare in pensione da arcivescovo di Buenos Aires. Il Papa fornisce la propria ricostruzione tanto del Conclave del 2005 quanto di quello del 2013, dove, sostiene Francesco, anche il cardinale Angelo Scola, il grande sconfitto di quel Conclave, in realtà votò per lui. Il percorso sinodale tedesco “lo preoccupava”, racconta Bergoglio, e la lettera ai fedeli tedeschi che Francesco ha scritto nel 2019 era, secondo Ratzinger, “uno dei documenti più rilevanti e anche profondi” del suo pontificato. Benedetto XVI, afferma Francesco, è stato un “gran teologo” ma anche un “pastore autentico”; non si spinge a dire che è un “dottore della Chiesa” ma si dice convinto che potrebbe esserlo; non fa propria la definizione di “conservatore” attribuita a Ratzinger, e, anzi, tiene a dire che era “progressista”, in particolare durante il Concilio Vaticano II, ma, puntualizza, “anche la decisione di rinunciare era molto avanzata, molto progressista”.

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