Mussolini, le foibe, i patrioti risorgimentali: c’è il meglio del bagaglio ideologico della destra sovranista nel palinsesto Rai prossimo venturo. Come peraltro teorizzato dall’ad Roberto Sergio: “È arrivato il momento di concentrarsi su un nuovo storytelling”, scrisse nella lettera ai dipendenti con la quale, nel giugno scorso, illustrò il suo programma alla guida dell’azienda. Detto, fatto. Sei mesi più tardi, dopo aver trasformato talk e telegiornali in un formidabile strumento di propaganda, quel “cambio di narrazione” sempre vagheggiato dai vertici meloniani sta per diventare realtà. Sotto forma di fiction: l’ultimo tassello in grado di annientare la presunta egemonia culturale della sinistra per sostituirla con una di segno opposto.

Le fiction nostalgiche

Sono almeno tre i titoli annunciati per l’anno prossimo nella seduta del Cda in corso a Viale Mazzini. “La caduta del Duce” ripercorrerà tutta la fase finale del Ventennio fascista, raccontando le fasi finali della parabola di Benito Mussolini. E sarà interessante vedere come e se i nuovi potenti della Tv pubblica riscriveranno la storia, piegandola alle esigente dei tempi attuali. Il secondo titolo, “La rosa dell’Istria”, ispirato al romanzo Chi ha paura dell’uomo nero? di Graziella Fiorentin, edito da Mursia, è ambientato nel 1943 e narra il dramma degli esuli istriani e dalmati dall’armistizio al dopoguerra. Il terzo si concentrerà sulla vita e le opere di Goffredo Mameli, il poeta e patriota risorgimentale che morì a soli 22 anni, dopo aver composto le parole dell’inno nazionale italiano.

Rai3, si torna all’antico

Il cambio di narrazione sarà tuttavia accompagnato da una serie di contromisure per provare ad arginare il crollo degli ascolti. Specie di Rai3, la rete che più di altre è stata snaturata nel tentativo di espugnare lo storico fortino della sinistra. In questo caso l’idea è tornare all’antico, riproponendo volti e trasmissioni che nelle passate stagioni hanno contribuito a tenere alto lo share. E così, dopo essere stato espunto dai palinsesti autunnali nonostante il rapporto Qualitel stilato ogni anno dalla Direzione Marketing lo avesse piazzato fra i programmi più graditi del servizio pubblico, ricompare Che ci faccio qui di Domenico Iannaccone: lodato dalla critica, forte di un nutrito seguito social e amatissimo dal pubblico, la serie di inchieste ideata e condotta dallo storico inviato di Ballarò si riprende la prima serata, con sei puntate, per raccontare storie di vita e di riscatto nelle pieghe di un’umanità fragile e marginale. Subito dopo, toccherà a Riccardo Iacona ricominciare il viaggio di Presa diretta “attraverso i nervi scoperti del Paese”, non solo sulle questioni al centro del dibattito pubblico, ma anche su alcuni importanti temi trascurati dall’agenda della politica. Non solo. Nella seconda e terza serata di Rai3 partirà un nuovo programma in 4 puntate condotto da Edoardo Sylos Labini, altro volto sovranista fin qui trascurato, su quattro personaggi legati all’immaginario di destra: Mazzini, D’Annunzio, Marinetti e Guareschi. E non finisce qui: per rispondere alla cancellazione di Insider di Roberto Saviano oscurato dall’ad Sergio, è in cantiere un settimanale sulla mafia che sveli volti e protagonisti dell’organizzazione criminale e di chi la combatte.

Budget tagliato ad Avanti popolo

Non sono le uniche novità. L’altra riguarda Nunzia De Girolamo, che probabilmente non proseguirà il talk del martedì sera. Scelta non ancora definitiva: prima bisogna approntare un’alternativa che il direttore degli Approfondimenti, Paolo Corsini, non ha però trovato. La speranza di risollevare Avanti Popolo si sta infrangendo sui dati Auditel, che anche due giorni fa ha registrato un deludente 1,8% di share. Ragion per cui, dopo aver cambiato il regista, si è deciso di tagliare pure il budget di un secco 30 per cento. Duecentomila euro a puntata è difatti un costo insostenibile alla luce della mancanza di spettatori che porta con sé un drastico calo della pubblicità e del suo valore. Aggiustamenti per tentare di salvare il salvabile, in attesa di capire se la trasmissione potrà continuare a vivacchiare sino a maggio, come da progetto iniziale, o se dovrà abbassare il sipario per sempre.

Giletti rinviato a settembre

Lo sbarco in Rai di Massimo Giletti sembra invece rinviato a settembre. Secondo alcune indiscrezioni, l’anchor di Non è l’Arena avrebbe dovuto sbarcare in Rai da gennaio con una serie di speciali, ma la trattativa si sarebbe arenata. Il conduttore, cui si vorrebbe affidare una prima serata, dovrebbe perciò arrivare nella seconda metà del 2024. Confermatissimo invece Salvo Sottile: nonostante Farwest non sia decollato come ci si aspettava, i vertici Rai sono soddisfattissimi del programma del lunedì sera che viaggia poco sopra il 4%. Comunque più del doppio di De Girolamo: il che, di questi tempi, è grasso che cola.

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