Sono Google e Facebook che devono compensare il mondo dell’informazione – perché fornisce loro contenuti con cui popolano una parte significativa delle loro piattaforme – o è invece il mondo dell’informazione che deve ringraziare le piattaforme perché gli permette di conquistare lettori, traffico e quindi introiti?

È un dubbio che per lunghi anni è rimasto irrisolto, nonostante Google e Facebook siano state in più occasioni disposte a porgere un ramoscello d’ulivo sotto forma di compensazioni economiche e collaborazioni di vario tipo, anche allo scopo di evitare che a occuparsi della questione fossero le legislazioni nazionali (tendenti a favorire l’establishment giornalistico). Dalla Google News Initiative ai vecchi Instant Articles di Facebook (chi se li ricorda?). Dalla decisione, sempre di Facebook, di compensare per qualche tempo le testate giornalistiche che creavano video da pubblicare sul social network di Mark Zuckerberg, fino a strumenti come Facebook News (sulla cui recentissima chiusura torneremo tra poco).

Col tempo si è però capito chi avesse il coltello dalla parte del manico: ovviamente, le piattaforme della Silicon Valley, che se messe alle strette hanno dimostrato – soprattutto nel caso dei social network – di poter rinunciare senza troppi rimpianti ai link che rimandavano ad articoli online (e che quindi portavano l’utente fuori dal social in questione), concentrandosi sempre di più sullo sviluppo dell’economia interna legata al mondo dei creator e degli influencer.

Stop a Facebook News

L’ultimo capitolo di questa saga risale a pochi giorni, quando Facebook ha annunciato la chiusura definitiva della sezione Facebook News nel Regno Unito, in Germania e in Francia (dopo averla già chiusa l’anno scorso negli Stati Uniti). Si potranno comunque pubblicare link sul social fondato da Zuckerberg, ma a partire da dicembre non sarà più disponibile la sezione dedicata all’informazione, nata nel 2019 e che in Italia non è nemmeno mai arrivata. Contestualmente verranno terminati i contratti siglati con varie testate giornalistiche, che permettevano loro di ricevere compensi economici in cambio dell’utilizzo dei loro contenuti all’interno di Facebook News (negli stessi giorni è stata annunciata anche lo stop ai finanziamenti al progetto Community News).

È sempre stato abbastanza evidente come per Facebook questi strumenti fossero più che altro un modo – tutto sommato poco dispendioso – di seppellire l’ascia di guerra con il mondo dell’informazione, in maniera molto simile alla strada scelta da Google tramite progetti come Google News Showcase. La realtà della situazione è resa ancora più evidente dalla decisione di Facebook di bloccare i contenuti giornalisti in Canada, in risposta a una nuova legge che impone alle società tech di pagare le testate per i loro contenuti, o anche da un semplice dato: secondo Meta, la sezione News rappresentava meno del 3% di ciò che le persone vedevano nei feed di Facebook.

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