BRUXELLES – “Il mercato unico è il prodotto di un’epoca in cui sia l’Ue che il mondo erano più piccoli, più semplici e meno integrati. La Germania era divisa in due e l’Unione Sovietica esisteva ancora. La Cina e l’India insieme costituivano meno del 5% dell’economia globale e l’acronimo Brics era sconosciuto. A quel tempo l’Europa, al pari degli Stati Uniti, era al centro dell’economia mondiale, leader in termini di peso economico e capacità di innovazione, rappresentando un terreno fertile per lo sviluppo e la crescita”.

Inizia così l’introduzione politica al rapporto preparato da Enrico Letta sul mercato unico su incarico della Commissione Ue. Un dossier effettuato dopo 440 riunioni e visitato 65 città e che disegna le prospettive e il futuro economico, commerciale e sociale dell’Unione che reclama un’accelerazione dal punto di vista dell’integrazione.

Le proposte di Letta, allora, partono da un presupposto: “L’integrazione ha raggiunto livelli elevati in molti, anche se non in tutti, i settori dell’economia e della società, e l’80% delle legislazioni nazionali deriva da decisioni adottate a Bruxelles“.

Le economie di scala

“Tuttavia, con 27 Stati membri la diversità e la complessità del sistema giuridico in vigore in Europa sono aumentate in modo significativo, così come i potenziali benefici derivanti dalle economie di scala. Questi sviluppi non ci consentono più di fare affidamento sulla mera convergenza delle legislazioni nazionali e sul reciproco riconoscimento, che sono diventati troppo lenti e complessi o semplicemente insufficienti per beneficiare delle economie di scala”.

Anche perché diversi fattori reclamano un aggiornamento, quello demografico (“il tasso di natalità all’interno dell’Unione europea è in calo allarmante, con 3,8 milioni di bambini nati nel 2022, in calo rispetto ai 4,7 milioni di nascite registrate nel 2008”) e quello economico (nel 1993 Usa e Ue avevano dimensioni comparabili ma “il Pil pro capite negli Stati Uniti è aumentato di quasi il 60% dal 1993 al 2022, in Europa l’aumento è stato inferiore al 30%”).

In più l’ordine internazionale sta tornando a rapporti di forza basati sulla potenza militare come dimostra la guerra in Ucraina. Non solo. L’ex premier italiano ricorda che inizialmente i settori della finanza, delle comunicazioni e dell’energia erano stati esclusi dal processo di integrazione. Scelta che adesso appare non più coerente.

La transizione digitale e verde

Per intervenire, però, servono risorse e “costi significativi”. Dalla transizione verde e digitale alla sicurezza. “Queste principali direzioni strategiche guideranno l’Ue nei prossimi anni – si legge nel documento – Non si tratta più di sapere se l’Europa li perseguirà, ma di come lo farà”.

Però “fino a quando non ci sarà chiarezza e trasparenza su come questi fondi saranno identificati e su chi li pagherà, la preoccupazione tra i cittadini stessi e tra le forze vitali delle nostre società aumenterà. Al fine di evitare contraccolpi politici, la questione del sostegno finanziario e della ripartizione dei costi per la transizione, l’allargamento e le nuove frontiere della sicurezza deve trovare risposte chiare, dirette e trasparenti”.

Letta non si sbilancia ma evidente che esiste un sotteso riferimento a strumenti simili a quello adottato durante la pandemia, il Recovery fund e il ricordo al debito comune.

Principi del XX secolo

“Il mercato unico siamo tutti noi:”, è una formula ripetuta spesso nel dossier. Il quadro delle quattro libertà – la libera circolazione delle persone, delle merci, dei servizi e dei capitali – si basa purtroppo fondamentalmente su principi teorici del XX secolo.

“Ciò diventa evidente – si sottolinea – se si considera come questa categorizzazione appaia ormai superata, non riuscendo a riflettere le dinamiche evolutive di un mercato sempre più plasmato dalla digitalizzazione, dall’innovazione e dalle incertezze legate al cambiamento climatico e al suo impatto sulla società”.

Tra l’altro manca un capitolo che potrebbe essere definito la “libertà sanitaria”. “La crescente dipendenza dell’Ue da fornitori esterni per principi attivi, componenti e prodotti finiti sintetizzati chimicamente – si legge nel documento – ha portato a un forte calo della produzione europea, dal 53% dei primi anni 2000 a meno del 25% di oggi”.

ENRICO LETTA CON DRAGHI SULLO SFONDO

ENRICO LETTA CON DRAGHI SULLO SFONDO 

Investire sulle reti

Solo, quindi, unendo le forse è possibile riconquistare le posizioni perse. Stesso discorso sull’energia: “E’ necessario nei prossimi anni un ulteriore salto nell’interconnettività e massicci investimenti nelle reti infrastrutturali europee, dall’ammodernamento delle reti di trasporto e distribuzione dell’energia elettrica alla costruzione di un’infrastruttura dorsale per l’idrogeno. Ciò consentirà di massimizzare il potenziale rinnovabile dell’Europa, garantire un’energia sicura e più accessibile e ampliare le scelte di approvvigionamento energetico per l’industria”.

Mentre, dunque, si aumenta la produzione interna e si punta alle “zero emissioni”, è indispensabile individuare partner “affidabili” da cui importare fonti energetiche. Insomma, la Russia non potrà più essere un referente del Vecchio continente. “Certamente, se non si affrontano questi temi – avverte Letta – il rischio di deindustrializzazione del continente – che, come si è detto, non è irreversibile – diventa una minaccia reale”.

Servono però investimenti. Anche per evitare che le aziende delocalizzino. “L’Europa – insiste – non può e non deve cedere ad altri il suo ruolo di leader manifatturiero” e va accompagnata con una “transizione equa, verde e digitale come catalizzatore di un nuovo mercato unico: verso un’Unione del risparmio e degli investimenti”.

LETTA CON IL PREMIER SPAGNOLO SANCHEZ SEI GIORNI FA

LETTA CON IL PREMIER SPAGNOLO SANCHEZ SEI GIORNI FA 

33 trilioni di risparmi

Ma va attuata davvero. Gli strumenti e le risorse si possono trovare anche in canali non convenzionali. “L’Unione Europea – si rammenta nel dossier – ospita l’incredibile cifra di 33 trilioni di euro di risparmi privati, prevalentemente detenuti in valuta e depositi. Questa ricchezza, tuttavia, non viene sfruttata appieno per soddisfare le esigenze strategiche dell’Ue. Una tendenza preoccupante è il dirottamento annuale di circa 300 miliardi di euro di risparmi delle famiglie europee dai mercati esteri dell’Ue, principalmente verso l’economia americana, a causa della frammentazione dei nostri mercati finanziari”.

Secondo Letta, c’è dunque bisogno di “mobilitatori dell’integrazione finanziaria europea che siano esterni al settore finanziario, che si concentrino su obiettivi che riguardano il futuro dei cittadini piuttosto che la finanza stessa”. In questo quadro, la Difesa rivestirà inevitabilmente un ruolo centrale. “Promuovere la pace e difendere lo Stato di diritto: un mercato comune per l’industria della sicurezza e della difesa”.

“La nostra capacità industriale nei settori della sicurezza e della difesa – è il suggerimento – deve subire una trasformazione radicale per evitare di ripetere le dinamiche osservate nel periodo 2022-2024. In quel periodo, pur sostenendo la resistenza ucraina, gli europei hanno speso somme considerevoli, ma circa l’80% di questi fondi sono stati spesi in materiali non europei. Al contrario, gli Stati Uniti si sono riforniti di circa l’80% dell’equipaggiamento militare utilizzato per sostenere la guerra in Ucraina direttamente da fornitori americani, una netta differenza che evidenzia la debolezza del nostro approccio”.

Il denaro pubblico

La risposta allora consiste nel “sostenere l’occupazione e le industrie in Europa, piuttosto che finanziare lo sviluppo industriale dei nostri partner o rivali, deve essere un obiettivo primario quando si spende denaro pubblico”.

Nello stesso tempo “progredire verso lo sviluppo di un mercato comune per l’industria della sicurezza e della difesa per affidare all’Ue i mezzi necessari per affrontare le sfide attuali e future in materia di sicurezza”.

L’equilibrio mondiale è cambiato e sta cambiando. Minacce nuove e molto più gravi – è il monito – devono essere contrastate con risposte proporzionate e senza precedenti. L’Unione europea sta valutando diverse opzioni di finanziamento innovative per sostenere un mercato unificato della difesa. “Per modernizzare le capacità di difesa dell’Ue, dobbiamo sviluppare misure e strumenti innovativi che integrino efficacemente le risorse finanziarie pubbliche e private”.

Il progresso sociale

Il mercato unico però deve puntare anche al progresso sociale eppure “si sta facendo strada la percezione che i vantaggi del mercato unico vadano alle persone che sono già dotate dei mezzi e delle competenze per sfruttare le opportunità intra-Ue, o alle grandi imprese che possono facilmente espandere le loro attività in tutti gli Stati membri”.

Ci sono circa 135 milioni di persone, quasi un terzo della popolazione europea, che vivono in luoghi che, negli ultimi due decenni, sono lentamente rimasti indietro: “Dobbiamo garantire che qualsiasi sviluppo del mercato unico includa un’autentica dimensione sociale che garantisca la giustizia e la coesione sociale”.

“Il modello di crescita unico dell’Europa – sono le conclusioni – è stato un potente motore per la convergenza economica negli ultimi decenni. Ha il potenziale per offrire benefici ancora più ampi. Una strategia tempestiva, intelligente e coraggiosa per il futuro del mercato unico per la prossima legislatura (2024-2029), che apra la strada alla trasformazione del mercato unico in un vero e proprio mercato europeo, potrebbe consolidare ulteriormente il suo ruolo centrale come motore dello sviluppo sostenibile e della prosperità diffusa nel continente”.

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