Il compenso da 55,8 miliardi di dollari elargito da Tesla al suo amministratore delegato Elon Musk rappresenta “una somma inspiegabile” e deve essere annullato. Lo ha stabilito lo scorso 30 gennaio la giudice della Corte di Cancelleria del Delaware (un tipo di tribunale che si occupa di diritto societario) Kathaleen McCormick, sottolineando come il consiglio d’amministrazione non si sia mai chiesto se “il piano fosse effettivamente necessario affinché Tesla trattenesse Musk e raggiungesse i suoi obiettivi”.

Quello annullato dalla sentenza, per la quale il magnate sudafricano potrà ricorrere in appello presso la Corte Suprema del Delaware dopo che le parti avranno concordato alcune procedure definitive e gli onorari per gli avvocati degli azionisti, che saranno pagati dalla casa automobilistica, è il maggior pacchetto salariale delle imprese statunitensi. La convinzione del giudice è che la sua quantificazione sia arrivata da parte di membri del cda apparentemente legati a Musk, tra i quali figurano per esempio suo fratello Kimbal e James Murdoch, il figlio del magnate dei media Rupert.

La vicenda dell’emolumento di Musk

Durante il processo, avviato nel 2018 in seguito alla causa intentata dall’azionista di Tesla Richard Tornetta, i dirigenti della società texana hanno sostenuto che il compenso fosse necessario per far sì che Elon Musk continuasse a dedicare la sua attenzione all’azienda. I legali di Tornetta si erano invece detti convinti che da parte del cda non fosse mai stato detto agli azionisti come in realtà gli obiettivi da raggiungere fossero più semplici di quanto annunciato e che lo stesso board avesse quindi il dovere di pagare meno il magnate sudafricano o, in alternativa, cercare un altro amministratore delegato. Per gli avvocati, essi avrebbero inoltre dovuto chiedere all’ad di lavorare a tempo pieno per Tesla, tralasciando gli impegni con le altre aziende di cui è proprietario e dirigente.

In attesa di conoscere i prossimi sviluppi legali, le prime reazioni alla sentenza da parte di Elon Musk sono arrivate su X, l’ex Twitter diventato ormai di sua proprietà: “Non costituite mai la vostra azienda nello stato del Delaware”, ha scritto in un primo post. “Consiglio – ha aggiunto in un secondo – di costituire una società in Nevada o Texas se preferite che siano gli azionisti a decidere le questioni”. Poi un sondaggio: “Tesla – chiede il magnate – dovrebbe trasferire la propria sede legale in Texas, luogo in cui c’è la sua sede fisica?

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