L’Assemblea nazionale dell’Ecuador ha espresso il suo sostegno alle Forze armate e di polizia del Paese, in seguito alla dichiarazione di “conflitto armato interno” del presidente Daniel Noboa, motivata dall’invasione di un gruppo armato in un canale televisivo a Guayaquil e da attacchi simultanei in diverse città, che hanno provocato almeno dieci morti e tre feriti.
In una dichiarazione pubblica, firmata dai rappresentanti di tutti i partiti, il Parlamento – che ieri era stato evacuato a causa dei disordini – ha precisato che il sostegno include l’adozione di indulti e/o amnistie nei casi necessari per garantire il lavoro degli addetti alla pubblica sicurezza.
Il Congresso ha inoltre appoggiato l’azione del governo in materia di sicurezza per ripristinare la pace e l’ordine nel territorio nazionale, oltre a chiedere che i responsabili delle evasioni dal carcere siano individuati e puniti. I parlamentari hanno sottolineato che stanno lavorando in unità, indipendentemente dalle diverse correnti politiche e ideologiche che rappresentano. “La situazione attuale richiede collaborazione e coesione. Siamo impegnati ad affrontare questa sfida in modo responsabile e comune”, hanno sottolineato. 

E’ di otto morti e due feriti il bilancio delle violenze a Guayaquil, città portuale dell’Ecuador, epicentro dell’ondata di violenza generalizzata che attraversa il Paese andino. Le vittime – riferisce il sindaco Aquiles Alvarez in una conferenza stampa – sono state registrate nel corso di diversi attacchi contro la popolazione civile e contro la polizia registrati nel corso della giornata.
Un commissariato è stato colpito da un attentato, mentre due addetti alla sicurezza di un centro commerciale sono stati freddati dai criminali per aver impedito l’accesso ai locali affollati. In tutto 14 persone sono state arrestate.
La città si prepara intanto al secondo giorno di coprifuoco, in vigore a partire dalle 23.00. Il trasporto su gomma e la circolazione sono sospese, mentre l’accesso all’aeroporto – che resta aperto – è limitato solo alle persone in possesso di biglietto. Le aree sensibili e i penitenziari sono circondati dalle forze armate. Il presidente Daniel Noboa ha dichiarato oggi lo stato di “conflitto armato interno” a seguito delle violenze generalizzata messe in atto da parte di organizzazioni criminali di narcotrafficanti. 

 

 Nel decreto firmato ieri sulla dichiarazione di ‘conflitto armato interno’ in Ecuador ad integrazione di quello con cui ha introdotto uno stato di emergenza per 60 giorni, il presidente Daniel Noboa ha elencato la presenza sul territorio nazionale di ben 21 gruppi del crimine organizzato transnazionale, caratterizzati come “organizzazioni terroristiche e attori non statali belligeranti”.
L’articolo 3 del decreto dispone “l’immediata mobilitazione e intervento delle Forze Armate e della Polizia sul territorio ecuadoriano per garantirne la sovranità e l’integrità”.
Alle forze dell’ordine l’articolo 4 del decreto ordina l’identificazione e la neutralizzazione dei seguenti gruppi: Aguilas, AguilarKiller, AK47, Dark Knights, ChoneKiller, Choneros, Corvicheros, Cuartel de las Feas, Cubanos, Fatales, Gánster, Kater Piler, Lagartos, Latin Kings, Lobos, Los p .27, Los Tiburones, Mafia 18, Mafia Trébol, Patrones, R7 e  Tiguerones.

 

 Il ministero della Salute dell’Ecuador ha disposto la sospensione a data da destinarsi di tutti i servizi ambulatoriali, ricoveri e interventi chirurgici programmati, sottolineando che nel Paese saranno garantiti solo i servizi di emergenza negli ospedali. La misura segue la decisione del presidente Daniel Noboa di dichiarare lo stato di “conflitto armato interno” a seguito delle violenze generalizzata messe in atto da parte di organizzazioni criminali di narcotrafficanti. 

   

L’Ecuador è sempre più nel caos e ad un passo dalla guerra civile: nel pomeriggio un gruppo di uomini armati e incappucciati ha fatto irruzione in uno studio del canale pubblico, in diretta, della città di Guayaquil, epicentro da mesi delle violenze. Il  presidente Daniel Noboa ha dichiarato “il conflitto armato interno” e “guerra” ai narcos, ordinando l’ evacuazione immediata del Parlamento e di tutti gli uffici pubblici della capitale Quito.
 Un clima esplosivo da giorni divampato nelle ultime ore con segnalazioni di saccheggi e violenze, per ora smentite ufficialmente dalle forze dell’ordine.

  Nelle drammatiche immagini trasmesse in diretta, che hanno fatto il giro del mondo sui social, uomini incappucciati, vestiti con delle tute sportive, con in mano granate e fucili mitragliatori hanno preso in ostaggio diversi giornalisti e tecnici, minacciandoli di morte. Molti giornalisti con le mani giunte li pregano di aver salva la vita. Dopo una mezz’ora di panico, le luci dello studio si sono spente e s’è solo potuto sentire l’arrivo delle forze speciali della Polizia. “Per favore, sono venuti per ucciderci. Dio non permettere che ciò accada. I criminali sono in onda”, ha detto all’AFP uno dei giornalisti in un messaggio su WhatsApp.

   Secondo le ultime informazioni l’azione degli agenti è riuscita a liberare gli ostaggi e arrestare parte del gruppo degli aggressori. Durante l’assalto alla tv, il presidente, Daniel Noboa, ha dichiarato che è in corso un “conflitto armato interno” nel paese, chiedendo per decreto  lo spiegamento e l’intervento immediato delle forze di sicurezza contro il crimine organizzato. Noboa ha identificato come “terroristiche” e “attori non statali” alcune delle più potenti organizzazioni criminali di narcotraffico attive sul territorio. 

   Il caos si è riservato nelle strade con i militari per strada mentre si moltiplicano i saccheggi dei centri commerciali. Alcuni hanno filmato uomini armati mentre sparano a vetture della polizia e diverse macchine bruciate per strada. Si moltiplicano appelli a rimanere per casa, mentre c’è chi segnala di bande di criminali che stanno cercando di fare irruzione nelle università per catturare degli ostaggi. 

 

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