Il governo Meloni ha varato una legge per reprimere l’attività politica di chi protesta in nome della giustizia ambientale e denuncia le azioni troppo poco incisive dei governi nel reagire alla crisi del clima. È la cosiddetta legge contro gli “ecovandali”, che punirà con multe dai 10 ai 60mila euro e la reclusione fino a cinque anni di carcere gli attivisti ambientali che sono riusciti a far sviluppare una conoscenza collettiva sulla crisi del clima, proprio grazie alle loro azioni non violente.

Dopo essere stata approvata lo scorso luglio al Senato, la nuova legge ha ricevuto il via libera definitivo della Camera il 19 gennaio 2024. La norma, fortemente voluta e sostenuta dal ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano, introduce pene estremamente severe contro chiunque arrechi un qualunque tipo di danno o modifica a beni culturali o paesaggistici. E anche se le organizzazioni ambientaliste non sono citate è chiaro che la legge sia stata fatta proprio per i gruppi come Ultima generazione.

Nel dettaglio, sarà punito chiunque “distrugga, disperda, deteriori, renda in tutto o in parte inservibili o non fruibili beni culturali e paesaggistici”, con multe dai 20mila ai 60mila euro. Mentre per chi “deturpa, imbratta o destina i beni culturali a un uso pregiudizievole o incompatibile con il loro carattere storico o artistico” riceverà multe tra i 10mila e i 40mila euro.

In più, rischia da 1 a 5 anni di carcere, poco meno rispetto alle pene previste per il reato di corruzione, chi “distrugga, disperda, deteriori, renda in tutto o in parte inservibili o non fruibili” beni mobili o immobili durante manifestazioni, mentre potrebbe ricevere da 1 a 6 mesi di carcere chi dovesse compiere le stesse azioni in musei, pinacoteche o gallerie, praticamente quanto chi commette una molestia sessuale.

Gli attivisti di Ultima generazione e l’organizzazione no profit The good lobby hanno commentato l’approvazione della nuova legge sottolineando “la nostra preoccupazione per la continua criminalizzazione degli atti di protesta della società civile, sempre più consapevole dell’ignavia politica sul tema ecologico e climatico, e sempre più spesso presa di mira, arrestata e incriminata per via delle proteste, così come i crescenti tentativi da parte del governo di silenziare ogni tipo di dissenso e il diritto di protesta”.

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